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Pandemie, uno sguardo sull’aviaria e gli allevamenti intensivi

Il rapporto IPBES ripreso da ISPRA spiega che il 60% di tutte le malattie infettive negli esseri umani sono zoonotiche

Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica è rivolta quasi unicamente verso la pandemia da Covid 19, un’altra emergenza sanitaria che ci riguarda molto da vicino si sta diffondendo, segnalata solo da qualche trafiletto di giornale. Parliamo dell’influenza aviaria che sta colpendo soprattutto la bassa veronese: 75 gli allevamenti colpiti e centinai di migliaia i capi di pollame abbattuti, ma la situazione è in continua evoluzione.

Ebbene, nell’ansia di minimizzare i problemi delle attività economiche, secondo il giornale l’Arena del 20 novembre scorso il virus dell’aviaria non si trasmette in alcun modo all’uomo. Ma un Rapporto IPBES di fine ottobre, riportato dal nostro maggiore Istituto di ricerca ISPRA sostiene che “in natura sono presenti 1 milione e 770 mila virus ancora non conosciuti, che utilizzano mammiferi e uccelli come ospiti. Di questi un numero compreso tra 540.000 e 850.000 potrebbe avere la capacità di infettare le persone. Circa il 60% di tutte le malattie infettive negli esseri umani sono zoonotiche, così come il 75% di tutte le malattie infettive emergenti”. E ancora: “Un esempio di bestiame che agisce come un ponte della malattia è il caso dell’influenza aviaria, i cui virus prima circolavano negli uccelli selvatici, poi hanno infettato il pollame domestico e da qui anche gli umani”.

Il rapporto è stato realizzato da 22 esperti di rilevanza mondiale, nei campi della zoologia, della sanità pubblica, dell’economia e della giurisprudenza, in rappresentanza di tutti i continenti.

Non fa meraviglia l’insorgere ricorrente dell’influenza aviaria nei nostri territori se si considerano le condizioni degli allevamenti intensivi che rappresentano il serbatoio perfetto per lo sviluppo di nuove varianti di virus: migliaia di tacchini, polli, anatre geneticamente identici e deboli dal lato immunitario letteralmente stipati in capannoni senza alcuno spazio vitale a disposizione.

Secondo Slowfood Il 70% degli antibiotici venduti in Europa è utilizzato negli allevamenti intensivi per fronteggiare le scarse condizioni igieniche, il sovraffollamento e lo stress che generano le numerose malattie che colpiscono gli animali. Dopo gli abbattimenti forzati il loro smaltimento costituisce un ulteriore rischio biologico perché può causare l’inquinamento dell’aria e delle falde. Il tutto è finalizzato alla produzione di carne sempre più a basso costo. Carne che comunque alla fine paghiamo carissima se consideriamo gli alti costi sanitari che dobbiamo sostenere per far fronte a questo modello di produzione aberrante.

Ad esempio il Rapporto IPBES afferma che a luglio 2020, i costi stimati di Covid-19 sono compresi tra 8 e 16 trilioni di dollari a livello globale. Il Rapporto calcola che prevenire le malattie ha costi 100 volte inferiori rispetto a vaccini e terapie e ritiene che i governi dovrebbero giungere ad un accordo multilaterale globale ad esempio riformando gli aiuti finanziari per l’uso del suolo, favorendo le trasformazioni necessarie per ridurre i modelli di consumo, per ridurre l’espansione dell’agricoltura globalizzata e del commercio che hanno portato a pandemie, anche includendo tasse o fiscalità su consumo di carne, allevamenti intensivi e altre forme di attività ad alto rischio pandemico.

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Alberto Ballestriero
VeronaPolis






Alberto Ballestriero. La campagna e il paesaggio sono una presenza costante nella sua vita. Ha lavorato come funzionario nella gestione di canali e opere agrarie presso uno dei più importanti Consorzi di Bonifica del Veneto. Dopo la qualifica nel settore del verde progetta parchi e giardini, alcuni dei quali pubblicati. È socio dell’AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio). Per diversi anni è stato responsabile del settore verde urbano della sezione veronese di Italia Nostra. Ha pubblicato il libro “Confini Connessioni Scenari – divagazioni di un giardiniere sul paesaggio”. È socio fondatore dell’Osservatorio territoriale VeronaPolis. ballestriero@gmail.com

1 Comment

1 Comment

  1. Cristina

    28/11/2021 at 19:25

    Stupefacente che si voglia far credere che l’aviaria non minaccia anche gli umani. Ce lo ricordiamo tutti il panico, ben corroborato da argomenti scrintifici, che si diffuse nelle regioni della Pianura Padana, fra il 1999 e il 2000:https://www.epicentro.iss.it/focus/flu_aviaria/busani

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