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Proposte per la Verona del futuro, un progetto al passo con i tempi

Mobilità, verde e cultura. Sistemi trascurati o mal progettati che sarebbe opportuno inserire nel programma di governo della città

Tra meno di un anno a Verona ci saranno le elezioni amministrative. Non si conoscono ancora le liste, i candidati sindaci e i programmi; altresì si sanno quali sono le necessità che avrebbero urgente bisogno di risposte: a) Il sistema della mobilità; b) il sistema del verde; c) il sistema culturale-museale. Sistemi trascurati o mal progettati, che sarebbe opportuno inserire nei programmi per i prossimi cinque anni di amministrazione della città. Ovviamente, sono solo una parte degli interventi da proporre all’interno di una pianificazione organica del territorio ma, se realizzati, inizierebbero a rendere migliore la nostra città.

a) Sistema della mobilità
Il progetto della filovia, oltre ad aver causato danni e bloccato la città, risulta obsoleto e poco adatto alle esigenze di Verona. Propongo una tramvia elettrica su sede propria. Un sistema di mobilità pubblica, che da Verona est, provenendo da San Bonifacio, arrivando in Borgo Venezia, indirizzi un ramo verso Grezzana; continui il percorso costeggiando le mura magistrali, sbocchi in via Pallone, attraversi Piazza Bra e percorra Corso Porta Nuova; un secondo ramo si diriga verso Verona sud; un terzo prosegua verso l’aeroporto Catullo; un quarto verso la stazione-stadio-Borgo Milano; ed un quinto verso Borgo Trento. Quindi, un ramo si indirizzi verso la Valpolicella, Affi e Garda.
L’impegno economico sarebbe notevole ma, se si fossero utilizzati i finanziamenti pubblici stanziati alla fine degli anni ’90, ora l’intero sistema sarebbe in funzione.
Una serie di parcheggi scambiatori all’esterno del tessuto urbano storico permetterebbero l’intermodalità tra il mezzo privato (automobile o bicicletta) e quello pubblico (tramvia o minibus). Una rete ciclabile percorrerebbe l’intero territorio. Il centro storico (compresa Veronetta) e le aree centrali dei borghi periferici, verrebbero pedonalizzate, mentre Borgo Trento, Cittadella, Valverde, San Bernardino e San Zeno, diventerebbero Zone a Traffico Limitato. Un sistema di minibus elettrici, dai parcheggi scambiatori si collegherebbe con il centro storico.

b) Sistema del verde
Le fortificazioni militari che nei secoli hanno definito la struttura urbanistica della città e che ne hanno determinato il carattere e la conseguente chiusura ai movimenti più innovatori, ora rappresentano un’eccezionale opportunità per dotare il nostro territorio di un sistema del verde a scala comunale. Con poca spesa, sarebbe possibile realizzare un anello verde di circa trenta chilometri, collegando le fortificazioni cosiddette extra moenia, come i forti Santa Caterina, Tomba, Azzano, Dossobuono, Lugagnano, San Zeno, Chievo, Parona e San Procolo, tutti localizzati in aree agricole. Da questo anello partirebbero dei raggi verdi che comunicherebbero con le aree a parco e piantumate come l’ipotetico Scalo Merci della Ferrovia, la Spianà, il parco dell’Adige nord e sud.
Un secondo anello verde sarebbe rappresentato dal parco delle mura che comprende, per circa dieci chilometri, l’intera cinta delle mura magistrali. Nella parte collinare, le quattro Torri Massimiliane e i forti Biondella, San Leonardo, San Mattia, Sofia e Preara, rappresentano delle ottime opportunità per riqualificare l’intera area.
Oltre a tutto ciò, va considerata la presenza delle cave dismesse, che in alcuni casi, come l’ex cava Speziala a San Massimo, si sono trasformate in ambienti rinaturalizzati.
La possibilità di ricucire organicamente il territorio comunale grazie a un sistema del verde, rappresenta un elemento fondamentale della pianificazione urbanistica della nostra città.

 

c) Sistema culturale museale
È’ necessario rivoluzionare il ruolo dei musei. Il territorio con le sue eccellenze culturali deve essere inteso come un grande museo diffuso che si confronta con i cittadini e la loro città. Sarebbe quindi necessario collegare i musei e le realtà storico-culturali cittadine in un sistema organico.
A tale riguardo, propongo un itinerario museale che si interseca con quello storico archeologico e quello di colle San Pietro. I tre diversi percorsi costituiscono una rete di eccellenze culturali che, collegate con le altre realtà cittadine, dovrebbero porre le condizioni per l’inizio di un processo di recupero e valorizzazione delle realtà artistiche, storiche e scientifiche presenti sul nostro territorio.
In quest’ottica, risulta necessario, realizzare un grande museo, fulcro dell’intero sistema: un Grande Castelvecchio, ampliato anche negli spazi ora occupati dal Circolo Ufficiali.
Così come non si può ragionare di Castel San Pietro senza rapportarlo con il suo colle, con il rione di San Giovanni in Valle e con le numerose testimonianze storico culturali presenti.
Il percorso museale partirebbe dal Museo degli affreschi alla Tomba di Giulietta, toccherebbe la Gran Guardia, sede di esposizioni estemporanee e di congressi, quindi il Museo Maffeiano, il Museo di Castelvecchio, ampliato negli spazi del Circolo Ufficiali e si concluderebbe all’Arsenale, quale sede delle opere in deposito nei musei.

Un secondo percorso è quello archeologico. Partendo dalla Sammicheliana Porta Palio, prosegue sulla strada consolare Postumia, che dovrebbe essere riportata alla luce assieme alla ricollocazione dell’arco dei Gavi nella sua posizione originale; prosegue toccando il mansio; attraversa porta Borsari, per continuare sul decumano massimo dove, a poca distanza, si possono visitare i resti della Curia romana, i mosaici all’interno dell’edificio di una banca e alcuni reperti all’Istituto Figlie di Gesù; poi raggiunge il cardo massimo e arriva a Porta Leoni con i resti della torretta.
Ritorna in piazza Erbe, l’antico Forum, dove si possono visitare il Capitolium, nelle cantine di un noto ristorante, e il sito della Corte Sgarzerie.
Quindi, percorrendo il decumano massimo sino alla chiesa di Sant’Anastasia, si dirige a palazzo Forti, dove è possibile ammirare i resti di un cardine minore e di una domus romana.
Infine, tornando al forum, raggiunge piazza Dante, dove si possono vedere i resti di una domus e i mosaici di un pavimento.
A questi reperti archeologici, vanno aggiunti i frammenti di pavimentazioni e di fondamenta all’interno di edifici privati e soprattutto i resti delle mura di Gallieno, l’anfiteatro, il ponte Pietra e il teatro romano.
Questi sono solo alcuni reperti della Verona romana. Si possono aggiungere quelli della Verona scaligera, veneziana, napoleonica e austriaca.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

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Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

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