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Vangelo

Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti

Il Vangelo ci ricorda che “profeta” è anche colui che incontri ogni giorno, colui che ti passa accanto per caso

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Marco
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando. Marco 6,1 -6

Dopo i successi del Gesù “guaritore”, l’evangelista Marco ci presenta le prime difficoltà che incontra il Gesù “profeta”. Gesù ritorna a Nazaret, nei luoghi della sua infanzia e giovinezza.

I suoi compaesani inizialmente “si stupiscono” di quello che dice e fa, ma poi “si scandalizzano”. Perché? Perché ritengono che sia impossibile che “uno di loro” possa parlare a nome di Dio, possa essere “profeta”. «Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo…». Si “scandalizzano” della sua “umanità”. Il Messia, non può venire da Nazaret, non può essere uno di noi.

Inoltre Gesù mette in crisi il loro modo di vivere la religiosità. Gesù è uno che va in Sinagoga a pregare, ma si prende cura anche di chi soffre. È uno che guarisce, ma non tace di fronte alle ingiustizie che vede. Contesta e critica i sacerdoti del Tempio che usano la religione per i propri interessi. Dice che non è vero che “tutto va bene”. È un “profeta” scomodo che rompe la quiete di massa. Solleva problemi. Pone interrogativi. Apre nuovi orizzonti.

Ma qual è la “radice profonda” della loro incredulità? Ritengono impossibile che Dio parli attraverso il “profeta della porta accanto”. Credevano in Dio, ma non in un Dio “troppo umano”.

Anche noi corriamo spesso il pericolo di comportarci come i compaesani di Gesù. Anche noi talvolta desideriamo un Dio che ci risolva i problemi con un bel miracolo. È abbastanza semplice oggi riconoscere la profezia di una figura straordinaria come papa Francesco, o in passato, di Madre Teresa, di Luther King, di padre Turoldo. Facciamo fatica a cogliere la presenza di Dio nella quotidianità.

Il Vangelo ci ricorda che “profeta” è anche colui che incontri ogni giorno, colui che ti passa accanto per caso. Profeta è il barbone o l’extracomunitario che ti ricorda che nel mondo c’è troppa ingiustizia e ti richiama le tue responsabilità. Profeta è tuo figlio e tua moglie che ti dice che pensi troppo a te stesso e non hai mai tempo per loro.

Ricordati, ci dice Gesù, che profeti non sono sempre e solo gli altri.
Profeta sei anche tu… Ogni volta che regali un pizzico della tua umanità. Quando hai il coraggio di reagire di fronte a parole o a gesti che puzzano di razzismo. Quando sei fedele alla tua coscienza e non ti preoccupi del giudizio degli altri. Quando con un tuo sorriso o una tua carezza diventi segno della tenerezza di Dio. Quando ti senti piccolo e fragile, e cerchi Dio fuori dagli schemi. Non nelle cattedrali, ma nei volti delle persone che incontri per strada.

Forse sono proprio questi piccoli miracoli che possono aiutarci ad uscire dal dramma della pandemia e a costruire un futuro più sereno, più umano.

Sii sempre te stesso, vivi l’istante come dono
«Sii te stesso e non dipendere da ciò che gli altri pensano di te! È più facile recitare ed esibirsi che essere coerenti e convincere. Vivi l’istante presente come un dono della vita e un tuo impegno».
Abbà Pambo (Padre del deserto egiziano, 375 circa)

Don Roberto Vinco
Domenica 4 luglio 2021

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

1 Comment

1 Comment

  1. ODC

    06/07/2021 at 17:57

    Grazie Roberto.

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