Connect with us

Hi, what are you looking for?

Territorio

Lavorare in albergo non attrae i giovani. L’analisi di Giulio Cavara

«Mancano buona volontà e proporzionalità tra formazione e mercato del lavoro»
La nostra intervista al presidente dell’Associazione Albergatori di Verona e provincia Giulio Cavara.

Trovare personale per hotel e ristoranti sembra impresa ardua in quest’estate 2021: gli appelli di ristoratori e imprese turistiche si ripetono sempre uguali da due mesi, da quando cioè a maggio le misure restrittive per contenere la pandemia sono state allentate e ristoranti, bar e hotel hanno potuto riprendere la loro attività. Camerieri, cuochi, lavapiatti, receptionist e addetti alle pulizie sono le figure più richieste dal comparto che più ha sofferto durante gli scorsi 14 mesi: Verona-In ha intervistato il presidente dell’Associazione Albergatori di Verona e vicepresidente vicario di FederAlberghi Veneto Giulio Cavara.
[L’intervista a Giulio Cavara è stata rilasciata a Verona-In in occasione della nostra inchiesta sulla situazione occupazionale in città e provincia]

I dati di Veneto Lavoro ci parlano di una crisi occupazionale per donne e giovani nel terziario. Come e chi sta cercando il comparto turistico per le proprie imprese?
Cavara. «Le strutture hanno affrontato una riapertura complicata perché il turismo internazionale è ancora ingessato dai dubbi sui vincoli come il green pass e che condizionano la scelta dei viaggiatori. Rimane inoltre il grande problema delle risorse umane: l’informazione evidenziata dai media di una disoccupazione giovanile che supera il 30% confligge con il fatto che non troviamo giovani intenzionati a rispondere all’offerta di lavoro delle nostre strutture. Il dato del 30 % è un dato che vorrei confutare perché di fatto non corrisponde al vero: ci sono alberghi e ristoranti che stanno ancora cercando personale e non lo trovano».

Perché non si trova personale?
Cavara. «Perché lavorare di sera e nei fine settimana è limitante ed è ovvio che chi lavora nel nostro settore deve “dimenticarsi” le feste e concepire la settimana in modo diverso. Questa criticità c’è sempre stata ma con la pandemia paradossalmente si è acuita cioè se è vero che i giovani e le famiglie hanno fame di lavoro, allora la nostra ricerca di personale dovrebbe essere soddisfatta… in realtà non è così. Addirittura abbiamo perso le vecchie maestranze perché nel frattempo hanno cambiato lavoro perché gli alberghi erano chiusi e la disoccupazione non bastava e hanno apprezzato lavori alternativi diversi che consentono loro di vivere la famiglia durante il fine settimana».

Giuio Cavara, presidente dell’Associazione Albergatori di Verona

Verona non ha quindi bisogno dei laureati veronesi in Economia o Lettere?
Cavara. «La criticità a reperire personale nel terziario oggi è particolarmente sentita ma si sentiva già negli anni scorsi, prima della pandemia. La proporzione tra domanda e offerta manca da tempo: oggi il mercato del lavoro non richiede né avvocati né commercialisti. Oggi il mercato del terziario a Verona chiede cuochi, personale “di fatica” nelle cucine, portieri d’albergo, segretarie di ricevimento ma purtroppo si continua a sfornare fior di laureati con l’ambizione a diventare avvocati».

La questione delle condizioni lavorative e degli stipendi è decisiva…
Cavara. «Già da parecchi anni cuochi e lavapiatti sono indiani e pakistani e le cameriere vengono da Romania, Brasile, Albania o Moldavia. E le assicuro che è tutta gente pagata profumatamente e in regola. Non accetto che mi si dica che lo stipendio di un cameriere è basso o che si lavora senza contratto: la stragrande maggioranza dei lavoratori del settore sono assunti regolarmente nei quadri appropriati con stipendi adeguati e diritti garantiti. Quello che manca è la propensione al sacrificio!».

Il mondo dell’istruzione e della formazione veronese è in grado di rispondere alle esigenze del mondo del lavoro?
Cavara. «Oggi i figli devono avere tutti una laurea altrimenti vengono considerati “sfortunati” ma in realtà il settore del commercio e del terziario richiede delle professionalità che oggi il mondo della scuola non è in grado di produrre proporzionalmente. Non mancano gli studenti che si iscrivono agli istituti alberghieri del Chievo o di Bardolino, che sono ottimi e con cui collaboriamo offrendo stage: il problema è che c’è poca conversione e i diplomati specializzati cercano lavoro in altri settori oppure vanno all’estero».

Vi siete chiesti il motivo?
Cavara. «Una volta c’erano ragazzi laureati che avevano l’umiltà di partire dal basso, lavorando tanto d’estate o di sera, laureati che non ritenevano riduttivo cominciare a lavorare facendo il portiere d’albergo. Manca buona volontà, spirito d’adattamento e proporzionalità tra formazione e mercato del lavoro. È evidente che abbiamo bisogno di più diplomati agli istituti alberghieri. Oggi il 95% delle persone che si presentano ai colloqui sono stranieri».

Che cosa possono fare le imprese del settore per essere più attrattive?
Cavara. Sono lavori faticosi per cui è richiesto di lavorare di più durante la stagione estiva ma gli stipendi sono altrettanto adeguati. Lo Stato dovrebbe piuttosto avviare uno strumento per favorire l’assunzione di giovani nel settore turistico-ricettivo, facendosi carico dei contribuiti previdenziali dell’apprendistato eliminandone inoltre i vincoli attuali che prevedono la frequentazione obbligatoria di corsi proprio nel periodo di alta stagione turistica».

Annalisa Mancini

Written By

redazione@verona-in.it

1 Comment

1 Comment

  1. Simon Basaglia

    19/07/2021 at 18:07

    Sono allibito dalle parole del presidente Cavarra.
    Spero sia solo poco informato, nonostante ricopra quel ruolo.
    Chiunque viva nelle zone di turismo venete se vuole sa, anche se non é direttamente impiegato nel settore ricettivo (perché ha un parente od un amico, sempre, che lo é), quanto la maggior parte dei lavoratori abbiamo in-adeguati contratti di lavoro, che vengono creati ad arte da capaci Studi Contabili per limitare al minimo le spese per i datori di lavoro (le tasse in Italia sono ignobili, vero), annullando però la garanzia di vedere riconosciuti i diritti di base dei lavoratori (orari, giorni liberi, contributi, permessi, malattia, etc.).
    Part-time da 20 ore sulla carta, quando in realtà si lavora 10 ore al giorno (e 7/7 nei mesi di boom della “Stagione”) con stipendi per metà in black. Se si fanno i conti, con il lavoro stagionale ridistribuito sui 12 mesi si guadagna come un qualsiasi operaio non specializzato, ma con meno contributi versati.
    E diritti rispettati.
    Va bene a chi passa i mesi invernali dall’altra parte del globo, ed a chi non avrà a che fare in futuro con l’Inps per garantirsi una vecchiaia degna.
    Mi spiace leggere parole così lontane dalla realtà.
    I giovani hanno solo aperto gli occhi.
    E purtroppo non ancora del tutto.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Firma la petizione

Meno agitazione più informazione. Abbonati a Verona In

Campagna abbonamenti Verona In

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement

Facebook

Altri articoli

Economia

Sul calo della disoccupazione pesa il numero degli scoraggiati, cioè quei potenziali lavoratori che hanno rinunciato a cercare un impiego.

Opinioni

Letta ha sollevato un problema vero ed ha piantato la sua bandierina, ma quello che conta è la riforma generale del sistema fiscale.

Opinioni

Due cose appaiono sicure: la prosecuzione della fase di declino e la fuga dei giovani verso lavori corrispondenti alle loro aspirazioni

Territorio

INCHIESTA – La città, scelta dalle multinazionali per la sua posizione strategica, ha mantenuto un tessuto manifatturiero di piccole e medie imprese famigliari e...

Advertisement