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La salvezza e il futuro dell’Italia stanno in Europa

La pandemia Covid-19 e il Next Generation EU hanno creato le condizioni per far uscire il Pese dal pantano

Europa

In questo delicato passaggio della nostra vita nazionale, nel quale, dentro la duplice emergenza della pandemia e della ripartenza, si sta giocando il futuro dell’Italia nei prossimi decenni, dobbiamo evitare analisi frettolose e prive di visione per rendere le nostre scelte politiche giuste e di prospettiva. A distanza di 75 anni dalla fine della guerra, e nonostante i “trenta gloriosi” del miracolo economico, l’Italia di oggi si trova in una situazione non proprio tranquillizzante. Per ragioni di sintesi e di precisione, trascrivo come la vede Michele Salvati in un testo recente:

Perché, in questo lungo tempo nel nostro Paese sono quasi scomparse le grandi imprese e si è imposta un’anomala prevalenza delle piccole? Perché a un’amministrazione pubblica inefficiente, a una specializzazione internazionale esposta alla concorrenza dei Paesi in via di sviluppo, a una debole capacità di innovazione, a una giustizia inaccettabilmente lenta, a una pubblica istruzione di qualità inadeguata, a profonde disuguaglianze territoriali, a una presenza abnorme di organizzazioni criminali in non poche Regioni, a elevate disparità di reddito e di ricchezza, esacerbate da livelli intollerabili di evasione fiscale,  a una conflittualità sociale e sindacale che fu per molti anni ingovernabile, l’Italia non è riuscita venirne a capo?  Perché in questo lungo lasso di tempo una classe dirigente politica, che aveva la possibilità di risolvere almeno alcuni di questi problemi, non è riuscita a farlo?”.

Questi rimangono da tempo interrogativi senza adeguata risposta. L’avvento della pandemia e la spinta europea alla ripresa dello sviluppo con il Next Generation EU hanno creato impensabili condizioni per far uscire, il Paese dal pantano nel quale si è cacciato. Paradossalmente è la pandemia che, oltre a diffondere la malattia e la morte nel continente europeo, ha spinto l’Ue a riconsiderare la propria strategia politica e a varare un eccezionale piano di sviluppo.

L’Italia, essendo stata la più colpita nella prima fase di diffusione del virus, è il Paese al quale è stata destinata la maggior parte delle risorse stanziate. L’avvento del governo Draghi ha consentito una maggioranza molto ampia e l’elaborazione del PNRR approvato dall’Ue che, fin dalla prima fase di applicazione, ha consentito un notevole rimbalzo dello sviluppo, tanto da collocare l’Italia alla testa della ripresa europea, con una crescita del 6,3% rispetto al 2020, e a raggiungere un livello di export superiore a quello pre-Covid. Una situazione positiva che dovrebbe spingere il sistema dei partiti a operare unitariamente, a sostegno del governo, per raggiungere i risultati di crescita e di riforma più ambiziosi possibili. Invece la crisi del sistema dei partiti si sta manifestando nella sua sostanziale indifferenza sul futuro del Paese.

Il passaggio in Parlamento della manovra di bilancio 2022, orientata alla espansione dell’economia, e alla realizzazione di alcune riforme coerenti con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), dopo essere stata varata con il consenso unanime del Consiglio dei ministri, sta registrando la presentazione di oltre 6.000 emendamenti in Senato, con una inconcepibile pressione su Draghi, costretto a incontrare tutte le forze politiche per ridurne l’anomala dimensione.

In questa operazione si è ancora distinta la destra con Salvini che ha presentato una sorta di piattaforma rivendicativa che prescinde dai contenuti concordati e con Meloni che, dall’opposizione, giudica la manovra “senza visione” e, nel metodo, lesiva dei poteri del Parlamento.

Tuttavia, l’ondata populista e sovranista sta manifestando una certa caduta di consenso tra i cittadini, sia per la contraddittorietà e l’inconsistenza politica delle proposte, sia per l’aumentata conflittualità tra Lega e FdI sulle reciproche posizioni e ruoli dei leader. Non a caso il Pd di Letta, che nel complesso si manifesta il maggior sostenitore della linea Draghi, pur non brillando per particolare iniziativa politica, nei sondaggi appare sempre più il primo partito del Paese, incontrando un diffuso consenso degli elettori. Un fatto nuovo che testimonia come nel sostegno a Draghi, una parte crescente degli italiani intravede l’interesse del nostro Paese collegato all’Ue.

L’Europa, nonostante i suoi numerosi limiti, propri di un progetto ancora incompiuto, è l’unica strada che consente all’Italia di inserirsi da protagonista nei grandi problemi del mondo di oggi. Come soggetto che partecipa alla costruzione di un multilateralismo globale, L’Unione europea rimane l’unica vera alternativa al riproporsi di una nuova guerra fredda tra Usa e Cina che renderebbe il mondo meno libero e più povero.

Lo sviluppo dell’Ue rappresenta quindi il vero discrimine tra una politica che vuole costruire un futuro di maggiore libertà e benessere globali e quella rivolta alla presunta e perdente difesa degli interessi particolari degli  Stati. Oggi, anche grazie al ruolo e alla credibilità in sede europea di Draghi, l’Italia può riassumere il ruolo concreto di Paese fondatore dell’Ue che attraverso le opportune alleanze può concretamente contribuire a far fare decisivi passi in avanti al progetto europeo: dalla conferma e rafforzamento della linea del Next Generation EU con l’assunzione unitaria del debito, al superamento dei limiti restrittivi dei Trattati istitutivi, allo sviluppo della difesa europea.

Così una fase di crisi particolare può trasformarsi in un’occasione di rilancio e di crescita economica e sociale, a prima vista impensabile, Questo è il valore della politica quando sa interpretare  l’evoluzione della realtà e operare scelte coraggiose e lungimiranti.

Luigi Viviani

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Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

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