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Lettere

GKN di Campi Bisenzio e difesa del lavoro, in 20 mila con il motto «insorgiamo»

Provvedimenti contro le delocalizzazioni? Per ora l’embrione di una coscienza politica che mette in discussione il neoliberismo.

Manifestazione per il lavoro GKN

Da tempo non si vedeva una manifestazione così partecipata, di almeno 20.000 persone, ma forse molte di più, sfilare per Firenze, con tante altre che facevano ala al corteo ed applaudivano dai balconi, per difendere il lavoro da una azienda che lo vuole delocalizzare.

Quello che è successo a Firenze il 18 settembre segna un punto di svolta che è ben riassumibile dallo slogan del Collettivo di fabbrica: “Insorgiamo”. Una parola antica che richiama il risorgimento italiano, inusuale nel contesto odierno del terzo millennio. Una parola che contiene in sé una carica di rivolta verso il modo sprezzante di considerare il lavoro da parte dei vertici della GKN ed insieme la consapevolezza che sono in gioco non solo il lavoro ma anche i valori fondanti del vivere sociale. 

Lo stabilimento di Campi Bisenzio che produceva componentistica per la Fiat, era stato acquisito nel 1994 dalla GKN, una multinazionale inglese e poi dal 2003 dal fondo di investimento Melrose. Si è rotto da tempo quel rapporto, conflittuale ma costruttivo, fra piccole e medie imprese e territorio che aveva fatto crescere l’Italia. Oggi la grande finanza, apolide, sposta liberamente capitali, investimenti e produzioni dove ritiene più conveniente, mossa esclusivamente dagli obiettivi degli utili e della quotazione in borsa. Tutto perfettamente lecito, anche se per niente etico: è il neoliberismo aggressivo e spregiudicato al quale la globalizzazione ha dato una marcia in più.

Il Tribunale di Firenze ha dato ragione al sindacato ed ha condannato l’azienda per comportamento antisindacale in relazione all’art. 28 dello Statuto dei lavoratori. Tuttavia questa sentenza condanna il metodo arrogante antisindacale della GKN, non la sostanza, e quindi la proprietà difficilmente cambierà idea e probabilmente tirerà diritto con i 422 licenziamenti ed il trasferimento della produzione in Polonia. Una delocalizzazione non in lontani Paesi asiatici, ma a due passi dall’Italia, dentro l’Unione Europea, dove grazie a bassi stipendi, contributi comunitari ed assenza di dazi, le multinazionali, giocando con le delocalizzazioni, possono moltiplicare i profitti senza rischi. Una beffa per l’ingenuo e romantico europeismo di tanti italiani.

Provvedimenti contro le delocalizzazioni? Un tema da salotto più che di proposte concrete, dato che si scontra inesorabilmente con i principi della libera concorrenza e della libera circolazione delle merci sui quali è fondata la UE stessa. E se questi principi hanno prima aperto i mercati alle esportazioni in Europa e nel mondo, ora stanno invece presentando l’altra faccia della medaglia, cioè la chiusura di tante fabbriche una dietro l’altra.

É dagli anni ’80 del secolo scorso, con Ronald Reagan negli USA e Margaret Thatcher in UK, che la politica ha lasciato via via mani libere al neoliberismo, rinunciando allo storico ruolo di mediazione e controllo della economia e della finanza, fino alla indipendenza delle Banche Centrali. Ora il neoliberismo, come prevedibile, sta presentando un conto salato in termini di svalutazione del lavoro, disuguaglianze e diritti sociali, oltre che di disastri ambientali.

Forse è ora, prima che sia troppo tardi, che la Politica intervenga per correggere le storture del neoliberismo rimettendo al giusto posto il lavoro. Intanto, attorno allo slogan “Insorgiamo”, sta iniziando a crescere dal basso una nuova coscienza politica sul funzionamento della economia e dei rapporti di forza fra capitale e lavoro.

Claudio Toffalini

Written By

Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

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