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Verona, mondo cattolico e politica, una scuola su cui discutere

L’iniziativa riproposta dalla Fondazione Toniolo non mostra il pluralismo necessario per mediare tra valori cristiani e dinamiche politiche.

©LaPresse Archivio Storico Politica 03-05-1977 Roma Nella foto: Luigi Berlinguer e Aldo Moro

Tra le numerose e positive iniziative culturali promosse dalla Fondazione Toniolo, un’istituzione della Chiesa veronese per lo sviluppo della cultura cattolica, merita una particolare attenzione la riproposizione, per il periodo 2021-22, della Scuola di formazione all’impegno sociale e politico (SFISP), riservata ai giovani.

Si tratta di un impegno di lungo periodo, dal momento che la scuola ha raggiunto il suo 27° anno di vita. Il tema dell’anno ha come finalità la preparazione delle elezioni nel Comune di Verona del 2022, attraverso l’approfondimento di tre temi – la persona, le cose e i beni, lo spazio – affrontati con un approccio che prevede gli aspetti della conoscenza, la comunicazione politica, voci del territorio, policies e dal dire al fare, da sviluppare nel periodo che va da novembre 2021a maggio 2022.

Se esaminiamo l’impostazione e i relatori scopriamo che l’orientamento politico generale è di continuità e sostegno alle attuali amministrazioni comunali e provinciali di centrodestra. Non solo la scuola si realizza con il patrocinio del Comune e della Provincia di Verona, ma la maggioranza dei relatori politici sono assessori delle suddette istituzioni o dirigenti di associazioni imprenditoriali quasi sempre strettamente legati alle prime, mentre mancano altre forze sociali come il sindacato.

Una parte rilevante del programma riguarda, giustamente, le prospettive dell’Europa, che si affrontano partendo da lontano con titoli come: “Europa tra passato e futuro” o “Europa in cerca di autore-volezza” con la partecipazione di alcuni parlamentari europei come Paolo De Castro, Lorenzo Fontana e il rappresentante della Fondazione Adenauer, Nino Galetti. Manca nel complesso, a mio avviso, un reale pluralismo delle posizioni e soprattutto uno sforzo per favorire la ricerca della necessaria mediazione tra valori cristiani e realtà e dinamiche della politica così come si esprime nel nostro Paese, in un contesto di secolarizzazione.

Ricordiamo che la Chiesa veronese, nelle sue massime espressioni, manifesta nei confronti della politica atteggiamenti contraddittori. Da un lato si vuole contribuire al miglioramento della sua classe dirigente, sia pure tramite un rapporto di contiguità con i governi locali che stride con una corretta laicità, come ci ha insegnato il Concilio Vaticano II, dall’altro prevale una valutazione scarsamente positiva della politica perché potenzialmente divisiva del popolo cristiano, per cui il nostro vescovo ha sconsigliato di inserire politici nei consigli pastorali parrocchiali per evitare possibili contrasti.

L’effetto di tale contraddizione è diventata una sostanziale solitudine dei cattolici impegnati in politica che favorisce troppo spesso una pratica fondata sulla proclamazione dei valori della dottrina sociale cristiana in modo integralista. Ciò li rende in gran parte disadattati rispetto alla politica attuale e, seppur siano spesso utilizzati in termini di propaganda, risultano largamente ininfluenti: mancano cioè persone in grado di vivere, in modo competente ed esigente, una mediazione tra valori di riferimento e scelte politiche concrete, capace di renderli testimoni credibili, non intruppabili in giochi di partito o di corrente.

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Con riferimento alla realtà veronese faccio due esempi relativi ai problemi dell’Europa e dei migranti. L’Europa rappresenta il vero futuro dell’Italia: solo così non sarà marginalizzata nei nuovi rapporti geopolitici che si stanno formando a livello globale. Per raggiungere tale obiettivo occorre costruire un’Europa politica, gli Stati Uniti d’Europa, così come sono stati pensati e voluti dai fondatori dell’Ue, in gran parte cattolici. Perciò è necessario trasferire gradualmente parte della sovranità dei singoli Stati all’Ue, come è avvenuto con il Next Generation Eu, con il quale, per la prima volta, l’Europa ha scelto di realizzare debiti comuni.

L’Italia, essendo stata il Paese più colpito nella prima fase del Covid, sta usufruendo del maggior contributo pari a 192 miliardi di euro. Tuttavia, Fratelli d’Italia e Lega, che governano a Verona, sono contrari a tale processo e vorrebbero che l’Europa diventasse una Confederazione, nella quale ogni singolo paese mantiene in toto la propria sovranità cercando di accordarsi, di volta in volta, su singole questioni. Naturalmente oggi si guardano bene dal rifiutare questi fondi, ma per loro ogni passo futuro sarà rimesso in discussione.

Analoga contraddizione avviene sui migranti, dei quali l’Italia, in una strutturale crisi demografica, ha urgente bisogno, tanto che alcuni settori (agricoltura, edilizia e altri) non potrebbero funzionare senza di loro. La politica di chiusura della Lega e della destra, impedendo una razionale gestione dei flussi, ha creato una folla invisibile di clandestini oggi spesso sfruttati. Tra il far-west degli ingressi e una regolazione razionale c’è di mezzo appunto la politica, che l’Italia oggi non ha, e che Verona, incurante dei propri interessi, si guarda bene dal richiedere.

Questi sono due campi in cui i cattolici, in coerenza con i propri valori, avrebbero molto da dire e diverse battaglie da condurre. Solo nel vivo dei conflitti per risolvere i problemi può nascere e crescere una vera classe dirigente, per cui, dopo 27 anni, si fa fatica a individuare un effettivo miglioramento in tale direzione.

Sarebbe necessaria un’approfondita riconsiderazione della scuola alla luce della effettiva realtà del rapporto cattolici e politica nel nostro territorio. Perché, a mio avviso, il problema del ruolo dei cattolici sta innanzitutto nella loro maturità essenzialmente religiosa dell’intendere e praticare la vocazione politica del cristiano, fondata su competenza, laicità e servizio al bene comune.

Luigi Viviani

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Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

3 Comments

3 Comments

  1. ODC

    23/10/2021 at 11:55

    Marcello nel suo intervento è stato molto lieve.
    Speranzoso: Se….., non guasterebbe…
    Il Centro Toniolo, per chiarezza, è una realtà articolata che esprime una vera e propria scuola di formazione politica.
    Di cui posso assicurarglielo in curia sono entusiasti.
    Io d’altra parte ho fatto un intervento sulle punte.
    Ma tutti e tre siamo arrivati a una conclusione: o cambiano indirizzo o rimangono una componente del disastro in cui è la Verona politica.
    Una ultima nota: la laicità dello stato non solo non è in contraddizione con il messaggio evangelico (date a Dio quel che è di Dio e date a Cesare quel che è di Cesare) ma nonostante i detestabili patti lateranensi riedittati, è patrimonio della Costituzione. Almeno dal referendum sul divorzio.

  2. ODC

    22/10/2021 at 16:16

    Non è corretto professionalmente dare un giudizio di valore a una attività formativa .
    I fattori che influiscono sono la metà di mille.
    Un direttore commerciale in una azienda non si sognerebbe mai di dare un giudizio della propria struttura di vendita monitorando l’efficacia della scuola di formazione.
    Deve valutare la sua efficacia all’interno del messaggio aziendale che formazione, marketing e rete di vendita promuovono.
    Ma.
    E qui sta l’intoppo, sembra dire il Senatore Viviani: se la scuola è professionale, ricca di spunti, con docenti, nel corso del tempo, di livello, forse il problema è la Direzione commerciale.
    Forse il prodotto , forse i venditori, forse l’analisi del mercato.
    Alla scuola vien da dire di disegnare dei trapani che poi verranno costruiti e venduti.
    Il servizio al cliente prevede una strada esattamente opposta: si costruiscono e si cercano pareti dove poi si potranno fare dei buchi con i trapani.
    Se non devo firmare contratti è inutile che mi comperi penne.
    Dopo 27 anni qualcuno alla direzione commerciale dovrebbe chiederselo, visti i bilanci.

  3. Marcello Toffalini

    22/10/2021 at 16:13

    Non è Scuola in senso stretto la Fondazione Toniolo ma potrebbe aiutare a costruire tra i giovani (e i meno) una formazione potenzialmente meno divisiva fra i cattolici, solo se fosse più aperta alle necessità dei cittadini. Purtroppo con codesta regia diocesana l’impresa sembra molto difficile, come sostiene Viviani nella sua analisi. Non guasterebbe una maggiore apertura alla laicità, che non è in contraddizione con il messaggio evangelico.

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