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Angelo Messedaglia, l’intellettuale che la scienza ha dimenticato

Angelo Messedaglia
Angelo Messedaglia

Quest’anno si celebra il bicentenario della nascita di Angelo Messedaglia, una figura importante per la società veronese ed italiana dell’Ottocento. Da molti decenni è una figura dimenticata da accademici e scienziati, ma è un esempio di intellettuale aperto al dialogo e al dibattito scientifico. Il comune di Villafranca di Verona, luogo natale del parlamentare veronese, ha inaugurato a novembre una scultura che lo rappresenta davanti allo storico Caffè Fantoni, luogo di ritrovo di personaggi illustri della storia italiana, da Vittorio Emanuele a Gabriele d’Annunzio, il quale lasciò testimonianza lasciando l’Acqua di Fiume, un liquore realizzato in onore della conquista della città nel 1920. All’inaugurazione, oltre al sindaco di Villafranca Roberto Luca Dall’Oca e all’assessore alla cultura Claudia Barbera, ha partecipato Sergio Noto, professore di storia economica presso il Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Verona.

Alla luce di questo, rimane molto del pensiero e dell’attività intellettuale di questo personaggio illustre. Da un punto di vista teorico il suo pensiero viene unanimemente riconosciuto, ma sotto il profilo pratico Angelo Messedaglia era il prototipo di una visione politica e scientifica alta e nobile. Questa concezione della realtà ha consentito al nostro paese di fare molti passi in avanti. La storia d’Italia ha goduto, per periodo limitati nel tempo, di personaggi dotati di profondità culturale e in grado di poter raggiungere molti italiani. Messedaglia ha saputo coniugare scienza e sapere pratico, mettendoli al servizio di un’intera comunità. Ciò ha permesso che la comunità tutta ne potesse trarre dei benefici nel lungo periodo. Nel ventunesimo secolo il suo immenso patrimonio intelletuale è misconosciuto, ma è bene ricordare che la cultura e l’amore per la conoscenza erano un tratto comune della società veronese e veneta tra Ottocento e Novecento. Messedaglia era legato ad una visione laica dello Stato. La Democrazia Cristiana, gruppo politico predominante in Italia dal secondo dopoguerra alla crisi di Tangentopoli, sebbene apprezzasse le idee del veronese, non ha saputo accogliere una visione laica tra i suoi principi ispiratori.

Messedaglia ha influenzato tantissimo Giuseppe Toniolo, economista e sociologo solighese, più sotto l’aspetto economico che strettamente politico. Questi, ricordiamolo, fu l’ispiratore del partito dei cattolici, anche se Toniolo non è cronologicamente collegato alla Dc del secondo dopoguerra. Alcune sue idee, come Corporativismo, avranno influssi sia sul fascismo che sul pensiero cattolico, in particolare il democristiano vicentino Mariano Rumor, già Presidente del Consiglio. Amintore Fanfani sarà uno dei massimi seguaci delle teorie dell’economista veronese ma anche di Toniolo.
Guido Gonella, politico veronese già ministro della Giustizia e della Pubblica Istruzione della Repubblica italiana, sebbene non avesse una profonda sensibilità economica, acquisì una sensibilità elevata della funzione politica, ponendosi al servizio della comunità e della gente grazie alla lettura degli scritti economici di Messedaglia.

L’esponente veronese maggiormente influenzato da una visione laica fu Alberto De Stefani, ministro dell’economia e delle finanze appartenente alla corrente critica del Fascismo e molto vicino ad ambienti di ispirazione laico-cattolici. Il Fascismo, è bene ricordarlo, ha rappresentato una frattura culturale immensa a cavallo tra primo e secondo dopoguerra. Messedaglia, partendo dalla piccola comunità di provincia, ci può trasmettere ancora oggi un profondo senso di umiltà ed aderenza alla realtà. Infatti per lui la vera scienza era quella politica, nelle parole ma soprattutto nei fatti. Per questo è reputato uno dei padri, se non il padre assoluto, della metodologia statistica in Italia. Applicava il metodo matematico allo studio del problema della popolazione, applicandolo ai fatti scientifici ed economici. Messedaglia stesso affermò più volte che l’Economia Sociale è la scienza della dialettica, della fisica e della metafisica e per questo occore il metodo matematico induttivo. La sua cultura gli ha permesso di conoscere l’ambiente culturale tedesco e inglese. La politica locale, per avere uno sviluppo solido, necessita di contatti internazionali e di una visione cosmopolita. Messedaglia ha rappresentato una figura di scienziato rigoroso e metodico, attento sia al ruolo attivo dello Stato nella produttività industriale che ai benefici dell’economia sull’intera società. Verona deve molto alle idee di Messedaglia, perchè molti rappresentanti delle istituzioni veronesi, seguendo i suoi studi, si sono posti al servizio della comunità ed hanno portato servizi che hanno reso Verona una città internazionale, pensiamo alla Fiera, all’Aereoporto piuttosto che al Quadrante Europa o alle prime industrie veronesi. Inoltre, si pensa erroneamente che con Scipione Maffei la cultura veronese sia decaduta. Messedaglia è qui a dirci, a duecento anni di distanza, di costruire e sporcarsi le mani. Siamo nel secolo della perdita di molti istituti di credito, delle fusioni tra società partecipate della città, della crisi della Fondazione Arena.
Angelo Messedaglia ci manca, nelle amministrazioni locali veronesi quanto nella gestione dei soldi del Recovery Plan.

Michelangelo Piccin

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redazione@verona-in.it

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