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Ambiente

Inquinamento, servono misure per favorire l’uso dei mezzi pubblici

Misure antismog 2021-2022: solito compitino per evitare la sanzioni europee.
Serve più sostenibilità dei trasporti e meno consumo del suolo.
Le misure antismog per l’autunno-inverno 2021-2022 attualmente al vaglio della Provincia di Verona e dei singoli Comuni scaligeri su indicazione della Regione Veneto, sono il solito “compitino” che gli enti locali veneti svolgono ogni anno nel tentativo di mettersi al riparo dalle procedure di infrazione che continuano a fioccare dall’Europa (l’ultima del novembre 2020). Le vere misure strutturali sono quelle che si pongono degli obbiettivi coerenti di riduzione delle emissioni inquinanti incidendo sulle principali fonti di produzione dell’inquinamento, a cominciare dai trasporti, che vanno resi più sostenibili non limitando la libertà di circolazione ma spostando traffico dalle strade alle ferrovie e dalle auto private ai mezzi pubblici, passando per le fonti domestiche con l’attuazione di una vera politica di riduzione di consumo di suolo e di preservazione delle aree verdi e agricole.

Di tutto questo non c’è traccia nell’attuale dibattito degli enti locali. Non a caso il Comune di Verona è fuorilegge da ben 21 anni superando sistematicamente tutti gli anni i livelli di guardia del Pm10 d’inverno e dell’ozono d’estate.
Questa politica dello struzzo oltre ad essere folle, in quanto espone la salute di milioni di cittadini agli effetti nocivi dell’inquinamento, è anche miope perché non valuta in nessun modo il costo sostenuto dalla sanità pubblica regionale per curare infiammazioni bronchiali, polmoniti, tumori, asma, malattie cardiovascolari, tutte patologie che hanno una radice anche nell’inquinamento atmosferico. Quanto ci costa la difesa della libertà di andare ovunque in macchina che la Regione e il Comune di Verona ostentano con così grave irresponsabilità tanto da considerare un obbligo e non una opportunità di cambiamento le sollecitazioni che ci arrivano dall’Europa?

Inquinamento: Padova punta sul trasporto pubblico, Verona parla ancora di traforo.
Biglietto unico per lavoratori e studenti che vengono dai comuni della cintura, abbonamenti speciali per studenti a 34 euro al mese e una scontistica generale per invogliare i cittadini ad affidarsi al mezzo pubblico. Ecco come vicino a noi – in questo caso Padova – ci si prepara ad affrontare l’autunno 2021 con il suo carico viabilistico sulla rete dei trasporti e di inquinamento. Una scelta chiara a favore del trasporto pubblico che a Verona ancora manca malgrado le potenzialità dal punto di vista “metropolitano” da noi siano forse ancora più marcate rispetto a Padova.

Il nostro territorio è invece ancora alle prese con una anacronistica differenziazione tra linee urbane ed extraurbane e non è in grado di parlare di integrazione tra gomma e ferrovia. L’amministrazione Sboarina è simbolo di questa politica perdente, che ogni anno ci costa i richiami e le sanzioni dell’Unione Europea, perché si prepara a portare in campagna elettorale non il filobus che ha congelato da ormai due anni, ma il traforo delle Torricelle, ancora una volta presentato come panacea di tutti i mali senza uno straccio di prova scientifica a sostegno. Anzi tutte le prove che ci sono dicono che non serve.
Michele Bertucco
Consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune

 

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redazione@verona-in.it

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