Connect with us

Hi, what are you looking for?

TAV Verona-Vicenza
TAV Verona-Vicenza
TAV Verona-Vicenza

Inchieste

Rischio Pfas per i cantieri Tav ma a Verona la politica tace

INCHIESTA – Dubbi sui piloni del viadotto di San Bonifacio per la possibilità che scavi profondi colleghino falde pulite e aree contaminate

Francesca Businarolo, M5S: «Si è voluto mettere la testa sotto la sabbia ignorando quella che dovrebbe essere una priorità: la tutela della salute»

INCHIESTA – L’idea di un treno che trasporti velocemente merci e persone collegando Lione a Kiev compie 35 anni. Già nel Piano Generale dei Trasporti del 1986 se ne parlava ma solo da qualche mese a Verona sono cominciati i lavori per l’apertura dei cantieri. Quando nel 1991 ministero dei Trasporti e Ferrovie dello Stato SpA firmano il contratto di programma, l’obiettivo è quello di rilanciare il ruolo della ferrovia e facilitare il processo di integrazione europea.

Il primo progetto della Torino-Lione viene realizzato nel 1996. Da allora il Tav (Treno alta velocità) sopravvive a otto delibere del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica), cinque valutazioni di impatto ambientale nazionali, sette trattati internazionali e alla nascita di uno dei movimenti di contestazione più determinati e duraturi della storia, il Movimento No Tav.

Due sono le tratte che al momento interessano il territorio veronese: la Brescia-Verona, realizzata dal Consorzio Eni Per l’Alta Velocità (Cepav), e la Verona-Vicenza, in capo al Consorzio IRI per l’Alta Velocità Due (Iricav Due).

È soprattutto quest’ultimo il percorso che preoccupa maggiormente ambientalisti e cittadini che dal 2013 combattono per la bonifica dei territori inquinati dalle sostanze perfluoralchiliche (Pfas) sversate dall’industria Miteni di Trissino nei terreni delle province di Padova, Vicenza e Verona.
Dei 13 comuni interessati dal lotto funzionale Verona-Bivio Vicenza, 8 si trovano in territorio scaligero e sono Verona, San Martino Buon Albergo, Zevio, Caldiero, Belfiore, San Bonifacio, Arcole e Monteforte d’Alpone). Altri 5 sono in provincia di Vicenza: Lonigo, Montebello Vicentino, Brendola, Montecchio Maggiore e Altavilla Vicentina.

Grafica illustrativa della tratta AC/AV Verona-Vicenza (fonte WeBuild/Iricav Due)

Grafica illustrativa della tratta AC/AV Verona-Vicenza (fonte WeBuild/Iricav Due)

Dopo lungaggini burocratiche, stop e modifiche, il 18 luglio 2018 viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la delibera con cui il Cipe approva il progetto definitivo della nuova linea AV/AC (Alta Velocità/Alta Capacità) Verona-Vicenza-Padova. Solo nell’agosto 2020 l’allora ministra dei Trasporti Paola De Micheli firma i protocolli per l’inizio dei lavori sulla tratta Verona-Bivio Vicenza. In mezzo, due anni (marzo 2018 – settembre 2020) in cui il Consiglio dei ministri dichiara lo stato d’emergenza per la contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) delle falde idriche nei territori delle province di Verona, Vicenza e Padova. Stato d’emergenza che consente anche procedure semplificate per la realizzazione del nuovo campo pozzi di Belfiore (VR): 18 chilometri di nuovo acquedotto realizzato da Acque Veronesi per garantire acqua pulita a una parte dei territori inquinati.

Il Tav attraverserà San Bonifacio, a pochi metri dai pozzi di acqua potabile gestiti da Acque Veronesi (foto M. Marcolungo)

Il Tav attraverserà San Bonifacio, a pochi metri dai pozzi di acqua potabile gestiti da Acque Veronesi (foto M. Marcolungo)

Ad inizio aprile 2021 il presidente della Regione Veneto Luca Zaia dichiara che il nuovo acquedotto sarebbe stato operativo di lì a pochi giorni e lo saluta come uno degli “orgogli veneti”. La notizia non serve però a rassicurare i comitati di cittadini e le associazioni, poiché rimangono irrisolti il problema dei pozzi di irrigazione delle coltivazioni e per l’abbeverata degli animali, nonché la contaminazione dei terreni che continua in assenza della bonifica della fonte di inquinamento.

«L’acqua viaggia», ci dice Massimo M., cittadino espropriato di San Bonifacio, preoccupato sia per il futuro della sua azienda agricola, oggetto di esproprio per la realizzazione del tracciato Tav, sia per l’ambiente: «Per avere l’abitabilità della casa ho dovuto mettere i filtri anti-Pfas. Poi, sia l’Ulss sia AIA – a cui vendo i tacchini – pretendono le analisi della mia acqua. Ma ora che per il Tav trivelleranno terreni inquinati, che cosa succederà? La faccenda è grave: Pfas, Tav, elettrodotti, distruzione totale del territorio. Io sono solo e combatto contro i mulini a vento».

Terreni espropriati per la realizzazione del viadotto TAV di San Bonifacio (foto M. Marcolungo)

Terreni espropriati per la realizzazione del viadotto TAV di San Bonifacio (foto M. Marcolungo)

Tre i primi ad avanzare dubbi sulla percolazione e la dispersione dei Pfas causati dai cantieri Tav c’è l’ex consigliere comunale di San Bonifacio Vasco Carradore che in un’intervista a Verona In dichiara la sua preoccupazione riguardo alla profondità delle palificazioni che «nel progetto definitivo approvato dal Cipe – ci spiega – arrivano fino a 48 metri di profondità, a differenza della profondità di 3/4 metri indicata nel parere di compatibilità ambientale dell’allora ministero dell’Ambiente (2016)». Secondo Carradore esisterebbero gli estremi di un falso in atto pubblico.

La questione è controversa ma nella relazione geotecnica pubblicata dal sito del Comune di San Bonifacio sembrano effettivamente identificabili valori di lunghezza dei pali da quota sottoplinto di 35/50 metri (vedi immagini da relazione geotecnica). [L’ufficio stampa di WeBuild, proprietario dell’83% di Iricav Due, non ha risposto alla nostra richiesta di chiarimenti].

Vasco Carradore

Carradore, che fa parte della Commissione Tav del Comune di San Bonifacio, contesta anche un altro passaggio contenuto nel parere del 18 gennaio 2019, in cui il ministero dell’Ambiente, in risposta alla richiesta di integrare il precedente parere del 2016 con studi su Pfas e Tav, scrive di aver tenuto conto delle osservazioni e delle “controdeduzioni fatte dal proponente”. «Un’affermazione gravissima – dice Carradore – poiché significa che il ministero delega al general contractor Iricav Due di controdedurre alle osservazioni di chi osserva criticità al progetto. È come chiedere all’oste se il suo vino è buono».

A luglio 2021 è l’associazione Acqua Bene Comune a richiedere un incontro con Acque Veronesi, cercando rassicurazioni in merito alla profondità dei piloni di consolidamento del viadotto ferroviario di San Bonifacio e a due pozzi industriali che per il cantiere Tav nell’Est veronese preleverebbero dalla falda freatica fino a 20 litri al secondo da circa 30 metri di profondità. «Questi piloni dove verranno posti? Potrebbero mettere in comunicazione falde pulite con falde contaminate?», chiede il presidente di Acqua Bene Comune Vicenza Filippo Canova. Insoddisfatta delle risposte di Acque Veronesi, l’associazione richiede l’istituzione di un tavolo tecnico permanente che controlli l’utilizzo di acqua e la sua reimmissione nel terreno e comunichi con i cittadini in modo trasparente.

Massimiliano Miotti

Massimiliano Miotti

Con la stessa preoccupazione nasce a gennaio 2021 la Commissione Tav di San Bonifacio, che come racconta a Verona In il suo presidente Massimiliano Miotti (Lega Nord), sta cercando il dialogo con Iricav. «Il viadotto in fase di realizzazione a San Bonifacio è un’opera imponente che prevede piloni della profondità di 40 metri. I controlli che farebbe Iricav però arrivano solo a 22 metri. Come Commissione abbiamo richiesto che i controlli avvengano non a campione, bensì su tutto il tracciato e, a prescindere dalla profondità, uno o due metri sotto la base del pilone», dichiara Miotti.

La Commissione Tav porterà in Consiglio comunale a San Bonifacio le problematiche della viabilità e di alcuni espropriati ma anche la questione Pfas: «Si sa ormai che non li assorbiamo solo bevendo ma anche mangiando, quindi uno dei dieci punti che porteremo all’attenzione del Sindaco Giampaolo Provoli riguarderà proprio questo», prosegue Miotti.

È in effetti di fine settembre 2021 la notizia che, in base a un monitoraggio effettuato dalla stessa Regione Veneto, le sostanze perfluoroalchiliche si accumulano anche in alimenti di origine vegetale e animale coltivati e allevati nelle zone del Veneto inquinate da Pfas. I Pfas non hanno confini dunque: l’acqua “viaggia”, così come il cibo.

Disboscamento al Giarol Grande (Verona) in vista dell'apertura dei cantieri TAV prevista per marzo 2022

Disboscamento al Giarol Grande (Verona) in vista dell’apertura dei cantieri TAV prevista per marzo 2022

Non sono infatti solo i Comuni storicamente coinvolti nella contaminazione da Pfas a interessarsi al problema dell’interferenza tra cantieri Tav e falde inquinate. A Verona, città per ora solo indirettamente coinvolta dalla contaminazione e dove sono in fase di realizzazione i lavori di precantierizzazione al Giarol Grande, il consigliere di Sinistra e Verona in Comune Michele Bertucco ha raccolto la proposta di Carradore di presentare una mozione per costringere il general contractor a filtrare l’acqua prima dell’utilizzo, oppure a rispettare le distanze tra le aree di cantiere e i pozzi di approvvigionamento idrico degli acquedotti, prescrizioni ad oggi assenti dalle valutazioni di impatto ambientale regionali e nazionali.

«Ho presentato la mozione a giugno e chiederò che venga discussa in Consiglio comunale. Il rischio c’è anche per Verona città perché le zone contaminate non si possono più circoscrivere con precisione e, alla luce dei monitoraggio recentemente pubblicato, il pericolo riguarda anche il cibo», afferma Bertucco.

Nel frattempo l’assessora all’Urbanistica del Comune di Verona Ilaria Segala si limita alle richieste fatte a Iricav Due per l’alberatura al Parco dell’Adige Sud e per la valorizzazione della Fonte delle Monache a San Michele Extra, area coinvolta dal cantiere Tav.

Francesca Businarolo

Francesca Businarolo

A livello nazionale tra i parlamentari veronesi sono rare le voci di chi si arrischia ad esprimersi sul terreno scivoloso di Tav e Pfas. Una di queste è quella della deputata del Movimento 5 Stelle Francesca Businarolo, che esprime amarezza per il disinteresse della politica locale: «Il progetto dell’alta velocità dovrebbe riaprire il dibattito sui Pfas ma, nonostante le osservazioni mosse da alcune benemerite associazioni, così come dai parlamentari e dagli attivisti locali del Movimento 5 Stelle, la politica locale se n’è completamente disinteressata. Si è voluto mettere la testa sotto la sabbia, ignorando quella che dovrebbe essere una priorità: la tutela della salute».

Annalisa Mancini

Written By

Annalisa Mancini è nata il 25 dicembre 1979, frequenta l’istituto tecnico per corrispondenti in lingue estere. Dal lago di Garda, dove vive fino al 1998, si trasferisce prima a Trieste per gli studi in Scienze Politiche e poi a Berlino. Completa il suo sguardo sul mondo viaggiando, leggendo e scrivendo, è interessata soprattutto al giornalismo d’inchiesta, alla politica nazionale e internazionale e alle questioni ambientali. Tornata a Verona, fonda una sezione di Legambiente e lavora anche come editor e correttrice di bozze. Ha collaborato con Il Piccolo di Trieste, ilveronese.it, ilgardesano.it, Il Corriere del Garda, Radio Garda FM, RuotaLibera di FIAB, corriereditalia.de. mancini.press@gmail.com

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Advertisement
Advertisement

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement

Altri articoli

Cultura

L'offensiva nera contro il sindacato anticipò l'occupazione del Corriere del Mattino e la salita al potere del Fascio nel 1922

Interviste

INTERVISTA – I dubbi di Vasco Carradore ex consigliere comunale di San Bonifacio: «Con gli scavi le falde potrebbero essere a rischio»

Editoriale

Il giornale Verona In punta sulla formazione degli aspiranti giornalisti. Il Progetto editoriale e la campagna di crowdfunding Stampa libera.

Interviste

INTERVISTA – Renato Peretti del movimento No-Tav Verona: «Non è un progetto moderno, aggraverà una situazione ambientale già precaria».

Advertisement