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Riflessioni di mezz’estate dopo un lungo e difficile inverno

Ricorderemo a lungo anche questa seconda estate ancora segnata dal flagello di una pandemia che imperversa sul Pianeta e non accenna ad abbandonarci.
Un’ estate stralunata, allucinata da quel turbine di emozioni così contrastanti che non mancano di farci sentire esseri fragili, preda di un nemico ancora così sconosciuto che gioca con le nostre esistenze, minandone le energie fisiche e psichiche. Ricorderemo queste giornate lunghe, abbacinate da una luce anomala, affaticate da un caldo rovente, una stagione inedita rotta solo dall’eccesso delle parole, delle accese discussioni, sterili polemiche che forse funzionano solo nel rendere meno penoso questo tempo malato.

Dopo un lungo e difficile periodo invernale fatto di restrizioni, divieti, misure prudenziali, avevamo tutti riposto nel vaccino la nostra salvezza. La tempestività della macchina sanitaria con cui si era risposto all’emergenza ci aveva rincuorato. Presto, complice la bella stagione, saremmo tutti/e risorti. Resi immuni, avremmo ripreso finalmente le nostre vecchie abitudini. Saremmo stati liberi, senza mascherine, con possibilità di viaggiare, banchettare e godere di spettacoli.
Anche Verona, velocemente trasformatasi in un esteso plateatico gastronomico en plein air, soddisfa la frenetica voglia di relazioni, di convivialità. Leggeri, sordi alle sollecitazioni di essere cauti, perché comunque il virus ancora circolava, finalmente si potevano programmare meritate vacanze, incuranti che già dai Paesi limitrofi giungessero infauste notizie.

Ma tanta euforia non ha tardato a spegnersi. Il tam tam dei mezzi mediatici ha ripreso infatti a comunicarci che i contagi sono già in ripresa, la diffusione della variante per ora solo delta preoccupa, i dati dei decessi nei paesi più poveri e meno vaccinati sono allarmanti. Il virus ha approfittato insomma dei nostri ritardi vaccinali, delle indecisioni politiche, delle disuguaglianze sociali, organizzative, per trasformarsi ed offrirsi più aggressivo che mai, scegliendo ora come bersaglio i giovani. Occorre, secondo gli esperti, accelerare ed estendere la vaccinazione perché si possa, se non debellare, almeno fronteggiare le complicanze più severe del contagio. E invece a indebolire questi messaggi, a minare la fiducia nel sistema sanitario, si sollevano voci polemiche che in nome dei diritti propugnati dalla democrazia, parlano di libertà di scelta, mettono in discussione l’obbligatorietà del green pass, si sentono condizionate da una sorta di dittatura sanitaria che agisce di imperium.

Ma, chiedo, In questo frangente di emergenza sanitaria, non è preferibile pararne i colpi con i mezzi disponibili? Quando la casa brucia non è prioritario sedare l’incendio? Ci sono poi al momento i presupposti di quella “consapevolezza” di cui parla il filosofo Cacciari? In un tempo declinato dall’analfabetismo di ritorno di una società di massa, avvezza alla semplificazione banalizzante, c’è posto per un pensiero critico capace di padroneggiare la complessità degli eventi ? Per non confondere animi già in fibrillazione, non è forse allora più proficuo seguire la via della ragionevolezza e affidarsi alle competenze delle istituzioni internazionali, in attesa di guadagnare un salto cognitivo conseguibile con l’impegno e lo studio? Ciò che mette a repentaglio la democrazia come partecipazione e responsabilità delle persone non è piuttosto il virus dell’ignoranza?
Senza dimenticare poi la vergogna che molta parte del Pianeta non gode nello specifico di tutte queste possibilità di scelta perché ancora non ha disponibile il vaccino, privilegio di noi ricchi occidentali.

Corinna Albolino

Written By

Originaria di Mantova, vive e lavora a Verona. Laureata in Filosofia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, si è poi specializzata in scrittura autobiografica con un corso triennale presso la Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (Arezzo). In continuità con questa formazione conduce da tempo laboratori di scrittura di sé, gruppi di lettura e conversazioni filosofiche nella città. Dal 2009 collabora con il giornale Verona In. corinna.paolo@tin.it

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