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Opinioni

Verona e la logistica, lo sviluppo trascurato

La logistica, per diventare veramente una linea strategica del nostro sviluppo, richiede una diversa qualità della politica

Quando Verona, negli anni 50-70 del secolo scorso, pensava al suo futuro economico e sociale, aveva previsto di incentrare lo sviluppo in tre direzioni: industrializzazione, turismo e cultura, infrastrutture e logistica. La Zai storica e la Fiera, la Fondazione Arena e l’Università, il Consorzio Zai e l’interporto Quadrante Europa, sono state le realizzazioni coerenti con l’attuazione di tale strategia.

In questo ambito, lo sviluppo della logistica, come strumento di organizzazione integrata delle varie reti di trasporto aveva un ruolo fondamentale corrispondente alla posizione geografica del nostro territorio all’incrocio di grandi direttrici di traffico europeo. Essa avrebbe avuto l’effetto di valorizzare al massimo questa posizione di privilegio e di conferire una dimensione e un respiro europeo e internazionale alla nostra economia. Nella realtà tale strategia si è realizzata solo in parte e, con il tempo, essa si è persa in buona parte per strada a causa dei limiti di cultura politica della classe dirigente che ha governato la città nei decenni successivi.

È certamente vero che il Quadrante Europa si è sviluppato fino a raggiungere la dimensione di uno dei maggiori interporti nazionali ed europei, ma il suo sviluppo è stato discontinuo, alternando fasi di crescita con fasi di torpore, ed è rimasto comunque inferiore alle possibilità derivanti dall’essere collocato nel cuore dei traffici europei. Nei primi tempi, tra gli altri, si è installata la presenza di Volkswagen Group Italia, uno degli insediamenti più prestigiosi, e altri operatori tedeschi, indicatori della direzione prevalente verso la Germania a cui indirizzare il nostro sviluppo. Diverse imprese, soprattutto tedesche sono arrivate, ma alla luce dei risultati successivi dobbiamo prendere atto che lo sviluppo è stato inferiore alle potenzialità. Con il tempo sono progressivamente svaniti l’idea e l’impegno di fare della logistica veronese uno degli assi fondamentale del nostro futuro economico per cui è mancata una iniziativa politica determinata ed efficace in tal senso, fatta anche di relazioni internazionali cercate e costruite. Esigenza questa nettamente contraddittoria con l’orientamento prevalente della politica locale improntato a chiusura corporativa e, in mancanza di idee e iniziativa, ridotto e cercare di essere “padroni a casa propria”. Così l’iniziativa è passata al mercato, tramite le scelte di singole imprese, ma che, nel complesso, non hanno trovato un ambiente politicamente accogliente, per cui ha prevalso la ricerca della convenienza a breve e la occasionalità delle iniziative.

Il Consorzio Zai ha cercato di incrementare l’attività, ma si è trattato quasi sempre di iniziative di singoli funzionari che, in seguito anche ai criteri con i quali erano stati scelti, nella loro iniziativa non hanno potuto raggiungere i risultati possibili. Invece la politica locale, con il suo scetticismo antieuropeo, non è risultata all’altezza di dar vita a iniziative di relazione europee e internazionali per convogliare maggiormente sul nostro interporto le attività che nel futuro, anche nella fase post Covid si renderanno necessarie. A riprova della sostanziale assenza della politica basta prendere atto del fatto che fronte dell’iniziativa di alcune imprese di acquistare, nella zona circostante l’Interporto, l’area della ex fonderia Biasi, per un suo utilizzo logistico, l’unica reazione è stata di perplessità per i possibili effetti negativi sul piano ambientale dei prossimi insediamenti. Nessuno ha pensato, pur nel rispetto dell’ambiente, alla necessità di inserire tale scelta in un progetto di sviluppo del comparto.

La politica locale, nelle figure dei principali rappresentanti locali di Comune, Provincia e Camera di Commercio, che scelgono anche la platea dei soci del Consorzio Zai, sembra soprattutto interessata a due atteggiamenti nei confronti della logistica, che spiegano l’insufficienza dello sviluppo in tal senso del nostro territorio: una esaltazione acritica dei risultati raggiunti che porta a giustificare l’insufficienza di quanto realizzato finora, e una attenzione pressoché esclusiva alle nomine dei gruppi dirigenti, al fine di estendere il potere dei partiti.
La logistica, per diventare veramente una linea strategica del nostro sviluppo, richiede una diversa qualità della politica, sia nelle relazioni europee e internazionali, che a Verona, anche per l’identità politica di gran parte dei partiti, non esistono, sia  una diversa attenzione e iniziativa sui problemi della struttura del settore, dove spesso convivono, in un rapporto distorto, aziende multinazionali e cooperative di dubbia legalità, con effetti spesso fortemente negativi sulle condizioni dei lavoratori. Risolvere questi problemi è possibile se la classe dirigente politica sa fare il proprio dovere. Se questo non avviene è soltanto per sue precise responsabilità.

Luigi Viviani

Written By

Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

1 Comment

1 Comment

  1. M.

    09/08/2021 at 18:54

    Auspichiamo nei fondi provenienti dal Recovery Plan, anche se questi per funzionare coerentemente richiedono progetti fattibili in un arco temporale abbastanza breve. Nel R.P. troviamo molto per la banda larga, non abbastanza, se non poco, per la rete ferroviaria di regioni quali Sicilia e Calabria, più impellente rispetto al dibattito del Ponte sullo Stretto di Messina.
    M.

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