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Parco allo Scalo: la bonifica nascosta

A febbraio e luglio di quest’anno, nel corso degli scavi per la realizzazione del “progetto filovia” in Via Città di Nimes e di un cantiere privato in Corso Venezia, aree entrambe limitrofe alla linea ferroviaria Milano – Venezia, sono stati ritrovati 2 ordigni bellici inesplosi.
Il disinnesco di bombe inesplose è un’operazione complessa che, oltre a dover essere programmata nei minimi dettagli ed a richiedere un articolato intervento delle Forze dell’Ordine e dei Volontari della Protezione Civile, crea importanti disagi alla viabilità ed ai cittadini, specialmente a quelli che risiedono nella cosiddetta Zona Rossa (l’area identificata dalla lunghezza del raggio che parte dal punto di ritrovamento dell’esplosivo), poiché costretti ad abbandonare le proprie abitazioni.

Nel caso di Verona, i disagi si moltiplicano per lo scontato blocco del transito dei treni sulla frequentatissima linea ferroviaria Milano – Venezia che scorre adiacente ai luoghi del ritrovamento degli ordigni inesplosi.
E’ infatti noto che Verona nel corso della seconda guerra mondiale, tra il 1943 e 1945, ha subito numerosi e pesanti bombardamenti da parte dell’aviazione alleata che hanno colpito prevalentemente le zone ferroviarie. Tuttavia è risaputo come i veronesi, subito dopo la fine del conflitto bellico, abbiano opportunamente ricoperto i residuati esplosivi per permettere la veloce ripresa del traffico ferroviario e degli scambi commerciali tramite le due importanti stazioni della nostra città.
Così, il recente ritrovamento dei 2 ordigni inesplosi, fa supporre che il terreno dell’area dell’ex scalo merci della stazione di Porta Nuova e di quelli adiacenti nasconda ancora numerosi residui bellici e bombe inesplose.

Questa premessa si è resa necessaria per affrontare e sviluppare con cognizione di causa un aspetto molto importante che riguarda la promessa realizzazione del Parco allo Scalo: la sua bonifica.
Infatti, il terreno su cui dovrebbe sorgere per decenni è stato utilizzato come scalo merci ferroviario percorso da decine di migliaia di locomotive merci e di manovra. Sul suolo si sono depositate polveri sottili, dovute all’’abrasione di freni, binari e ruote, e la fuliggine da diesel contenuti nei gas di scarico dei treni. Non meno pericolose sono le traversine che, per essere state trattate con olio di catrame per durare nel tempo, si sono impregnate di sostanze cancerogene.
Di conseguenza, la nociva qualità di suolo e sottosuolo rendono necessari importanti ed impegnativi interventi di bonifica per mettere in sicurezza coloro che, quando ciò avverrà, frequenteranno il parco.

Ma di bonifica non si fa alcun cenno in nessuno dei documenti che compongono l’accordo tra il Comune di Verona, la Regione Veneto ed il Gruppo Ferrovie dello Stato e nemmeno in quelli del Bando di concorso destinato ad individuare l’Operatore Economico che dovrà valorizzare l’area dell’ex Scalo Merci.
Siamo meravigliati che le società del Gruppo Ferrovie dello Stato e la stessa Regione Veneto, abituate per ruolo ed esperienza a non tralasciare alcun aspetto negli accordi dalle stesse sottoscritti, non abbiano citato le logiche ed indispensabili opere di bonifica.
Ci chiediamo che cosa possa celare un’omissione così grave.

Come nostra consuetudine, prima di sbilanciarci su un argomento sconosciuto, abbiamo dovuto e voluto approfondire in cosa consiste la Bonifica di un area ferroviaria.
Abbiamo verificato che è necessario che la rigenerazione dello scalo ferroviario avvenga secondo gli interventi previsti dal Capitolato del Genio Civile.
Inizialmente deve essere attuata una bonifica di superficie, propedeutica a qualsiasi bonifica profonda, per la ricerca, localizzazione e rimozione di mine, ordigni ed altri manufatti bellici interrati fino a cm 100 di profondità dal p.c. (piano campagna), per la quale devono essere impiegati sofisticati rilevatori da utilizzare su tutta l’area interessata dai lavori.
Su 65.000 mq dei 450.000 mq che costituiranno il futuro Parco allo Scalo è prevista la realizzazione della stazione sotterranea della TAV e delle sue infrastrutture, per le quali sarà necessaria una bonifica molto più profonda, complessa e onerosa.
Si moltiplicherà quindi il ritrovamento di ordigni inesplosi, la cui rimozione inevitabilmente procurerà continui disagi per i cittadini e per la viabilità stradale e ferroviario.
Inoltre, il malumore dei residenti e le spese verrebbero ulteriormente amplificati se trovasse terreno fertile il progetto di parco previsto nel “Protocollo d’Intesa” tra Comune, Regione Veneto e società del gruppo Ferrovie dello Stato, che comporterebbe la costruzione di sotterranee strutture commerciali e ricettive, profondi scavi per la posa delle fondamenta dei 2 grattacieli e le interrate arterie automobilistiche.

Nello stesso documento è stato definito che l’area effettiva da destinare a verde pubblico non avrebbe superato i 285.000 mq poiché su altri 100.000 mq dei restanti 385.000, come sopra calcolati, avverrebbe la realizzazione di inutili interventi immobiliari tali da salvaguardare le esigenze di rimuneratività delle Società del Gruppo FS e la redditività economica dell’operazione.
Il “Protocollo” però prevede anche che la superfice di verde effettivo potrebbe calare a 225.000 mq, cioè il 50% dei 450.000 mq relativi al piano di riconversione.
E qui ci sembra logico calare la nota frase “A pensar male del prossimo si fa peccato ma spesso si indovina”.
Riteniamo infatti che la contrattualmente possibile riduzione del Parco allo Scalo a 225.000 mq non possa che celare la realizzazione di altri investimenti immobiliari.
Il sospetto tende ad amplificarsi dato che sino ad oggi, 4 Agosto 2021, sul sito di FS Sistemi Urbani non è stata data ancora la notizia di quale delle 4 imprese, che entro il 31 maggio scorso hanno presentato il proprio progetto di riconversione del parco, è risultata la vincitrice.
L’area da portare a Verde Pubblico, dall’iniziale 100%, superficialmente promesso in campagna elettorale dal nostro attuale sindaco, secondo le ultime dichiarazioni si è già ridotta al 60-70% e potrebbe contrarsi fino al 50%.

Questa Giunta e questo Sindaco, totalmente estranei e noncuranti del destino che verrà dato all’ex Scalo Merci, con totale indifferenza stanno solamente assistendo al suicidio della propria città, da tempo sempre più in mano ad una imprenditoria speculativa che con Verona non ha niente da spartire.
Ma se questa dirigenza politica locale volesse eticamente rappresentare i cittadini veronesi, osi mettere sul piatto i 250.000 mq di terreno che nel 1987 il Consorzio ZAI regalò alle Ferrovie al Quadrante Europa e pretendere i svariati milioni di €uro che il Comune dovrà incassare dalle Ferrovie quale opera di compensazione per il passaggio della TAV e non un grossolano ed inutile sottopasso.

Stazione di Porta Nuova nel 1945 distrutta dai bombardamenti

Il Comitato di Verona Sud

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redazione@verona-in.it

5 Comments

5 Comments

  1. Enrico

    08/08/2021 at 17:07

    Complimenti al Comitato Verona Sud che ha giustamente portato in luce un aspetto peculiare e non secondario, certamente tralasciato “ad arte”. Chissà che qualcuno non abbia pensato furbescamentedi far finta che il problema non esista. Vuoi vedere che poi, ad assegnazione avvenuta e scavi iniziati, davanti all’emergere certo di residuati bellici, a compensazione dei maggiori oneri ”non previsti” FS e Comune (come novelli Gatto e Volpe di collodiana memoria) pensino magari di accordare un aumento degli indici di edificabilità per garantire all’impresa esecutrice la garantita remuneratività? Se poi i cittadini invece ci rimettono, che vuoi farci? ”Ubi Maior minor cessat” penseranno Loro che spesso sembrano porsi dalla parte degli imprenditori anziché tutelare i concittadini. Sarà il caso che i cittadini comincino ad aprire gli occhi: pensar male (o meglio guardare la realtà con obiettività e concretezza) non sempre è un peccato, spesso è un dovere morale per se stessi, i propri figli, nipoti e collettività tutta.

  2. Giorgio

    09/08/2021 at 17:59

    Condivido pienamente le osservazioni del signor Enrico.
    Meraviglia però che lo scenario di vedere realizzato nell’area dell’ex Scalo merci un nuovo “borgo urbano” lasci insensibili anche le opposizioni che potranno assumere credibilità, e quindi accaparrarsi nuovi voti in occasione delle px amministrative, solamente contrastando costruttivamente questo progetto di parco che assume solo connotati imprenditoriali ed affaristici

    • Michele Bertucco

      12/08/2021 at 11:13

      Evidentemente Giorgio non ha letto tutti gli interventi che ho fatto in questi anni sul tema dell’ex scalo merci. Il problema dei costi della bonifica li sollevo da anni sia in consiglio comunale che in assemblee pubbliche e nei comunicati stampa. Basta verificarlo sul mio profilo facebook e sul mio sito.
      Chiederei di non generalizzare sulle opposizioni. C’è chi non ha fatto nulla, ma anche chi si è sempre dato da fare. Sarebbe utile ogni tanto fare distinzione tra chi chiede i voti e promette solo in occasione delle elezioni e chi in questi anni si è sempre impegnato in prima persona

      • Giorgio

        21/08/2021 at 21:07

        Buonasera Michele. Ho scritto apposta delle opposizioni silenti. Essendo sufficientemente documentato sulle vicende del Parco allo Scalo, so che lei è sempre intervenuto sulla questione con la competenza e la preparazione che la distinguono. Immaginavo che avrebbe replicato alle mie considerazioni come immaginavo che zitta sarebbe stata l’altra componente dell’opposizione. Ci meravigliamo come mai Tommasi non abbia accettato (almeno non se ne parla più) la candidatura a Sindaco della sx. Ha fatto bene. Si sarebbe trovato a guidare una città con un appoggio di troppi partiti che, come tali, non avrebbero garantito una base per una guida serena e stabile. Bertucco, stia tranquillo. Non era lei che volevo tirare in ballo. Buona serata

  3. Enrico

    21/08/2021 at 17:51

    Va dato atto che il consigliere Bertucco alla competenza normativa e procedurale sui temi dell’urbanistica, unisce coerenza e determinazione nella difesa del verde e per uno sviluppo urbanistico ambientalmente più sostenibile.
    Va dato inoltre atto che l’unica vera proposta risolutiva per una reale (e non solo proclamata per fini elettorali) trasformazione a verde dell’ex Scalo Merci, era stata posta dallo stesso consigliere con una mozione -purtroppo respinta da questa maggioranza con giustificazioni risibili e che celavano probabili accordi già presi con FS- che prevedeva di chiedere alla regione Veneto la modifica dell’attuale vigente vincolo che permetterebbe di edificare fino al 50% dell’area disponibile.
    Ero presente con molti altri cittadini nel loggione del consiglio comunale: una gran brutta seduta. Se si fosse approvata quella mozione oggi non saremmo qui a discutere di palazzi, torri, alberghi, ristoranti, centri commerciali, strade, sottopassi all’interno di quello hanno ancora il coraggio di chiamare parco!
    Ma qualcuno di questi assessori e consiglieri che hanno votato contro quella mozione ha mai visto un vero parco?

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