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Lettere

A Verona Sud siamo stufi di essere presi per i fondelli

Negli anni le periferie della città sono diventate sempre più povere di verde, cementificate e invivibili

Gentile direttore di Verona In, leggo sempre molto volentieri gli articoli dell’architetto Giorgio Massignan da voi pubblicati: egli è professionista appassionato, competente e con una visione ampia delle vicende urbanistiche veronesi. Ciò premesso, vorrei aggiungere qualche particolare, apparentemente minore, alle sue ampie e giuste considerazioni sulla situazione veronese.

A mio avviso bisognerebbe pragmaticamente entrare nel merito dell’incauto, inopportuno e verrebbe da dire – almeno per le modalità di applicazione – anche “truffaldino” strumento della monetizzazione degli standard urbanistici messo a punto nel Comune di Verona.
Ancorché permessa dalle normative urbanistiche in alcune limitate, particolari e giustificate situazioni, qui a Verona la monetizzazione degli standard urbanistici è divenuta un vero e proprio “cavallo di Troia” per far passare come legittimo un “furto” del verde che assai poco ha, viceversa, di legittimo.

Non è certo legittimo nei confronti dei cittadini che hanno visto negli anni divenire sempre più cementificate e invivibili le periferie di Verona. Non risulta certo legittima una siffatta monetizzazione nella misura in cui ha creato negli anni un debito complessivo verso i cittadini veronesi di oltre 2 milioni di mq di verde (si vedano le dichiarazioni dello stesso assessore Giacinto su l’Arena del 17 aprile 2009)!  Poi ci si meraviglia che a Verona vi siano le cosiddette “bolle di calore” e l’aria sia pessima?

Ci si dimentica molto rapidamente delle raccomandazioni emerse nell’approfondito studio commissionato una dozzina di anni fa al dipartimento di ingegneria ambientale dell’Università di Trento e da questa redatto nel maggio 2010: ne era emersa la chiara indicazione di evitare di creare ulteriori attrattori di traffico a Verona Sud data la già impattante presenza della Fiera di Verona. Ci si è parimenti dimenticati delle raccomandazioni per aumentare le dotazioni del verde di mitigazione anche utilizzando l’area dell’ex Scalo merci?

Chissà se i nostri amministratori – come distratti studenti – alla fine si giustificheranno dicendo di aver capito male quali erano i compiti per casa… E aggiungo una riflessione: ma com’è che il Comune di Verona, dopo aver ufficialmente ingaggiato l’assai competente dipartimento dell’Università di Trento – pagando tale consulenza oltre 170.000 euro –  più recentemente, per stravolgere quello che era il master Plan già predisposto dal Comitato Verona Sud e a suo tempo pienamente condiviso dalla nuova amministrazione Sboarina, alla fine è andato a chiedere consiglio ad un’altra Università (quella di Padova)?

Che ci si vergognasse un po’ a chiedere a chi aveva redatto il primo suddetto serissimo studio – mappando perfettamente l’intero territorio urbano e le sue matrici urbanistiche ed ambientali – di contraddirsi pianificando una possibile cementificazione dell’unica e ultima area rimasta disponibile a Verona per restituire almeno un quarto di quel suddetto credito di verde?

Una delle parole simbolo tra le più abusate dalle ultime amministrazioni veronesi è “riqualificazione”. Si sventola la bandiera della riqualificazione per giustificare l’avallo di nuove cementificazioni secondo i desiderata di ogni imprenditore privato che fiuti un possibile affare, indipendentemente dal fatto che sia ambientalmente ed urbanisticamente utile e sostenibile.

Ma riqualificare non dovrebbe essere innanzi tutto restituire il verde mancante, quello vero (non quello delle aiuole spartitraffico)? Non dovrebbe significare iniziare almeno ora a recuperare l’esistente secondo i corretti rapporti tra costruito e aree verdi? Riqualificazione non vuol dire speculazione: il comune dovrebbe tutelare innanzi tutto la collettività ricordandosi bene del debito di 2 milioni di mq di verde e non, viceversa, facendo finta di dimenticarsene, come quando tratta con FS per far cementificare buona parte dell’ultima area disponibile per creare un vero parco e restituire ai Veronesi almeno un quarto di quel verde (che vuol dire vivibilità) loro sottratto da una politica sempre attenta ai bisogni economici dei potenti ma distratta sui reali bisogni dei cittadini, soprattutto bambini ed anziani. Diversamente di che parliamo? Dimenticandosi, tra l’altro, di porre sul tavolo della trattativa con FS il regalo fatto dai cittadini veronesi alle stesse FS con ben 250.000 mq nell’area strategica del quadrante Europa, pagando altresì ad FS tutte le connesse opere di urbanizzazione con strade, fognature, distribuzione dell’energia elettrica, dell’acqua ecc.!
Ma un’azienda privata non manderebbe a casa un siffatto responsabile commerciale dopo una trattativa del genere?

E la stampa locale? Vogliamo parlarne? Sempre pronta a dare risalto a queste iniziative di “riqualificazione” ma sempre e solo dal punto di vista degli imprenditori, non dei reali bisogni dei cittadini. Salvo che sulle pagine del benemerito giornale online che qui ci ospita, avete mai letto una vera inchiesta (non notizie spot e pubblicazioni di classifiche sponsorizzate) circa la mancanza di verde e l’inquinamento a Verona? O sulle arzigogolate modifiche introdotte dalla prima amministrazione Tosi (ma tollerate e fatte proprie anche dalla successiva attuale), nelle citate Norme Tecniche Attuative del regolamento edilizio che permettono agli speculatori di costruire senza realizzare il verde?

Ma gli amministratori eletti dai cittadini da che parte stanno? E i cittadini veronesi quand’è che si renderanno conto di essere stati e di essere tutt’ora turlupinati? Rinnovo la mia condivisione ed ammirazione per gli interventi dell’architetto Massignan, ma è ora di tirare le somme e di arrivare al dunque: non si può promettere il verde e continuare viceversa a permettere che sia rubato ai cittadini tramite regolamenti comunali quali quelli vigenti!
Architetto Massignan, lei ha le competenze per farlo: in un prossimo articolo entri nel merito della questione, sono certo che Verona In ospiterà volentieri il possibile approfondimento: ma portiamo esempi concreti, spiegando ad esempio dove siano finiti i 2-3.000 alberi dovuti per gli insediamenti degli ultimi centri commerciali a Verona Sud e, soprattutto, dove siano finiti i conseguenti 100-150.000 mq di nuove aree verdi dato che le normative prevedono che ogni albero richieda per la piantumazione un’area di 50 mq.
Grazie!

Enrico Marcolini

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2 Comments

2 Comments

  1. Ivan

    08/07/2021 at 11:26

    Mentalità da fine ‘800, non certo da anni ’10
    La vicenda della tramvia-filobus-ufo avrebbe dovuto darvi un buon esempio su come non gestire la cosa pubblica.
    E invece no: invece di investire le risorse in quel contesto, magari ampliandolo, parlate di parchi, col verde concentrato in una grande zona unica, come se non fosse più semplice mettere a posto i marciapiedi, i ponti del centro e dare a Verona, quello si, un aspetto più verde e salubre.
    Anch’io ho la mia utopia.

  2. Redazione2

    08/07/2021 at 12:03

    Ringrazio per la pubblicazione della lettera aperta inviatavi. Solo vorrei si trovasse il modo di far comprendere che ciò che ho denunciato non riguarda solamente Verona Sud ma l’intera città, ancorché nella ex Zai taluni vizi abbiano raggiunto il peggior radicamento. Il titolo dato alla lettera è a mio avviso riduttivo: dovrebbero essere tutti i cittadini veronesi ad essere stufi di essere presi per i fondelli: certo che se non lo sanno…
    Ciò che sta avvenendo a Ponte Crescano con l’ex Bam (e la dura battaglia dei cittadini costretti a costosi ricorsi per l’inerzia dell’amministrazione), non sarebbe avvenuto se i regolamenti comunali escludessero la monetizzazione degli standard urbanistici, salvo limitatissime eccezioni per il centro storico (ove oggettivamente non vi sono possibilità di realizzare il verde).
    Non possiamo più parlare di urbanistica e tutela del paesaggio e non denunciare le manomissioni fatte ad arte nei regolamenti comunali per permettere agli speculatori di avere mano libera.
    Addirittura l’attuale regolamento permette al tecnico incaricato dall’imprenditore (il nuovo Deus ex machina) di “asseverare” la non realizzabilità del verde e senza che sia prevista alcuna ulteriore verifica/contraddittorio con l’ente controllore …
    Ma Massignan ed altri si sono resi conto di ciò? Se se ne sono resi conto, perché non denunciano?

    Grazie sempre e buon lavoro
    Enrico

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