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Il G20 alimenta speranze e anche la propaganda si colora di verde

I potenti della terra in coro: «Mille miliardi di alberi entro il 2030». Ma le politiche locali vanno in senso opposto

I potenti della terra in coro: «Mille miliardi di alberi entro il 2030». Ma le politiche locali vanno in senso opposto

I potenti della terra, riuniti nel G20 di Roma sotto la presidenza di Draghi, hanno dichiarato che condividono «l’ambizioso obiettivo di piantare collettivamente mille miliardi di alberi entro il 2030» per far fronte al cambiamento climatico.

La dichiarazione da un lato fa ben sperare che chi comanda abbia finalmente capito l’importanza fondamentale degli alberi nella lotta ai cambiamenti climatici. Dall’altro lascia perplessi, in quanto sembra una sparata propagandistica che non affronta due questioni fondamentali: chi produrrà questa quantità enorme di alberi e dove piantarli?

Occorrerà un enorme sforzo organizzativo per far fronte alle richieste alle quali già ora il distretto vivaistico di Pistoia, che è il più grande d’Europa, non riesce a far fronte. Mille miliardi di alberi entro il 2030 vuol dire che ogni spazio disponibile dovrà essere alberato come ad esempio i parcheggi, le aree marginali, le cinture urbane e i bordi delle autostrade. Saranno interessate soprattutto le città e i loro hinterland perché è nelle città che urge la maggiore opera di mitigazione attraverso gli alberi.

Servirà rivoluzionare da subito anche l’approccio nei confronti della vegetazione spontanea la quale, spesso considerata come indesiderata, potrà dare un grande contributo alla riforestazione dei territori. Senza entrare nel merito delle politiche internazionali, ora in Italia occorre rendere davvero centrale il verde nella programmazione economica e nella pianificazione territoriale ed urbanistica.

Ma quello che Draghi e compagni sembrano ignorare è che le politiche della maggior parte delle amministrazioni locali, compresa Verona, sta andando nella direzione esattamente contraria alla forestazione che vorrebbero realizzare: abbattimenti di alberi, consumo del suolo, mancanza di strumenti operativi efficaci…

Quindi il primo strumento di cui si debbono dotare i Comuni è il Piano del Verde che dovrebbe essere reso obbligatorio. Un piano che dovrebbe rendere conto dei servizi eco-sistemici offerti dalla vegetazione. Fino a quando i Comuni non saranno obbligati a redigere il Piano del Verde non sarà possibile capire dove, come e quando realizzare la forestazione tanto auspicata. Poi si dovrebbero programmare e chiedere le risorse finanziarie per realizzare veramente delle città verdi.

Inoltre anche il governo centrale dovrà fare la sua parte con una legge che blocchi da subito, non fra trent’anni, il consumo del suolo. La denatalità e 7 milioni di alloggi vuoti denunciano che le costruzioni di nuovi edifici non rispondono a reali esigenze, ma sono solo il frutto di speculazioni.

Alberto Ballestriero
Verona Polis

Alberto Ballestriero. La campagna e il paesaggio sono una presenza costante nella sua vita. Ha lavorato come funzionario nella gestione di canali e opere agrarie presso uno dei più importanti Consorzi di Bonifica del Veneto. Dopo la qualifica nel settore del verde progetta parchi e giardini, alcuni dei quali pubblicati. È socio dell’AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio). Per diversi anni è stato responsabile del settore verde urbano della sezione veronese di Italia Nostra. Ha pubblicato il libro “Confini Connessioni Scenari – divagazioni di un giardiniere sul paesaggio”. È socio fondatore dell’Osservatorio territoriale VeronaPolis. ballestriero@gmail.com

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