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Interviste

Per i giovani del PD al voto nel 2022 si deve andare uniti

Federico Righetti (Giovani Democratici): «Il partito è promotore di alleanze perché più importante nei numeri ma la centralità si ferma qui».

Prosegue a Verona il percorso verso le prossime amministrative e per il centrosinistra siamo ancora nella nebulosa fase dell’interpretazione di voci e segnali. L’energico intervento del senatore Vincenzo D’Arienzo ha aperto un dibattito sul ruolo che il Partito Democratico dovrebbe ricoprire all’interno di una eventuale coalizione da opporre alla destra. Per saperne di più abbiamo intervistato il segretario provinciale dei Giovani Democratici di Verona, Federico Righetti.

Federico Righett

Federico Righett

– Righetti, come si sta sviluppando lo scenario “coalizione di centrosinistra” per le prossime amministrative?

Righetti. «Sono in corso alcune trattative con l’intento di creare una coalizione che comprenda tutte le forze, sia politiche che civiche, appartenenti all’alveo del centrosinistra. L’obiettivo è racchiudere insieme più punti di vista possibili per contrastare il centrodestra: la disponibilità degli altri c’è, ora stiamo cercando di trovare la quadra».

– Il senatore D’Arienzo ha rivendicato con forza un ruolo di guida per il PD in questo percorso. Il PD veronese è sulla stessa linea?

Righetti. «Il suo intervento forse è stato mal interpretato. La centralità del partito non è sinonimo di chiusura, anzi dovrebbe essere il perno per l’apertura verso gli altri movimenti: non ci sono preclusioni nei confronti di nessuna forza politica».

– Come dovrebbe definirsi il PD dal punto di vista delle alleanze in vista delle prossime elezioni?

Righetti. «Il PD deve essere il promotore delle alleanze in quanto forza più importante dal punto di vista numerico, ma la sua centralità si ferma qui. Non c’è nessuna volontà egemonica, solo senso di responsabilità derivante dalla consapevolezza di ciò che siamo: le discussioni su questo tema sono nate all’esterno del partito. La nostra volontà è di dialogare con quanti più movimenti possibile».

– E se fosse l’ex sindaco Flavio Tosi a bussare alla vostra porta?

Righetti. «L’idea è di creare una coalizione alternativa alla destra, dunque non c’è alcuna intenzione di creare un eventuale accordo con lui. Quelle su Tosi sono solo voci, stiamo lavorando nella direzione opposta».

– Chi vedrebbe come candidato sindaco di una eventuale grande coalizione di centrosinistra?

Righetti. «Una rosa di candidati è già stata pubblicata sui giornali, ma in realtà è prematuro parlarne: prima di pensare ad un nome bisogna capire chi ci starebbe. È chiaro che la personalità più indicata non possiamo sceglierla noi autonomamente, ma la decideremo assieme alle altre forze che comporranno la coalizione».

– Damiano Tommasi è una pista percorribile anche in un’ottica coalizione?

Righetti. «Sarebbe un ottimo profilo, i sondaggi lo hanno dimostrato. Ma prima è fondamentale trovare la quadra tra le varie forze in gioco e poi si potrà parlarne».

– A livello di contenuti concreti che cosa potrebbe farvi trovare questa quadra?

Righetti. «I quattro punti della nostra nuova campagna di ascolto e partecipazione Scansionami forte – ovvero trasporto pubblico locale, biblioteche civiche, aree urbane e piste ciclabili – sono quelli che versano nelle condizioni peggiori e la volontà è proprio di incidere su di essi, ascoltando anche il parere dei giovani».

– Nel percorso verso le amministrative qual è il ruolo dei Giovani Democratici?

Righetti. «Il nostro compito è quello di fornire supporto attivo al PD veronese: lo stiamo facendo con Scansionami forte, ma anche collaborando nei gruppi tematici di lavoro che si sono creati all’interno del partito per la stesura del programma. Un’altra priorità è quella di coinvolgere quanti più under 30 possibili, dando loro voce e spazio».

– Che atteggiamento c’è nei vostri confronti da parte di chi milita da più tempo nel partito?

Righetti. «I militanti storici mostrano apprezzamento per il nostro lavoro: sono disponibili e non hanno mai mosso particolari obiezioni nei nostri confronti. Di certo non c’è una lotta generazionale tra bande all’interno del PD».

Gregorio Maroso



Written By

Gregorio Maroso, veronese, laureato in Filosofia all'Università di Verona e studente in Editoria e Giornalismo nello stesso ateneo. Da sempre si interroga sulla vita e spera che indagare e raccontare i suoi aspetti nascosti possa fornirgli le risposte che cerca. gregoriomaroso@gmail.com

1 Comment

1 Comment

  1. ODC

    29/06/2021 at 16:20

    Considerazioni buttate li, nel rispetto del giovane democratico.
    Il PD è centrale nei numeri: vero.
    Solo nei numeri: vero.
    Il PD in Comune esprime un gruppo consiliare molto debole: forse era il caso di rifletterci tempo fa.
    Ma il bilancino imposto in Valverde non lo consente.
    Quindi si accettano gli interventi scomposti, le fughe solitarie, i silenzi complici, le azioni solitarie…
    Il bilancio del PD in Comune è quantomeno deficitario.
    La linea imposta dalla banda dei quattro non consente di più.
    C’è un Segretario che è espressione di una componente, con una segreteria che è l’espressione di una componente” ostinata e contraria”: sorgono dei dubbi sulle capacità di chi dovrebbe amministrare il Partito.
    Lui ci mette del suo con commenti settimanali sui grandi temi di politica internazionale che indubbiamente lasceranno interrogativi laceranti tra gli elettori della Sacra Famiglia o di San Michele.
    Ultima ma non ultima: l’iniziativa #Scansionamiforte.
    Frutto certamente di una intensa attività creativa di brain storming nella definizione del nome.
    Da poco la aveva proposta nella forma e nei contenuti Traguardi.
    Ripropongo la stessa domanda che feci nell’occasione del lancio di quella iniziativa: ma a un anno dalle elezioni non avete capito ancora per che cosa combattete?

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