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Comune di Verona, la strana candidatura del centrosinistra

La cosa peggiore sarebbe accorgersi che c’erano le condizioni per vincere ma che non sono state utilizzate per un incomprensibile attendismo

Mentre si sta avvicinando la data delle elezioni per il Sindaco di Verona, prevista per il prossimo maggio, il quadro delle forze in campo presenta una singolare tranquillità.

Formalmente ci sono due decisioni ma che non riescono ad attivare una vera campagna elettorale. Da un lato l’ex sindaco Flavio Tosi si è ricandidato con una lista civica, ma difficilmente potrà arrivare anche al ballottaggio, e il suo unico ruolo possibile è inserirsi nel caso il voto del primo turno renda problematico il vincitore. Dall’altro, il sindaco uscente Federico Sboarina si è pure ricandidato, senonché, per effetto della sua recente iscrizione a Fratelli d’Italia, la Lega, non nascondendo il suo disappunto, ha rinviato la scelta definitiva dopo l’elezione del Presidente della Repubblica. Per cui nel centrodestra tutto rimane fermo in attesa della decisione definitiva, che probabilmente riconfermerà la candidatura Sboarina, ma certamente non la rafforza.

Stupisce, in questo contesto, lo strano comportamento del candidato proposto dal centrosinistra che, nonostante il suo nome sia stato reso noto da qualche mese, non ha ancora formalizzato la sua candidatura, e finora, a quanto è dato sapere, non è andato oltre ad alcuni incontri esplorativi con esponenti del centrosinistra.

Damiano Tommasi

Come abbiamo già sostenuto, questo ancora ipotetico candidato, Damiano Tommasi, per qualità personali, esperienze sportive, sociali e organizzative, e dotato di popolarità diffusa, risulta competitivo nel rispetto di alcune condizioni.

Qualsiasi candidato di centrosinistra per il Comune di Verona deve pregiudizialmente essere pronto ad affrontare alcuni problemi che, nell’attuale condizione della politica locale, risultano determinanti.

Innanzitutto, dovrà cimentarsi in una realtà che, negli ultimi tempi è stata gestita al disotto delle necessità e potenzialità della città, sia per aver mancato alcuni traguardi (insufficienza e vulnerabilità dello sviluppo, crisi del lavoro e disuguaglianze sociali, assetto urbanistico trascurato) e per aver perso alcune battaglie storiche che hanno ridimensionato in modo irreversibile il suo patrimonio economico finanziario (banche, Cattolica Assicurazioni, Aeroporto, Agsm, Fiera). 

In questa situazione la predisposizione di un programma credibile, che aspiri a invertire la tendenza intervenendo sui mali e i problemi irrisolti della città, appare un compito molto impegnativo che richiede contatti, analisi, approfondimenti e la costruzione di un gruppo di collaboratori idonea a realizzarlo. Un lavoro complesso che ha bisogno di impegno e di tempo, per cui dovrebbe essere già avviato.

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L’altro grande problema da risolvere è creare, attorno alla candidatura, una squadra e un popolo convinti della possibilità di vincere e disposto a impegnarsi in modo eccezionale. Anche questo risulta un traguardo di particolare difficoltà, date le condizioni del Pd locale che non è ancora uscito dalla profonda crisi degli ultimi anni. Una crisi che ha avito il suo momento più acuto con le lacerazioni dell’ultimo congresso, per cui il partito è rimasto senza gruppo dirigente e allo sbando per circa un anno e mezzo. Alla fine, si è cercato di aggiustarla con una affrettata mediazione dei parlamentari, che ha portato alla elezione di una segreteria di minoranza che, con buona volontà, ha cercato di portare avanti il partito in condizioni di precarietà strutturale.

Va segnalato che un partito che nelle precedenti elezioni comunali non è nemmeno arrivato al ballottaggio, è riuscito, con l’adeguamento alla logica delle correnti, a conquistare a Roma ben quattro parlamentari, in parte eletti fuori Verona, che hanno  condizionato il Pd locale importando al suo interno, tra l’altro, la logica delle correnti romane, con effetti di ulteriore frantumazione.

Per recuperare tale condizione di partenza c’è bisogno che la candidatura riporti all’interno del partito un clima di unità e di convinta partecipazione. Ciò richiede un duro lavoro di chiarimento e di mobilitazione in un contesto di credibilità e di fiducia, condizioni non raggiungibili senza un ruolo esplicito e diretto del candidato sindaco.

Per tutto questo il ritardo appare di tutta evidenza, e non è risolvibile con una accelerazione dell’ultimo momento. Sono perciò convinto che occorra muoversi subito avviando un lavoro intelligente e mirato nelle direzioni prioritarie.

In un’impresa difficile come questa, la cosa peggiore è accorgersi, dopo, che c’erano le condizioni per vincere ma non sono state colpevolmente utilizzate per un incomprensibile attendismo. Sarebbe una grave responsabilità che Verona, i veronesi e i tanti militanti del Pd, che in questi anni nonostante tutto hanno lavorato e creduto in questo partito, non meritano.

Luigi Viviani

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Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

1 Comment

1 Comment

  1. Redazione2

    05/01/2022 at 16:13

    Forse è una strategia… come la bottiglia di spumante, da agitare bene prima di stappare e fare un grande botto. 🙂

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