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Agsm-Aim, un risultato scontato e lo scontro aperto nel centrodestra

Agsm-Aim è diventata oggetto di scambi polemici nella maggioranza di centrodestra per effetto della scelta del sindaco Sboarina di transitare dalla lista civica di Battiti a Fratelli d’Italia, subito dopo che Salvini e Meloni lo avevano proposto per il secondo mandato.

In questi giorni il nuovo gruppo dirigente della multiutility nata dalla fusione delle società di servizi di Verona e Vicenza, ha reso noto i risultati dei primi sei mesi di gestione che presentano tutti i parametri di bilancio in crescita rispetto alla somma dei risultati nello stesso periodo del 2020 delle due precedenti società.
Un risultato in gran parte scontato, nel senso che avviene in un momento di ripresa delle economie locali in progressiva uscita dalla pandemia, che si proietta sulla fornitura di sevizi sul territorio. Tuttavia, questo esito ancora del tutto parziale, viene esaltato e indicato come dimostrazione della bontà della fusione, che sarebbe stata raggiunta dopo un lungo processo irto di difficoltà e ostacoli. In tal modo tutti i problemi e i limiti di questa fusione sono stati sottaciuti. Una fusione raggiunta tardi e male, effetto di una logica di potere di partito, dal momento che si è realizzata, rapidamente e senza ostacoli, dopo un lungo tira e molla da parte di Verona, soltanto quando a governare le due città interessate sono stati eletti due sindaci di centrodestra.

Resta tuttavia il fatto che i limiti e gli ostacoli rimangono, e sono destinati a segnare negativamente le vicende future della nuova multiutility. Dal punto di vista territoriale Agsm-Aim copre una parte limitata del territorio regionale già in diversi punti caratterizzato dalla presenza determinante di alcune delle multiutility campioni nazionali (Hera – A2A) per cui il Veneto rimane l’unica grande Regione del Nord senza una società di servizi di effettiva dimensione regionale. In secondo luogo, questa società nasce con un grave problema strategico irrisolto e rinviato sine die: quello dello smaltimento dei rifiuti, che nella impostazione iniziale doveva essere risolto con la partecipazione di un terzo partner (A2A), poi improvvisamente bloccato per motivi essenzialmente politici, derivanti dal rifiuto leghista di costruire intese con società di città di guidate dal centrosinistra (Milano e Brescia.)

Tuttavia, il problema rifiuti rimane e, non avendolo affrontato in tale occasione, corre il rischio di aggravarsi, avendo presente il fatto che Verona rimane la città del Veneto in coda nella raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. Se esaminiamo il percorso di Agsm prima della fusione, dobbiamo constatare come, a fronte di una sua dimensione di tutto rispetto, in seguito a resistenze immotivate, opportunità lasciate cadere, scelte rifiutate, questa multiutility è approdata a un soggetto che oggi opera ai margini del mercato di settore che ha assunto ormai una evidente dimensione europea. Per rendersene conto basta constatare che il suo fatturato è pari a circa un decimo delle aziende maggiori (A2A, Hera, Iren) che con scelte innovative e relativi investimenti hanno raggiunto la dimensione di campioni nazionali e operano da protagonisti anche a livello internazionale.

Pur con questi limiti e nonostante l’attuale fase di crescita Agsm-Aim è diventata oggetto di scambi polemici nella maggioranza di centrodestra per effetto della scelta del sindaco Sboarina di transitare dalla lista civica di Battiti a Fratelli d’Italia, subito dopo che Salvini e Meloni lo avevano proposto per il secondo mandato. Una scelta che ha rotto gli equilibri politici della maggioranza nel comune di Verona, e ha aperto una nuova fase di polemiche e rilievi reciproci che potrà avere ripercussioni sulle stesse elezioni comunali del prossimo anno. Su Agsm-Aim, oggetto dello scontro tra la Lega e il Sindaco, è la scelta o meno del terzo partner A2A, indicata dalla Lega come scelta sbagliata, a prescindere dal sottostante problema della gestione dei rifiuti, e una serie di nomine nella società, contestata anche dall’opposizione, di esponenti del centrodestra locale.

Entrambi i problemi mettono in evidenza la realtà di un conflitto tutto politico e di potere tra forze che aspirano a preservare o conquistare il governo locale come strumento di ulteriore rafforzamento e di distribuzione di posti ai propri aderenti. Una pratica che fa delle elezioni e delle nomine i momenti fondamentali di questo modo di concepire l’azione politica. Non a caso sono subito entrate al centro del conflitto anche le imminenti nomine del Consorzio Zai. In tale contesto i problemi della città e del territorio e i modi di risolverli rimangono del tutto secondari, ed in ogni caso, di fronte al divario tra problemi e capacità di risolverli, c’è sempre la propaganda che aiuta a colmare la differenza. Un modo di agire che rende esplicite le gravi distorsioni della politica e la relativa qualità della classe dirigente. Con queste premesse la prossima scadenza elettorale nel Comune capoluogo, pur al netto di possibili divisioni nel centrodestra, promette poco di buono anche perché l’incertezza regna sovrana pure nell’opposizione di centrosinistra.

Luigi Viviani

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Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

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