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Editoriale

Tante idee per le elezioni 2022 ma «eravamo quattro amici al bar»

A Verona l’opinione pubblica pare non sia un problema politico. Così la sinistra perde le elezioni. L’esempio del Comitato Verona Sud silenziato

Sabato 5 giugno alle 15 il Comitato Verona Sud ha manifestato in piazza Bra per chiedere che tutta l’area del Parco allo Scalo venga realmente destinata a verde. Ma nonostante il Comitato esprima gli interessi di circa 25 mila abitanti di quei quartieri (anche se tutta Verona è coinvolta nel progetto), quell’evento non è stato adeguatamente riportato dai più importanti giornali locali. Così il Comitato ha scritto non solo ai media cittadini ma anche all’Ordine dei giornalisti manifestando preoccupazione per come viene interpretato nella nostra città il diritto dovere di informare. È il primo segnale forte della società civile veronese nei confronti del sistema mediatico cittadino.

I cittadini di Verona Sud in piazza Bra il 5 giugno 2021

I cittadini di Verona Sud in piazza Bra il 5 giugno 2021

Secondo i dati ADS (Accertamenti Diffusione Stampa) ad aprile 2021 il quotidiano l’Arena ha totalizzato 24.343 vendite cartacee – erano 37.446 nel 2011 – e 3.236 abbonamenti cartacei – erano 4.311 nel 2011 –. Nel 2000 la somma delle copie vendute e degli abbonamenti era pari a 50.632 mentre oggi è di 27.579. Le copie digitali vendute ad aprile 2021 sono 2.334. La crisi non riguarda solo il venduto ma anche il settore pubblicitario, mentre si parla di interesse crescente del Gruppo Gedi per acquisire l’Arena, il Giornale di Vicenza e Brescia Oggi, le tre testate cartacee edite da Athesis. Non sono riuscito a reperire il numero esatto di copie vendute dal Corriere della sera (RCS Cairo) con l’inserto cittadino.

Gedi è editore del quotidiano la Repubblica e del settimanale l’Espresso il che ci fa tornare indietro nel tempo, agli anni Novanta, quelli del confronto con Carlo Caracciolo, allora editore de l’Espresso, che nel 1998 tentò di acquistare le quote di Athesis poste in vendita da Luigi Ferro. L’operazione non riuscì per la mediazione del presidente di Athesis, l’avvocato Luigi Righetti e di Giorgio Zanotto, allora presidente della Banca Popolare di Verona, che coinvolse nella proprietà del giornale gli industriali di Verona e Vicenza. Secondo Zanotto si trattava di un’azione in difesa degli interessi cittadini, in realtà si perse una preziosa occasione per acquisire una mentalità più aperta.

La crisi di Athesis, iniziata con il nuovo millennio, porterà allo smembramento del Gruppo: nel 2013 chiude il giornale freepress In Città e la società perde la commessa di stampa di tutte le copie de il Sole24Ore destinate al Nord Est; nel 2015 l’emittente Brescia PuntoTV viene venduta al gruppo TeleColor e l’agenzia AGA viene ceduta a LaPresse. Oggi, insieme ai tre giornali, rimangono Telearena, Telemantova, Radio Verona, la casa editrice Neri Pozza e la concessionaria di pubblicità PubliAdige.

Per raggiungere un obiettivo politico servono idee, un giornale e il consenso dei cittadini. La lezione di Giorgio Zanotto, che ha interpretato in modo conservativo questa regola, pare non sia servita a far maturare la convinzione che il treno su cui far marciare le idee vale tanto quanto le idee stesse. Invece assistiamo a una serie di convegni per addetti ai lavori dove il prodotto in termini di progettualità politica ha come confini divulgativi il banchetto di salamelle e lo stand della birra. O peggio, che una manifestazione di grande interesse cittadino, come quella organizzata dal Comitato Verona Sud, venga silenziata smorzando il suo potenziale politico.

Si parla di una città in crisi sistemica dove Aeroporto, Cassa di Risparmio e Banca Popolare, Cattolica assicurazione sono pezzi di Verona che se ne vanno. Si discute di sfregi urbanistici, di verde e mobilità inadeguati, di città lunapark, di opportunità mancate ma sui media cittadini questi temi sono assenti, o occupano spazi così marginali che la gente non si rende conto di come la città sia in declino. Gli argomenti dominanti si riducono a senzatetto da allontanare e babygang da sgominare  e su questo si forma l’opinione pubblica veronese di cui poi il voto è lo specchio.

Nuove tecnologie, nuove competenze, un diverso accesso alla professione giornalistica, una assai diversa organizzazione interna con sensibile riduzione dei costi e poi coraggio e onestà intellettuale: è questo il perimetro di lavoro per i moderni media ma non c’è nulla di simile in città mentre la crisi di un colosso come l’Arena, la cui proprietà è ormai senza volto, rende evidente che lo spazio ci sarebbe. Il problema è capire se a qualcuno interessa.

Giorgio Montolli

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2 Comments

2 Comments

  1. Marcello Toffalini

    03/07/2021 at 21:42

    Coraggiosa e provvidenziale quest’analisi, che fa da spalla all’articolo di Garzotti. L’Arena perde lettori ma non lo considera un problema politico semmai di gestione, e tano meno un problema politico per quel giornale è l’opinione pubblica veronese, influenzata come si sa dagli interessi dei più grossi imprenditori e dai dettami della morale più tradizionalista. Ma i cittadini, sempre più informati cominciano a porsi domande: voglio sperare che, almeno nell’occasione delle prossime elezioni locali, i Partiti più popolari e le Associazioni più progressiste riescano a trovare un accordo. Solo così l’opinione pubblica potrà fare passi avanti, davvero.

  2. ODC

    05/07/2021 at 13:37

    Si eravamo quattro amici al bar.
    E Paoli aveva già sentenziato il futuro.
    Ah la politica : teoria senza prassi . E viceversa.

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