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Lettere

Io e Mario Draghi tra Astrazeneca, Pfizer e Moderna

«Un Servizio Sanitario che continua a definirsi nazionale mentre non lo è. La mia esperienza al momento della seconda dose di vaccino»

Andato in pensione il 1° gennaio 2021, la mia ASL ha iniziato a vaccinare pochissimi giorni dopo tutto il personale sanitario…. Non ho voluto approfittare di possibili scorciatoie, sempre accessibili a chi è “introdotto”, e quindi, scimmiottando fieramente il Presidente Mattarella, mi sono messo in fila aspettando il mio turno. Il vaccino è arrivato tardino, alla fine di maggio con richiamo all’inizio di agosto che sono riuscito ad anticipare a fine luglio, anche perché, nel frattempo, l’intervallo tra prima e seconda dosa appariva agli esperti troppo dilatato per gli over 65 quale io sono.

In tutto questo la conferenza stampa di Mario Draghi del 21 giugno scorso, in cui si apriva alla concreta possibilità di utilizzare, come egli stesso avrebbe fatto, un vaccino diverso da Astrazeneca pur se già effettuato in prima dose. Due posizioni a confronto: quella degli immunologi (come Antonella Viola) che sostenevano che l’attivazione di un duplice meccanismo immunitario avrebbe rafforzato la presunta minor efficacia di Astrazeneca verso le varianti, e quella degli epidemiologi (come Andrea Crisanti) che, pur accettando questa deduzione logica fondata su diverse altre conoscenze, ribadivano il principio della non derogabilità dall’evidenza sperimentata dei protocolli.

Considerazioni entrambe degne di nota. Alla fine ho optato per la prima e mi sono presentato all’appuntamento all’ex bocciodromo della sede vaccinale Covid del Distretto di Bussolengo per la seconda dose. Il gruppo degli “Astrazeneca seconda dose” è stato subito reclutato verso un’area dedicata. Io sono stato zitto zitto ed ho continuato a procedere in coda con il gruppo dei “Pfizer/Moderna prima e seconda dose”. Un “alpino” mi ha però bloccato poco oltre facendomi intendere che non potevo disobbedire. Ho insistito e quindi mi ha fatto parlare con il superiore, il medico “verificatore”.

Ho esposto come medico epidemiologo le ragioni della mia scelta, ma lui è rimasto irremovibile: solo per importanti effetti secondari insorti con Astrazeneca, nessun altra ragione era ammissibile. Gli ho quindi chiesto se la sua fosse una valutazione personale oppure se rappresentasse il punto di vista dell’istituzione locale che gli aveva conferito un preciso mandato. Nessun mandato, quindi tutta farina del suo sacco. Ho allora puntualizzato che non ero interessato a conoscere la sua opinione personale, chiedendo se intendesse impedirmi di accedere ad un’opzione che ritenevo legittima.

A quel punto ha chiamato “la coordinatrice”. Ho ripetuto a lei le mie ragioni, precisando però che in caso di carenza di Pfizer/Moderna avrei comunque accettato Astrazeneca. Nessuna carenza, soltanto disposizioni. Ho chiesto quindi che cortesemente mi girasse per email le disposizioni istituzionali cui lei si riferiva. A quel punto si è rivolta al vertice, telefonando al “referente”. Ho potuto sentire soltanto quello che diceva lei, non il referente. A fine comunicazione mi ha fatto presente che in realtà la mia opzione era legittima, però la disposizione del Ministero doveva essere ancora recepita dalla regione Veneto. Capisco, le ho detto, ma il Veneto è una Regione non uno Stato e il Presidente Mario Draghi ha parlato a tutti gli italiani. So, ha ribadito, che Lazio e Lombardia già lo fanno. E Draghi? ho incalzato, ma lui “è di un’altra ASL…” ha puntualizzato… Sconcertato sono stato liberato con Pfizer

Se tanto mi da’ tanto, mi sono detto tra me e me uscendo tra occhiate insofferenti, quanto frequenti e quanto grandi saranno le disparità di un Servizio Sanitario che continua a definirsi Nazionale? Temo oltre ogni immaginabile…

Paolo Ricci

Written By

Paolo Ricci, medico epidemiologo, già direttore dell’Osservatorio Epidemiologico della ATS Val Padana (ex ASL province Mantova e Cremona) e già professore a contratto in discipline di sanità pubblica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Suo interesse prevalente è il rischio cancerogeno negli ambienti di vita e di lavoro. È autore/coautore di diverse pubblicazioni scientifiche comparse anche su riviste internazionali. Ha collaborato in vari studi di epidemiologia ambientale con l’Istituto Superiore di Sanità. Un rapporto scientifico che continua tutt’ora per l’aggiornamento dello Studio nazionale Sentieri che indaga l’impatto sulla salute dei Siti inquinati di Interesse Nazionale (SIN). Attualmente è impegnato in consulenze tecniche per la Procura Generale della Corte d’Appello di Venezia e Trieste in materia di amianto e tumori.

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