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Lettere

Quella casa dei giovani che non c’è

Forse gli adolescenti, che “invadono” gli angoli urbani più vetusti e suggestivi, ci stanno lanciando un grido d’aiuto

Gent.mo Direttore,
pochi giorni fa attendevo l’autobus in Piazza Bra e, innanzi a me, osservavo con disappunto e, insieme, affettuosa comprensione, decine di giovanissimi, poco più che maggiorenni, letteralmente accampati lungo i gradoni del Palazzo della Gran Guardia, disseminati da un capo all’altro, per tutta la larghezza dell’edificio, dagli scalini più bassi a quelli superiori, fin quasi a confondersi con i visitatori in movimento all’ingresso principale.
Era molto spiacevole vedere questo affollamento di ragazzi e ragazzine in abbigliamento da spiaggia, che si comportavano liberamente, senz’alcun decoro, vociando, o meglio, schiamazzando, scambiandosi affettuosità in pubblico, senza riguardo per nessuno. Mi domandavo: “Se fossi un turista che viene per la prima volta a Verona e desiderassi scattare alcune foto-ricordo delle testimonianze storiche ed artistiche più significative della città, come questa che sta di fronte a me, come farei? Mi converrebbe di più acquistare delle cartoline, o dei magneti!”. I monumenti, come appunto la Gran Guardia, andrebbero rispettati, possiedono una propria dignità, ad essi conferita da secoli di storia, di vicende descritte su pagine e pagine di testi autorevoli, opera di illustri studiosi.
Inoltre, ospitano al loro interno mostre ed esposizioni di grande valore culturale.
Non possono diventare un bivacco di giovani che vi stazionano davanti, come quella fosse la loro casa. Ecco, è proprio questo il punto, il rovescio della medaglia, che placava la mia disapprovazione nei loro confronti: qual è la casa dei giovani? Dove possono trascorrere il proprio tempo libero coloro che non si dedicano ad hobby particolari o attività agonistiche? la risposta è, purtroppo: nei centri commerciali, sulle scalinate di una chiesa o di un palazzo antico, sul marciapiede di una fermata dei mezzi pubblici. Quei pochi che occupano le panchine di un parco, sono ammucchiati l’uno in braccio all’altro in uno spazio ristrettissimo, come uccellini in gabbia, impossibilitati ad esprimere il loro canto, la loro gioia di vivere.
Trovo sconveniente che, persino nella piazza centrale di Verona, sia permesso il transito dei veicoli. Forse questi adolescenti, che “invadono” gli angoli urbani più vetusti e suggestivi, ci stanno lanciando un grido d’aiuto: “Dove volete cacciarci ancora? Dove ci permetterete di vivere, una buona volta? Avete smesso di costruire superstrade e autostrade? Noi vorremmo dei “super-parchi”, dove poterci sedere, e non sdraiarci per terra, passeggiare, girare in bici, svolgere attività sportive, respirare aria pura, assistere a film e spettacoli teatrali non in un chiostro o in un’ angusta sala cinematografica con la mascherina indosso, ma contemplando, dietro un palcoscenico, un bosco, una fontana, un laghetto, dove i nonni invitano i nipotini ad ammirare un fiorellino, l’acqua limpida dove nuotano i cigni, o i passerotti che saltellano felici e cinguettanti da un ramo all’altro. Sì, cari signori, perché a questo mondo non ci siete solo voi, ma anche i cosiddetti “vecchi e bambini” e, in mezzo, oppressi da voi adulti, ci stiamo noi! Forse però avete dimenticato che proprio noi, che non contiamo niente e non abbiamo voce in capitolo, siamo il futuro dell’umanità!”.

Alberto Amadio

 

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redazione@verona-in.it

1 Comment

1 Comment

  1. Enrico

    16/09/2021 at 22:32

    Complimenti sig. Alberto: lei ha centrato perfettamente un grande problema della nostra società in cui la nostra Verona pare eccellere. Dimenticarsi cioè del bene collettivo per privilegiare gli interessi economici di enti, organizzazioni e poteri economici a danno del comune cittadino ed in particolare dei bambini, giovani e anziani.
    Basta considerare che durante le manifestazioni fieristiche il comune di Verona ha avuto l’ardire perfino di sottrarre gli stalli disabili dei disabili residenti in zona fiera per riservarli agli”autorizzati ente fiere” (magico lasciapassare), ovviamente non disabili).
    Povera Verona…

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