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Cultura

Ieri come oggi, l’assalto fascista alla Camera del lavoro di Verona

L’offensiva nera contro il sindacato anticipò l’occupazione del Corriere del Mattino e la salita al potere del Fascio nel 1922

La storica sede della Camera del lavoro in via Chiavica a Verona
La storica sede della Camera del lavoro in via Chiavica a Verona

I fascisti all’assalto del sindacato: fa impressione iniziare una rievocazione storica con parole che vanno bene anche per la cronaca più attuale. Se Giorgia Meloni, segretaria di Fratelli d’Italia, dichiara di non sapere «che matrice abbia» l’irruzione alla Cgil di Roma, è il caso di ricordare i precedenti penali e storici: cent’anni fa, le aggressioni fasciste ai sindacati.

Verona nel 1922, ma in realtà già da prima della Grande Guerra è amministrata dalla sinistra: è il terzo grande Comune del nord, dopo Milano e Bologna, ad avere una giunta rossa. Proprio per ammainare quella bandiera rossa dal municipio i fascisti veronesi commettono il loro primo atto di forza, il 4 novembre 1920: attacco armato delle camicie nere a Palazzo Barbieri, sparatoria e morte del giovane bracciante Marino Passarini e del deputato socialista Policarpo Scarabello, che si fa scoppiare addosso una bomba a mano.

Poi è contro i sindacati che si scatenano i fascisti. A Verona l’organizzazione più forte è la Camera del lavoro con sede in via Chiavica: aderisce all’Unione Sindacale Italiana, di ispirazione anarchica. L’occupazione delle fabbriche nel 1920 ha visto il leader anarchico Giovanni Domaschi presidiare le fonderie Galtarossa in Basso Acquar armato di mitragliatrice, rubata una notte all’arsenale in Campagnola. È dopo questa provvisoria vittoria degli operai che i fascisti veronesi si scatenano, con l’assalto a Palazzo Barbieri “profanato dal cencio rosso insultatore” della giunta guidata da Albano Pontedera, un mite professore che finirà per seguire il riformismo socialista di Filippo Turati, più delle sirene rivoluzionarie.

Ex convento delle Maddalene, Verona

Ex convento delle Maddalene, Verona

La Camera del lavoro anarco-sindacalista viene assalita e occupata il 6 agosto 1922 e trasformata in Casa del Fascio. Dove si riunivano sindacalisti e lavoratori, adesso bivaccano gli squadristi e lì vengono trascinate le loro vittime. Tra queste, il deputato popolare Giovanni Uberti, forse il più odiato perché sindacalista dei contadini (le Leghe bianche) e direttore del Corriere del Mattino, quotidiano democratico che ormai in città è più letto dell’Arena, fiancheggiatrice dei fascisti.

Uberti scrive imperterrito sul suo giornale, è avvertito nel covo di via Chiavica “di non pubblicare cose contro il Fascio”. Questa la sua risposta, sempre nella cronaca del quotidiano popolare: “La libertà di stampa è un diritto e pubblico ciò che è verità”. Tanto coraggio gli costa ripetute aggressioni, per strada e anche in treno, mentre va a Roma per i lavori della Camera, dove rappresenta le minoranze in Commissione Finanze con il socialista rodigino Giacomo Matteotti. A quest’ultimo toccherà di peggio, il rapimento e la morte, mentre Uberti finirà al confino e il suo giornale, occupato dalle camicie nere il 28 ottobre 1922, il giorno della marcia su Roma, sarà definitivamente chiuso dal regime con le leggi fascistissime del 1926.

Ex convento delle Maddalene, Verona

L’ex convento delle Maddalene, che ospitava la Camera del lavoro confederale, prima della demolizione (dal libro di Maristella Vecchiato “Sventriamo Verona”, La Grafica, 1988)

Dopo l’assalto alla sede sindacale di via Chiavica, ribattezzata via Benito Mussolini, tocca alla Confederazione generale del lavoro, l’antenata della Cgil, che ha svolto anche un’azione di supplenza politica, presentando la lista socialista vincitrice delle elezioni comunali nel 1920, mentre le correnti del partito non riuscivano a trovare un accordo per le divisioni tra gli antimilitaristi e i seguaci del sindaco Zanella, che aveva appoggiato l’ingresso dell’Italia nella prima guerra mondiale.

La Camera del lavoro confederale di Verona ha sede all’ex convento delle Maddalene, in Campofiore: un complesso demanializzato di cui il Comune socialista può disporre. La prima giunta comunale fascista, per cancellare con il “piccone risanatore” anche il ricordo del “covo sovversivo”, demolisce chiostri, chiesa e campanile sanmicheliano, nonostante le proteste della Soprintendenza. Oggi ne rimane solo una piccola parte, ristrutturata come residenza universitaria.

Ex convento delle Maddalene, Verona

Ex convento delle Maddalene, Verona

Dell’assalto fascista alla sede sindacale ho raccolto nel 1995 la testimonianza di uno fra i difensori, Darno Maffini, sedicenne nel 1922. «Ero armato di pepe in polvere» raccontava. «Ne avevo i pugni pieni. I compagni mi piazzarono dietro la porta, con l’ordine di gettare il pepe negli occhi ai fascisti appena entravano». Ovviamente non è bastato, e così è finita anche la Camera del lavoro confederale.

Finito il sindacato, si fa irriducibile a Verona il dissidio tra socialisti riformisti e massimalisti, tanto che alla vigilia della marcia su Roma la giunta Pontedera si dimette. Alle successive elezioni comunali, con Mussolini al governo e nessun sindacato a fare da mediatore, i socialisti non si presentano, e i popolari neppure, parimenti costretti all’astensione dalle violenze: lista unica fascista, sindaco di Verona Vittorio Raffaldi e picconate per demolire anche il ricordo del sindacato. Non ci sono riusciti.

La Resistenza comincia allora. Con i fuoriusciti, come Darno Maffini a Parigi, che tornerà a Verona nel 1943 alla caduta di Mussolini, per organizzare i primi partigiani dei Gap (Gruppi d’Azione Patriottica), e con gli antifascisti della prima ora, come lo stesso Giovanni Uberti: costretto al silenzio nel ventennio, sarà il prefetto voluto dal Cln (Comitato di Liberazione Nazionale) alla Liberazione, poi costituente, rifondatore dei sindacati liberi e primo sindaco democristiano di Verona.

Queste le matrici storiche, a ciascuno la scelta delle proprie. L’Italia repubblicana nella sua Costituzione ha scelto quelle antifasciste.

Giuseppe Anti

Il campanile sanmicheliano di Santa Maria delle Vergini (convento Maddalene, Verona) prima della demolizione

Il campanile sanmicheliano di Santa Maria delle Vergini (convento Maddalene, Verona) prima della demolizione

 

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Giuseppe Anti è nato a Verona il 28 agosto 1955. Giornalista, si è occupato di editoria per ragazzi e storia contemporanea; ha curato fino al giugno 2015 gli inserti "Volti veronesi" e le pagine culturali del giornale L'Arena. giuseppe.anti@libero.it

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