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Opinioni

La marcia di Radetzky, bella ma gronda del sangue dei patrioti

Nel1849 il feldmaresciallo si insediò come governatore e comandante supremo della 2ª Armata austriaca di stanza a Verona

Josef Radetzky
Josef Radetzky

Il Primo dell’anno, come sempre, le varie orchestre, e non solo alla chiusura del tradizionale concerto di Capodanno che la Filarmonica di Vienna tiene ogni anno al Musikverein, hanno eseguito La marcia di Radetzky, con il pubblico presente in sala che partecipa attivamente all’esecuzione, battendo il tempo con le mani. Il grande musicista viennese Johann Strauss padre la dedicò al feldmaresciallo dopo la vittoria di Custoza del 25 luglio 1848, contro l’esercito piemontese di Carlo Alberto.

Ma chi era il feldmaresciallo Radetzky (1766-1858)? Nel 1831, dopo i moti risorgimentali dell’Italia centrale, venne richiamato in servizio l’anziano generale Josef Radetzky, quale luogotenente del feldmaresciallo Frimont, che comandava l’esercito austriaco nel Lombardo-Veneto. Riportata la calma e restaurati i vecchi regimi, nel 1834 Frimont lasciò il comando dell’esercito al sessantottenne Radetzky che, nel 1836, fu promosso feldmaresciallo. Il comando generale era a Milano, ma Radetzky soggiornava molto spesso a Verona, dapprima a casa Peccana in via XX Settembre, poi a Palazzo Forti e quindi nella sua residenza ufficiale a palazzo Carli.

Palazzo Carli, Verona

Palazzo Carli, Verona

Dopo la vittoria nella Prima guerra d’Indipendenza, l’imperatore Francesco Giuseppe nominò Radetzky governatore militare e civile del Lombardo Veneto, in sostituzione, per i compiti civili, del viceré Ranieri. Veniva così abolita la figura del viceré. Il 25 ottobre del 1849, Radetzky si insediò come governatore generale e comandante supremo della 2ª Armata Austriaca di stanza a Verona. Entrambe le cariche erano basate nella nostra città.

Gli furono affidate anche competenze di polizia politica. Radetzky fu un duro e spietato persecutore di patrioti mazziniani ed ebbe un atteggiamento poliziesco assai repressivo. Il feldmaresciallo, appena ricevute le nuove competenze, decretò la pena da uno a cinque anni di carcere duro per tutti coloro trovati con scritti rivoluzionari, e di ritenere direttamente responsabili le municipalità che ospitavano, anche a loro insaputa, società segrete.

La repressione fu feroce. Vennero eseguite 961 impiccagioni e fucilazioni, e disposte oltre 4 mila condanne al carcere per ragioni politiche. Furono requisiti i beni dei cittadini veneti e lombardi che, avendo appoggiato l’esercito piemontese, furono costretti ad espatriare.

Le esecuzioni e il carcere duro, falcidiarono un’intera generazione di professionisti, medici e non pochi sacerdoti in tutto il Lombardo Veneto. Inoltre, per rientrare dai costi della guerra e per realizzare nuove strutture difensive, gravò i veronesi di nuove e pesanti tasse. Nel novembre 1856,  l’imperatore Francesco Giuseppe venne in visita a Verona, dove  incontrò il feldmaresciallo, ormai novantenne che, per apparire più giovane, si fece radere i baffi. Ma non fu sufficiente.

Venne giudicato “terribilmente vecchio e rimbambito”, e congedato. Radetzky non la prese bene e si lamentò di essere trattato “come un limone spremuto”. Morì alle ore 8 del 5 gennaio 1858, nella sua casa ai Giardini Pubblici di Milano, in seguito a una caduta.

Giorgio Massignan

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Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

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