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Opinioni

No vax e no green pass mettono a rischio la salute pubblica

Venerdì la manifestazione a Verona. Più severità verso chi, abbandonata ogni forma di razionalità, inveisce contro streghe da mandare al rogo

Venerdì 12 ottobre si è tenuta a Verona la manifestazione dei no greenpass, ormai indistinguibili dai no vax, se non per alcuni intellettuali (fortunatamente pochi) che, ragionando come se la recrudescenza pandemica non costituisse un oggettivo ed imminente pericolo che si sta cercando di contenere pur con perfettibili misure di prevenzione, paventano teoriche derive autoritarie dei sistemi democratici. Incapaci però di proporre soluzioni alternative di sorta che possano evitare sia la morte della democrazia che dei “democratici”. Il pensiero corre agli inconcludenti medici che dissertano al capezzale di Pinocchio, non casualmente impersonati da corvi e civetta.

Per non cadere in questa palese contraddizione, questi intellettuali si arrabattono cercando in rete, senza competenza disciplinare specifica, qualche articolo o ricercatore a loro supporto che non sanno però collocare nel contesto della discussione scientifica in atto. Un po’ come turisti che, non conoscendo la lingua del Paese visitato, sfogliano il dizionario nella speranza di trovare qualcosa che aiuti loro a trarsi d’impaccio.

Altro discorso invece sono gli altri che, abbandonata ogni forma di razionalità, inveiscono contro streghe da mandare al rogo, di volta in volta identificate con le varie facce del potere. Non ha importanza quale sia il potere in questione, è sufficiente che sia definibile come tale. Un imbuto in cui confluiscono rabbia e frustrazioni di ogni sorta che chiedono soltanto distruzione. Un humus perfetto per la destra eversiva che si è sempre storicamente avvantaggiata di questo clima sociale.

Il reclutamento dei no vax e dei no green pass è partito, tanto che ormai le due militanze, non politiche e politiche, si confondono. Grave quindi che la Questura abbia tollerato cortei e vicinanza verso obiettivi sensibili, soprattutto in una città come Verona in cui notoriamente l’inquinamento non è solo questione di sostanze tossiche. Non a caso i manifestanti hanno apertamente ringraziato la Questura. Non è un bel segnale, a proposito di democrazia.

Ma non è solo una formale questione di difesa delle istituzioni democratiche, e non sarebbe certamente poco. Pensiamo anche ai danni che queste manifestazioni stanno producendo. A Trieste la stretta correlazione tra manifestazioni e contagi, in cui gente non vaccinata e accalcata, nonché urlante senza mascherine, libera in atmosfera aerosol mefitici, è stata verificata da rigorose osservazioni dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Ma purtroppo i danni alla salute non riguardano soltanto loro. Ne va di tutti coloro, soprattutto se fragili, che incrociano luoghi e mezzi di trasporto inconsapevolmente condivisi.

Ne va delle attività economiche sopraffatte da queste manifestazioni, della salute di coloro che rimangono in coda per accertamenti diagnostici o interventi terapeutici che vengono rimandati a causa del Covid in ripresa. Per non parlare degli screening oncologici che hanno subito dure battute di arresto. Ed infine l’onere organizzativo per controllate il green pass dei volontariamente non-vaccinati e soprattutto per garantire l’effettuazione dei tamponi che gli stessi sono costretti a richiedere per lavorare e frequentare alcuni luoghi al chiuso.

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Il Direttore Generale della AUSL Scaligera, dott. Pietro Girardi, proprio alla vigilia dell’entrata in vigore del green pass obbligatorio per accedere a tutti i luoghi di lavoro, ha ben illustrato l’incredibile sforzo organizzativo necessario per garantire il tampone ad una domanda potenziale di 50 mila residenti non vaccinati in provincia di Verona. Significa essere in grado di somministrare almeno 25 mila tamponi ogni giorno variamente distribuiti sul territorio e su prenotazione (eccetto i casi con sospetto diagnostico), al fine di evitare sovraccarichi di sede. Tutto questo vuol dire ore di lavoro sanitario evitabili e costi gestionali aggiuntivi a carico del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) e quindi della fiscalità generale che potrebbero essere molto più utilmente orientati.

Sommando i costi umani ed economici prodotti dall’esercizio di questa malintesa libertà, ne scaturisce un bilancio tanto pesante quanto assurdo che non può e non deve essere più tollerato. Ogni risorsa deve essere rivolta al recupero personalizzato di chi è rimasto impaurito da una comunicazione in vero non sempre appropriata e che ha coinvolto anche i genitori di bambini, raggiunti dagli slogan più truci e inquietanti.

Si sappia almeno che i bambini sono stati tenuti per ultimi da questa vaccinazione, quando normalmente avviene esattamente il contrario, non perché si volesse evitare loro un pericolo. La ragione risiede nel fatto che inizialmente l’epidemia colpiva con più violenza gli anziani, talché tutta la sperimentazione clinica dei vaccini è partita da questa fascia di età, per poi raggiungere progressivamente gli adulti ed infine i bambini, certamente meno colpiti ma tuttavia portatori di contagio, magari anche verso i soggetti fragili.

Ormai sono disponibili milioni di dati, come mai accaduto nella storia della medicina per altre malattie. Ed è proprio questa quantità a fare anche qualità, perché le analisi epidemiologiche condotte su grandi numeri sono quelle che offrono i risultati più robusti e affidabili su efficacia, durata ed effetti indesiderati. Ricercatori ed istituzioni scientifiche di tutto il Pianeta sono coinvolte in questa operazione straordinaria, perché in gioco è la vita di tutti i suoi abitanti. Nessuno, neppure i folli possono non sentirsene partecipi.

Paolo Ricci
Epidemiologo

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Written By

Paolo Ricci, nato e residente a Verona, è un medico epidemiologo già direttore dell’Osservatorio Epidemiologico dell’Agenzia di Tutela della Salute delle province di Mantova e Cremona e già professore a contratto presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia in materie di sanità pubblica. Suo interesse particolare lo studio dei rischi ambientali per la salute negli ambienti di vita e di lavoro, con specifico riferimento alle patologie oncologiche, croniche ed agli eventi avversi della riproduzione. E’ autore/coautore di numerose pubblicazioni scientifiche anche su autorevoli riviste internazionali. Attualmente continua a collaborare con l’Istituto Superiore di Sanità per il Progetto pluriennale Sentieri che monitora lo stato di salute dei siti contaminati d’interesse nazionale (SIN) e, in qualità di consulente tecnico, con alcune Procure Generali della Repubblica in tema di amianto e tumori. corinna.paolo@gmail.com

11 Comments

11 Comments

  1. Enrico

    25/11/2021 at 14:29

    Talvolta si fanno considerazioni “alte” ma non si forniscono risposte a domande semplici.
    Ripropongo quindi, una sola delle osservazioni a cui non si dà risposta, in rappresentanza delle altre. Come si può giustificare il sistema sanitario che si dichiara “in affanno” nel gestire i tamponi se è per scelta politica che non si vogliono adottare altri sistemi meno invasivi, più economici, ed anche più semplici nella gestione? E come giustificare questo sistema sanitario che da molti anni ha iniziato a penalizzare il sistema pubblico, la capillare azione territoriale dei medici di famiglia (mandandoli in pensione senza sostituirli), limitando da anni gli accessi alle facoltà di medicina, non sostenendo adeguate scuole di specializzazione?
    Quanti giovani specializzati vengono demotivati tenendoli “ad libitum” in uno stato di precariato stabile? La sanità a guida politica non ha alcuna responsabilità secondo lei?
    Mi ricorda tanto – su altro non allegro fronte- la “buona scuola”…
    Finché non vi sarà lealtà nei confronti dei cittadini e sufficiente onestà per riconoscere gli errori e per cambiare la rotta, temo non si andrà nella direzione giusta.
    E, da ultimo, non si dica che non ci sono le risorse se, viceversa, queste possono essere spese per comprare i caccia bombardieri.
    Cordialmente

  2. Enrico

    23/11/2021 at 09:36

    Gentile dott. Ricci, ritengo anch’io che vi sia molta confusione. Credo anche che si vogliano utilizzare cornici troppo piccole per contenere l’intera immagine.
    La prima confusione è quella fatta tra no Vax e non Green Pass ed è purtroppo una confusione alimentata ad arte.
    Altra questione che non aiuta è la poca onestà -in genere- del sistema informativo: vi sono aspetti negativi ed incoerenze che non ricevono alcuno spazio di riflessione e replica sui principali canali di informazione.
    Purtroppo è ancora vincente il “divide et impera” di latina memoria.
    Qualche giorno fa mi è capitato di andare in un noto centro medico veronese e di trovare un avviso della direzione che comunicava agli utenti di alcune tipologie di esami la necessità di attestazione dello stato vaccinale con green pass o l’effettuazione di tampone. Bene, ritengo sia corretto tutelare medici e personale infermieristico: qualcuno, tuttavia, potrebbe realmente spiegare -alla luce delle provate risultanze scientifiche che confermano come il vaccino non impedisce la trasmissibilità del virus- la razionalità di tale assurdo diverso trattamento? Non è forse chiaro che per quel fine l’unico strumento utile è il tampone che solo può attestare se vi sia presenza di virus attivo nella persona, mentre la vaccinazione non assicura affatto che il vaccinato non stia portando a spasso il virus?
    E allora non aveva ragione Zaia quando voleva si utilizzassero i tamponi salivari che costano poco, sono semplici e non invasivi e quindi si possono fare spesso? E non si dica che sono meno attendibili perché la precisione è paragonabile ed anche se fosse un po’ inferiore, la maggior disponibilità e frequenza di campionamento li renderebbe comunque statisticamente più attendibili.
    Certo, se invece il fine (come dichiarato da qualche ministro non degno per tale motivo di ricoprire quel ruolo) è che il tampone deve essere punitivo, ovvero costare molto ed essere fastidioso, allora non c’è partita, come suol dirsi.
    Uno stato etico si dovrebbe fondare sulla verità e lealtà, e chi è più in alto deve dare per primo l’esempio.
    La stessa cosa vale per l’accesso ai luoghi di lavoro: non ha scientificamente senso la discriminazione in atto tra vaccinati e non: se il fine è il contenimento della diffusione e la tutela dei lavoratori (vaccinati e no), allora l’unico mezzo valido è il tampone per tutti, vaccinati e no, e quindi nuovamente torniamo alla questione dei tamponi salivari
    Vi sarebbero molte altre considerazioni da fare ma il commento si allungherebbe eccessivamente.
    Le affiderò ad una lettera aperta che spero possa essere pubblicata.
    Cordialmente

    • paolo ricci

      23/11/2021 at 18:22

      La invito a rileggere con più attenzione quanto ho già scritto nell’articolo e nelle repliche di commento in cui ho già dato risposta a tutte le sue obiezioni

  3. Marcello Toffalini

    20/11/2021 at 22:00

    Grazie per la chiarezza evidenziata, oltreché per la sua pazienza. Ci tenga sempre informati sulle varianti del virus e sulle procedure scientificamente tentate e/o proposte. Ne abbiamo bisogno.

  4. paolo ricci

    20/11/2021 at 17:44

    Ha ragione, non ho risposto a tutte le sue osservazioni. In effetti, mi sono accorto che stavo esagerando con il numero di battute dedicabili ad una replica di commento, che per altro ho caricato di troppo “pathos”.
    Ci provo ancora, anche per chi ci legge. Premetto però che il mio rimandare alla valutazione delle istituzioni scientifiche non costituisce una fede, perché si tratterebbe di un ossimoro, ma esprime la convinzione che, per quanto imperfette e perfettibili, rappresentino il meglio cui un’umanità imperfetta può aspirare. Di recente, però è di molto aumentata la verifica dei conflitti d’interesse tra gli autori degli articoli pubblicati sulle riviste. Si pensi, ad esempio, che a seguito dell’accertamento che il coordinatore del gruppo di lavoro IARC/OMS sugli effetti sanitari della telefonia mobile aveva in passato accettato un finanziamento da parte di queste industrie, questi fu indotto alle dimissioni. Non è poco, se lo confrontiamo con quanto accade in altri ambiti.
    Sul rapporto tra no-vax e no-greenpass penso questo. Il rischio di contagio, che non è mai azzerabile, cresce in proporzione più che lineare a seconda che, per così dire, s’incontrino 2 vaccinati, un vaccinato e un non-vaccinato e due non-vaccinati. Il tampone negativo abbassa nel non-vaccinato il duplice rischio di contagiare e di essere contagiato, ma in modo non commensurabile nel tempo perché ha valore limitato al momento puntuale in cui è stato effettuato, ammesso e non concesso che i falsi negativi al tampone siano numericamente trascurabili. La sua validità informativa di 24/48/72 ore declina quindi proporzionalmente con il tempo. Eliminando il green-pass aumenta la probabilità che in un ambiente confinato ma controllato da green-pass (azienda, ristorante, cinema, ecc.) un soggetto suscettibile all’infezione, vaccinato o non-vaccinato, incroci un infetto, provocando un effetto moltiplicativo dentro e fuori il luogo di prima infezione. In una situazione epidemica ben controllata, la magnitudo dell’effetto rimane contenuta e quindi accettabile, viceversa, in fase epidemica montante, diventa esponenziale con un impatto devastante sul sistema sanitario e su tutte le attività umane. Il tracciamento avrebbe quindi il compito di verificare quanto le restrizioni preventive funzionino e non quello di misurare soltanto la diffusione dell’epidemia. Misurare o diagnosticare non servono se non si dispone poi di rimedi applicabili, ma che questa pratica sia stata carente non v’è dubbio.
    Ebbene, dire no al green-pass significa accettare che la probabilità dell’accadere di un evento nefasto aumenti esponenzialmente nella situazione data. Sotto questo profilo la comunanza con il no-vax è molto stretta, non certo rispetto alle motivazioni, ma agli effetti concreti che i due atteggiamenti determinano.
    Se l’obbligatorietà della vaccinazione appare coerente sul piano teorico, non lo è però su quello pratico. Avrebbe maggiore potere deterrente nel no-vax una sanzione pecuniaria, per altro complicata da comminare, oppure la restrizione a molte opportunità di vita sociale? Francamente penso la seconda. Quindi non è in questione il timore di assumersi una responsabilità da parte dello Stato, anche perché in caso di effetti avversi risponderebbe comunque, oppure di violare la Carta che consentirebbe comunque un certo spazio all’obbligatorietà, quanto una semplice tattica per ridurre più facilmente la probabilità di contagi.
    Ciò che ancora accomuna il no-vax con i no-greenpass è l’assoluta prevalenza del diritto individuale sul bene comune. Non penso che questa si possa associare alla democrazia, concetto che rimanda ad una modalità dello stare insieme e della solidarietà, e non dello stare soli o come “homo homini lupus”. Un aspetto etico inquietante che sta portando il Pianeta, o meglio i suoi abitanti, all’auto-distruzione.
    Infine la questione degli effetti a lungo termine. Questi sono normalmente verificati quando un farmaco o un vaccino hanno superato le fasi sperimentali precedenti e quindi già resi disponibili al consumo su grande scala. Non c’è scampo, perché è soltanto l’osservazione epidemiologica prospettica per anni e su grandi numeri che può farli emergere. Si tratta quindi anche in questo caso di valutare se i danni conseguenti al procrastinare la vaccinazione o l’uso di un nuovo farmaco siano maggiori di quelli “attesi” dal loro uso immediato. Se non avessimo utilizzato il vaccino quali sarebbero state oggi le conseguenze?
    Attenzione però, gli effetti a lungo termine non sono un salto nel buio. Sono prevedibili sulla base della struttura molecolare del prodotto, che ad esempio può mostrare analogie con sostanze tossiche note, oppure su quanto già noto intorno al meccanismo d’azione studiato. Per quanto riguarda i vaccini, il problema di quelli anti-virali era in passato che la “micro-componente” introdotta nell’organismo umano non era mai sufficientemente “pura” da risultare neutrale. Tanti sono stati i casi di neuropatia grave indotta dall’antipolio, ad esempio, rispetto ai pochissimi da vaccino anti Covid. Questo perché con il vaccino anti Covid RNA-messaggero non s’introduce una “micro-componente” del virus, ma un “software” che consente alla cellula umana di comandare la produzione di difese immunitarie altamente specifiche in assenza di malattia. E’ il principio che si sta utilizzando per lo studio dei nuovi farmaci antitumorali, in sostituzione dei chemioterapici che producono tanti danni da “fuoco amico”, proprio perché non sono sufficientemente selettivi. Gli anticorpi monoclonali, altro analogo presidio terapeutico, vengono iniettati e non fatti produrre dalle nostre cellule, ma la logica è la stessa di prima. Queste sono le nuove frontiere della scienza medica.
    Non c’è alcuna evidenza diretta o indiretta che un simile “software” inoculato nella cellula umana possa provocare un caos immunitario tale da mettere a rischio nel breve o lungo periodo la vita dell’organismo. Questo per dire che l’osservazione epidemiologica prospettica su grandi numeri, a sperimentazione di breve periodo ultimata, non è certo un “andare allo sbaraglio”, perché è sostenuta da un background biotecnologico molto consolidato. Costituisce quindi, almeno per gli effetti maggiori, una sorta di “prova del nove” da intendersi più come “atto dovuto” della scienza verso l’esperienza che come “sospetto” da sgombrare.
    Spero di essere riuscito a chiarire un po’ meglio il mio pensiero.

  5. Marcello Toffalini

    19/11/2021 at 07:50

    Grazie prof. Ricci per la sua puntuale risposta, che mi aspettavo. Non merita tuttavia qualche spiegazione ulteriore (non a me) la rapidità con cui s’è parlato di vaccino e di vaccinazione senza ancora conoscerne gli effetti sul lungo periodo? E’ vero: abbiamo salvato nell’immediato centinaia di migliaia di potenziali vittime (e ne sono felice), ma il tracciamento tanto decantato in che termini si è svolto? E in che modo nelle varie Regioni? E comunque ciò su cui non ero d’accordo riguardava l’aver assimilato, in un solo fronte, NO-VAX e NO GREEN-PASS, lo ricorda? I dubbi che nascono tra noi cittadini riguardano le responsabilità, anche sanitarie, dell’Esecutivo e delle Regioni. Se un obbligo andava posto perché non farlo sul vaccino? Ma forse porre questioni di democrazia in questo Paese è controproducente. Alla fine può darsi che io faccia la terza dose, forse anche una quarta e chissà poi… Sappia che ho molta fiducia in lei e che una seria ammissione di limiti e colpe dell’Amministrazione pubblica e sanitaria mi aiuterebbe non poco a sbrogliare il groviglio delle eccessive semplificazioni sull’argomento, da una parte e dall’altra. La saluto cordialmente.

  6. Marcello Toffalini

    17/11/2021 at 10:09

    Non sono d’accordo con lei, prof- Ricci. Ormai da tempo infatti l’opinione pubblica ha imparato a distinguere i No-vax dai No Green-pass, e mi meraviglio che pure lei ci sia cascato, del resto in linea con la moda dominante. Se la rinascita sanitaria e l’uscita dal Covid-19 dipendesse da un vaccino mi spiega perché non è stato reso obbligatorio? Vero è che si voleva indurre l’obbligo attraverso l’adesione volontaria (con tanto di firma) su un protocollo preparato in modo da scagionare la Sanità e lo Stato da eventuali complicazioni. E non venga a dirmi le solite cose: la complessità della situazione e la libertà dell’individuo, le stesse motivazioni che ora, guarda caso, vengono ribaltate contro i No Green-pass (irresponsabili). Restano pesanti invece i rischi d’incostituzionalità della Legge sull’obbligo del Green-pass e penso che tra qualche anno ne sentiremo parlare.
    Non sono No-vax: ho vaccinato a suo tempo le figlie, da piccole, ed io stesso mi sono vaccinato con due dosi di Astrazeneca, seguendo i consigli locali e nazionali. Ora nutro qualche dubbio se passare al richiamo (3a dose) o mantenere la massima attenzione nell’approcciare familiari e nipotini.
    Ritengo infatti che più ancora dei vaccini siano stati la mascherina ed il distanziamento, soprattutto nei luoghi pubblici e di lavoro, la chiave di tutto. E, purtroppo, le carenze diffuse (ed indotte) della medicina territoriale (medici di base), non hanno giovato alla salute pubblica, almeno nei primi 9 mesi del 2020.
    Ora che il dr Girardi le mostra il costo per i tamponi richiesti dai 50000 non vaccinati della Provincia, mi chiedo: ma non si poteva organizzarlo da subito quel “tamponamento”, del resto in buona parte a pagamento? Adesso si scoprono i costi. Ma se la vaccinazione era libera non potevano essere previsti prima, almeno in parte?
    Abbiamo lasciato la medicina alle Regioni e consentito iniziative troppo diversificate e poco rispondenti alla bisogna. Abbiamo equiparato i tamponi rapidi a quelli oronasali. Come mai? Colpa dei No Green-pass?
    Auguri a lei e a tutti noi.

    • paolo ricci

      17/11/2021 at 17:30

      Nulla di male a non essere d’accordo, l’importante sono le argomentazioni che si adducono.
      Io non so quale siano le sue fonti di informazioni che le fanno dire “Ritengo che più ancora dei vaccini siano stati la mascherina ed il distanziamento[..]la chiave di tutto” o ancora “Ora nutro qualche dubbio se passare al richiamo (3° dose)”. Posso invece precisare che le mie fonti sono le istituzioni scientifiche internazionali che attraverso revisioni sistematiche della letteratura (e non dell’ultimo articolo pubblicato) fanno il punto sullo stato dell’arte.

      Queste non nutrono il minimo dubbio che nell’immediato il presidio prìncipe della prevenzione sia la vaccinazione i cui richiami necessari saranno stabiliti sulla base di una analisi ad horas dei milioni di dati disponibili raccolti nelle diverse situazioni economico-sociali dei Paesi. Tali quindi da consentire ogni interessante disaggregazione per cogliere le variabili dominanti. Distanziamento e mascherine si sono dimostrati (non creduti) certamente importanti modulatori del rischio, ma da soli, come insegna la drastica esperienza cinese, che non tollera di certo il prevalere dei diritti individuali su quelli collettivi, non riescono a garantire un tracciamento ed isolamento dei casi infetti sufficiente a scongiurare il rischio di continui lockdown.

      Non sono in grado di valutare i rischi di incostituzionalità di provvedimenti restrittivi a solo carico dei non-vaccinati per scelta, perché spesso in quest’epoca dell’IO si dimentica, a proposito dell’art. 32 della Costituzione, la seconda attribuzione della salute come “interesse della collettività” che non è a scapito della prima, cioè “diritto dell’individuo”. Posso solo dire che se questi provvedimenti non saranno assunti, come per altro alcuni Paesi, spronati proprio dall’esperienza italiana, stanno facendo, il rischio di lockdown più o meno spinto bussa alla nostra porta. E allora saranno ospedali pieni, terapie intensive sature e code di malati “comuni” che avranno una netta riduzione della propria speranza di vita. Oltre a ciò un colpo mortale all’economia del Paese che non peserà sul “ricco epulone”, ma sul “povero Cristo”.

      Forse (ma ne dubito fortemente) avremo salvato un punto controverso della Costituzione, ma a fronte di un numero di morti attribuibili a questa interpretazione particolarmente consistente. Questo aspetto deve essere molto chiaro. È come se a fronte di un attacco nemico (il virus), i soldati (i cittadini) organizzassero un’assemblea davanti alla propria trincea per ascoltare il parere di tutti senza discriminare nessuno. Non sono di certo un guerrafondaio, ma la metafora è purtroppo molto pertinente. I costi elevati della AUSL Scaligera non sono certamente quelli dei tamponi, ma dell’organizzazione necessaria per garantirli in quantità abnorme. I tamponi devono servire solo per la diagnosi ed il tracciamento, non come surrogato puntuale del vaccino. Uno spreco di risorse sconsiderato che non raggiunge neppure il risultato impropriamente atteso.

      La medicina territoriale è stata certamente sacrificata negli anni in favore di quella ospedaliera e la pandemia non ha fatto altro che fornirne una prova tangibile, ma non ritengo che avrebbe potuto rappresentare un argine sufficiente, in considerazione del comportamento subdolo e totalmente sconosciuto di questo virus che non ha risparmiato nessuna organizzazione, benché avvertita dopo di noi. Ricambio gli auguri.

  7. Michelangelo

    16/11/2021 at 12:06

    Gentile Dottor Paolo Ricci, vorrei fare una considerazione circa le manifestazioni di Trieste. Il sindaco della città, Di Piazza, ha obbligato i manifestanti a disperdersi. Se fossero stati controllati dai poliziotti e dalle forze dell’ordine, non si sarebbero dispersi né avrebbero fatto aumentare i contagi. Nella piazza di Trieste, come in altre del Paese, ci sono persone pacifiche e innocenti che protestano senza violenza, magari con anziani e bambini in passeggino. Queste, ci tengo a dire, non costituiscono un pericolo. La questione diventa problematica quando si infiltrano tra le masse persone pericolose che vogliono cercare nuove leve tra il popolo per la loro classe dirigente. Gli idranti utilizzati dalla polizia per disperdere la folla mi sono sembrati eccessivi, specie se rivolti verso persone non sovversive come è avvenuto a Roma, ma cittadini che rivendicano il loro pensiero, magari sbagliato, ma in buona fede. Teniamo presente che sino a prima del 15 agosto tutti noi cittadini accedevamo ovunque se provvisti di mascherine e dispositivi di sicurezza, e non c’erano molti problemi. Molti problemi si erano verificati all’inizio della pandemia, tra marzo e aprile 2020, quando il Governo non disponeva nemmeno di mascherine e molti lavoratori della sanità ma anche addetti alle pulizie venivano lasciati in balia di loro stessi. La pandemia c’è e durerà purtroppo a lungo, ma ci sono molti strumenti di cura, tra cui i presidi sanitari territoriali che sono stati tagliati da amministrazioni neoliberiste.

    • Paolo Ricci

      16/11/2021 at 12:42

      Vedo che i no-vax/no greenoass sono molto organizzati. Sempre tempestivamente presenti sui media quando questi offrono loro un minimo spazio. Ogni blog di quotidiani/riviste, o programma radiofonico e piattaforme varie sono immediatamente raggiunti, modulando i toni in funzione dell’orientamento della testata. Aggressivo se questa è tendenzialmente “aperturista”, o suadente e apparentemente pacato per infilare alla fine il veleno della falso scientifico come le cure domiciliari alternative alle misure adottate e verificate nei loro benefici oltre ovviamente che nei loro limiti. Se tutto ciò può essere tollerabile in situazioni normali, non lo è piu in piena pandemia. Guardarsi quindi dagli alleati del virus, soprattutto quando utilizzano frasari storicamente appartenenti al campo progressista nel tentativo di allargare il fronte di ascolto.

    • Michelangelo

      21/11/2021 at 08:03

      Gentile Dottor Ricci, mi dispiace davvero che lei abbia frainteso il mio pensiero e abbia da subito diviso in maniera dicotomica no vax-si vax. La mia riflessione sulle proteste di Trieste partiva semplicemente da ciò che ho visto di persona a Trieste, in cui mi ero recato come turista, non in veste di manifestante pro o contro qualcosa. Capisco e conosco che ciò che conta sono le validazioni e i dati della Comunità Scientifica, e mi rendo conto che anche i singoli medici che protestano non possono fare più di tanto. Quello che intendo dire è che, mentre la medicina e le scienze cosiddette “rigide” si fondano su ipotesi, sperimentazioni e dati, ci sono le emozioni umane, quali la paura, che non sono quasi mai razionali, ma aiutano l’uomo a cercare una risposta e a porsi delle domande. La paura e altre emozioni complesse non sono razionali, ma sono fisiologiche e fanno parte degli istinti e della biologia dell’uomo. Ritengo che di questo se ne parli poco, ma è ciò che avviene in larga parte della popolazione. Detto questo, comprendo perfettamente che lo Stato italiano abbia una costituzione che tuteli la salute e la sicurezza degli italiani in casi di straordinaria necessità e urgenza (art.32-art. 16) ma deve altrettanto preoccuparsi degli altri articoli, quali quello della libertà e protesta pacifica e organizzata. Altrimenti il rischio è diventare come Singapore, dove ogni cosa è a pagamento, ma quella realtà è una città-Stato basata sulla ricchezza e il commercio, la nostra è una Repubblica e una democrazia avanzata, con una Costituzione che tutela ogni cittadino.
      Trovo pertanto poco salutare, a livello generale, ostracizzare. Ciò che serve è chiarezza, che sin da subito è stata carente. Troppi virologi in tv che parlavano e si contraddicevano tra loro, troppe decisioni prima prese e negate nell’arco di un mattino. Le persone, anche le più razionali, si trovano in difficoltà nell’essere bombardate da dati contradditori e opposti tra loro, divulgati anche da molti giornali e reti nazionali o private.
      Spero di essermi chiarito, in ogni caso la ringrazio e le faccio i miei auguri.
      Michelangelo.

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