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Ambiente

Verona è la città che ha prodotto più polveri sottili nel 2021

Il primato è condiviso con Venezia, secondo il dossier straordinario di Legambiente. Bertucco (Sinistra in Comune): «Non è una sorpresa».

Verona è maglia nera, assieme a Venezia, nella poco gratificante classifica delle città italiane fuorilegge per produzione di polveri sottili. Questo è quanto emerge dal dossier Mal’aria 2021 edizione speciale – I costi dell’immobilismo di Legambiente, nel quale l’associazione segnala i ritardi nell’applicazione dei provvedimenti di emergenza e dei piani di risanamento dell’aria, sia da parte del Governo che delle principali Regioni italiane.

Tra le 11 le città che a inizio settembre hanno superato, con almeno una centralina, il limite previsto per le polveri sottili (ossia la soglia dei 35 giorni nell’anno solare con una media di PM10 giornaliera superiore ai 50 microgrammi/metro cubo), quella scaligera, a braccetto con la vicina lagunare, primeggia “vantando”  41 giorni di sforamento. Alle loro spalle compaiono anche altre province venete: Vicenza con 40, Treviso con 38, Padova e Rovigo che sfiorano il limite con 35, a conferma di quanto la Regione debba ancora muoversi su questo fronte. Infatti, secondo il dossier, il Veneto non ha espletato nemmeno il 40% delle misure straordinarie promesse per risolvere la questione.

«Non sorprende il primato di Verona nel dossier Mal’aria 2021» commenta il consigliere comunale di Sinistra in Comune Michele Bertucco. «Servono obiettivi coerenti di riduzione delle emissioni, che invece mancano nelle misure antismog per l’autunno-inverno 2020-2021 stabilite dal Comune di Verona, su indicazione della Regione Veneto. Occorre incidere sulle principali fonti d’inquinamento, soprattutto sui trasporti, che vanno resi più sostenibili, non limitando la libertà di circolazione, ma spostando il traffico dalle strade alle ferrovie e dalle auto private ai mezzi pubblici: di tutto questo però non c’è traccia nel dibattito locale».

«Continuare con le politiche degli ultimi 21 anni è nocivo, sia per i cittadini, che rischiano di contrarre patologie legate all’inquinamento atmosferico, sia per la sanità pubblica regionale, che si trova a sostenere costi maggiori» prosegue il consigliere. «È possibile che le sollecitazioni provenienti dall’Europa siano ancora considerate un obbligo e non un’opportunità di cambiamento?».

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