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Interviste

L’Alta Velocità procede spedita tra le sofferenze del territorio veronese

INTERVISTA – Renato Peretti del movimento No-Tav Verona: «Non è un progetto moderno, aggraverà una situazione ambientale già precaria».

Disboscamento al Giarol Grande (Verona) in vista dell'apertura dei cantieri TAV prevista per marzo 2022
Disboscamento al Giarol Grande (Verona) in vista dell'apertura dei cantieri TAV prevista per marzo 2022

Il progetto del treno ad Alta Velocità (TAV) ha ormai spento 35 candeline ma i primi cantieri delle tratte Brescia-Verona e Verona-Padova sono aperti solo da da pochi mesi. In provincia di Verona due sono i territori interessati, quello del Garda tra Lonato (Brescia) e Castelnuovo del Garda e quello dell’est veronese tra San Martino Buon Albergo, San Bonifacio e Belfiore. Insieme all’entusiasmo per la grande opera, crescono i dubbi di chi da trent’anni si oppone al progetto, definendolo oggi «vecchio, tutt’altro che moderno»: abbiamo intervistato Renato Peretti del Movimento No-TAV Verona.

– Qual è la situazione del TAV a Verona adesso?

Peretti. «Dobbiamo aspettarci che quest’autunno ci sarà un’accelerazione dei cantieri, visto l’avanzamento significativo negli ultimi 2 mesi (luglio e agosto 2021) a est della provincia di Verona. Soprattutto nella zona di San Martino Buon Albergo stanno già predisponendo i container per i lavoratori. A San Bonifacio, poi, con gli scavi, il problema dei Pfas potrebbe diventare molto serio, come il nostro Movimento aveva previsto 4 anni fa».

– Quali problemi ambientali osservate?

Peretti. «Noi – insieme a Comuni come quello di Desenzano – abbiamo espresso l’esigenza di ammodernamento della linea esistente, evitando di danneggiare un territorio già in condizioni precarie: tra Brescia e Verona abbiamo una città importante ogni 30/40 Km, l’inquinamento da Pfas, la situazione drammatica delle discariche tra Brescia e Peschiera del Garda. Scavando a San Martino Buon Albergo hanno trovato un deposito di pneumatici esausti di molti anni fa… Il territorio vive una situazione molto delicata, insomma».

– Qual è l’alternativa al TAV?

Peretti. «Il TAV è un progetto vecchio, fermo ancora agli anni Ottanta, se si esclude qualche dettaglio del tracciato. Definirlo moderno è azzardato. Noi abbiamo sempre sostenuto l’idea invece di investire sulle linee esistenti, non solo sulla Milano-Venezia, ma anche sulle tratte per le merci, come la Mediopadana. Il ferro ha delle potenzialità che possono e devono essere aumentate, ma senza devastazioni».

– Su che cosa si basano i vostri dubbi?

Peretti. «Ci sono alcuni documenti fondamentali da questo punti di vista. Uno di questi è la relazione del 2017 del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che ha esaminato il progetto TAV prima che andasse al CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica). In quella relazione il Consiglio bocciava il progetto perché non teneva conto delle sorgenti sismiche del Garda o dell’inquinamento da Pfas. Siamo stati noi come movimento a presentare un’osservazione sul problema degli scavi per le palificazioni in un territorio inquinato da quegli acidi».

Disboscamento al Giarol Grande in vista del’apertura dei cantieri TAV prevista per marzo 2022

– Quali sono gli altri aspetti critici del progetto?

Peretti. «C’è tutto l’aspetto monumentale che riguarda, per esempio, uno dei quattro laghi alpini tutelati dall’Unesco, il laghetto del Frassino a Peschiera del Garda. Nella Valutazione d’Impatto Ambientale del progetto, lo stesso general contractor Cepav 2 (a cui è affidato l’appalto della tratta Brescia-Verona, ndr) dice che ci sarà una riduzione del 15% dell’alimentazione d’acqua, col rischio che il lago muoia. A fianco del Santuario del Frassino è prevista una galleria artificiale, cioè prima scavano, poi armano la struttura ed infine ricoprono. Quella è una zona però delicatissima, ricca d’acqua: noi siamo andati a vedere nei pressi dello scavo e lì c’è fango. Nella Pedemontana verso Vicenza la situazione si complica perché è presente anche l’inquinamento da Pfas, ma in generale la questione è la forte presenza d’acqua, come a San Michele Extra con la Fonte delle Monache».

– Molti sostengono la necessità del TAV per garantire collegamenti europei…

Peretti. «Tra Brescia e Verona è previsto il tipico progetto TAV con linea separata da quella tradizionale e una velocità di 300 Km/h; Da Verona a Vicenza è previsto un raddoppio, cioè altri due binari aggiunti agli esistenti con alimentazione elettrica tradizionale a corrente continua; da Mestre a Trieste è previsto un semplicissimo ammodernamento della linea perché lì c’è stata una rivolta dei sindaci del Carso e il TAV non si fa. Al confine con la Slovenia, poi, non c’è neanche collegamento ferroviario: se uno vuole andare da Trieste a Lubiana, deve prendere l’autobus fino a Kozina e poi prendere il treno. La Slovenia è d’accordo sul TAV purché lo paghi qualcun altro. Il progetto non sembra molto europeo… ».

Disboscamento al Giarol Grande in vista del’apertura dei cantieri TAV prevista per marzo 2022

– Stanno arrivando molti fondi europei per il TAV…

Peretti. «A noi risulta che la linea Verona-Brescia e Brescia-Vicenza siano totalmente finanziate e quindi non capiamo questa storia dei finanziamenti europei… forse quelle risorse serviranno per altre linee in progetto come la Napoli-Bari. Nel PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) c’è una voce dedicata all’Alta Velocità ma ho l’impressione che si tratti di un pezzetto solo, per la Vicenza-Padova. Tra Verona e Brescia siamo già alla cantierizzazione, mentre nella tratta Verona-Vicenza si è in fase di preparazione dei cantieri: i soldi c’erano già».

– In molti sostengono che i nuovi treni e le nuove tratte porteranno un vantaggio per l’ambiente. E voi?

Peretti. «Nella primavera del 2019 la Corte dei Conti europea ha pubblicato uno studio sulle linea Alta Velocità in Europa, con riferimento ai vantaggi sul cambiamento climatico. Lì viene confermato l’immediato beneficio sull’ambiente che deriva dall’ammodernamento delle linee esistenti, ma non per le linee nuove che prevedono gallerie, il cui beneficio invece si verifica a 40 anni dalla realizzazione e solo a condizione che vengano utilizzate come da progetto: nel caso del TAV Torino-Milano si sarebbe dovuto tradurre nell’utilizzo di 330 treni e non solo di 60 come accade in realtà».

Annalisa Mancini

Written By

Annalisa Mancini è nata il 25 dicembre 1979, frequenta l’istituto tecnico per corrispondenti in lingue estere. Dal lago di Garda, dove vive fino al 1998, si trasferisce prima a Trieste per gli studi in Scienze Politiche e poi a Berlino. Completa il suo sguardo sul mondo viaggiando, leggendo e scrivendo, è interessata soprattutto al giornalismo d’inchiesta, alla politica nazionale e internazionale e alle questioni ambientali. Tornata a Verona, fonda una sezione di Legambiente e lavora anche come editor e correttrice di bozze. Ha collaborato con Il Piccolo di Trieste, ilveronese.it, ilgardesano.it, Il Corriere del Garda, Radio Garda FM, RuotaLibera di FIAB, corriereditalia.de. mancini.press@gmail.com

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