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San Giorgio a emissioni zero? Bene, ma il problema è ambientale

Il progetto di riqualificazione è temerario perché non considera il nodo cruciale da sciogliere, che è quello paesaggistico

Sul quotidiano l’Arena del 27 settembre scorso Vittorio Zambaldo, a proposito del progetto San Giorgio Zero emissioni che prevede la riqualificazione del centro turistico dell’alta Lessinia ad opera dell’imprenditore Renato Canteri, dice che “sembra impossibile che quello che è riconosciuto all’unanimità come un pugno nello stomaco dalla sempre più diffusa sensibilità ambientale, torni oggi, grazie proprio a una famiglia di imprenditori illuminati e sensibili ai temi ambientali, al centro di un rinnovato interesse”.

E infatti è tra forti perplessità che si valuta questo temerario progetto. Colpisce innanzitutto che nei promotori dell’iniziativa vi sia la convinzione che basti risolvere il problema delle emissioni per rendere accettabile un luogo che si è fin dalla sua nascita contraddistinto per il suo carattere alieno rispetto all’ambiente.

Già su questo giornale si è parlato delle difficoltà che attraversa la Lessinia nel coniugare il sistema economico con la conservazione del suo patrimonio culturale, ma fa meraviglia che si tenti di far passare un’operazione limitata alla riqualificazione energetica degli edifici come un progetto di miglioramento ambientale.

Diciamo subito che eliminare le emissioni inquinanti è senz’altro positivo e necessario. Sembra anche che il Comune di Bosco Chiesanuova, approfittando di questa operazione, voglia intervenire sulle aree di sua competenza come strade e parcheggi, ma non è chiaro con quali criteri. Tuttavia non saranno solo questi miglioramenti che renderanno più gradevole San Giorgio. Infatti c’è da notare che in tutto questo faraonico progetto la parola paesaggio non viene mai usata. Ma è solo partendo dall’analisi delle trasformazioni che sono state apportate al paesaggio che questo ambiente potrà avere qualche speranza di trasformazione positiva.

Il nucleo edilizio di San Giorgio è nato come una speculazione immobiliare sull’onda dello sviluppo sciistico degli anni Sessanta e l’impatto che ha avuto sull’ambiente è stato pesante, perché si è insediato in un paesaggio aperto di pascoli particolarmente fragile. È un insediamento dove tutto è sovradimensionato e scadente: dalla quantità e qualità degli alloggi ai parcheggi, dagli impianti alle infrastrutture di servizio.

Non è un’impresa facile intervenire in un ambiente simile dopo anni di incuria ma se davvero c’è l’intenzione di migliorarlo dovrà essere il paesaggio a dettare le regole per la sua riqualificazione, anche perché ora con la recente iscrizione degli Alti pascoli della Lessinia nel Registro Nazionale dei paesaggi rurali storici c’è l’obbligo morale di salvaguardare il grande patrimonio del territorio, in cui deve coesistere armonia tra produzione, ambiente e cultura.

Il geografo Eugenio Turri a proposito della Lessinia diceva che “la difesa dei valori paesistici è un problema strutturale, va da pari con i sui interessi vitali, le sue possibilità e i suoi limiti. Difesa del paesaggio e sviluppo economico appaiono insomma inscindibili”.

Alberto Ballestriero
Verona Polis

Alberto Ballestriero. La campagna e il paesaggio sono una presenza costante nella sua vita. Ha lavorato come funzionario nella gestione di canali e opere agrarie presso uno dei più importanti Consorzi di Bonifica del Veneto. Dopo la qualifica nel settore del verde progetta parchi e giardini, alcuni dei quali pubblicati. È socio dell’AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio). Per diversi anni è stato responsabile del settore verde urbano della sezione veronese di Italia Nostra. Ha pubblicato il libro “Confini Connessioni Scenari – divagazioni di un giardiniere sul paesaggio”. È socio fondatore dell’Osservatorio territoriale VeronaPolis. ballestriero@gmail.com

4 Comments

4 Comments

  1. marco passigato

    07/07/2021 at 20:28

    Caro Alberto, dunque quale futuro per la Lessinia, San Giorgio, i giovani della Lessinia e come rendere compatibile il godimento della Lessinia da parte dei veronesi?
    Grazie Marco Passigato

  2. Donatella Miotto

    08/07/2021 at 16:51

    condivido pienamente. San Giorgio è – e temo resterà – un “brutto posto” del tutto alieno alla Lessinia. Farlo diventare paesaggisticamente bello mi pare ben difficile… ma c’è e in qualche modo bisognerà tenerselo. Speriamo in un modo migliore rispetto al degrado attuale. Mi viene in mente un solo modo: alberi alberi alberi… nel centro abitato e anche fuori, ricostruendo aree boschive che credo ci fossero in passato e che hanno lasciato enorme posto a questi pascoli brulli che a me francamente danno un po’ di tristezza…

    • Redazione2

      08/07/2021 at 18:20

      Alberi per mitigare la desolazione… È un’idea bellissima! Sentiamo cosa ne pensa l’esperto Paesaggista Alberto Ballestriero. (g.m.)

  3. Alberto Ballestriero

    14/07/2021 at 09:55

    Certamente gli alberi sono fondamentali nel ripristino ambientale, ma altrettanto importante è saper leggere e interpretare i segni del paesaggio: capire il genius loci. Poi bisogna avere l’umiltà di astenersi da interventi pesanti che non hanno alcun legame con il contesto.

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