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Vangelo

Il miracolo avviene là dove ci sono grande sofferenza e tanta fiducia

«Talità Kum!», alzati! Ripete Gesù anche a noi. Dio ti dà una mano, ma solo tu puoi decidere di rialzarti e di riprendere a camminare

L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)
L'adorazione dei magi, tempera e oro su tavola, Gentile da Fabriano, 1423 (Galleria degli Uffizi, Firenze)

Dal Vangelo di Marco
In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla, ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che ti si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”. Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».

Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto continua ad avere fede!». E non permise a nessuno di seguirlo fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità Kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico, àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare. Marco 5,21-43

Per mesi la pandemia ci ha costretti a rinunciare ad alcuni dei gesti più belli della vita: l’abbracciarci, il darsi la mano, il baciarsi. Spesso i Vangeli ci parlano di un Gesù maestro di saggezza che “tocca” e che “si lascia toccare”. Un Gesù che usa le sue mani, il suo sguardo, il suo corpo, la sua voce per aiutarci e insegnarci a vivere.

Quanti miracoli avvengono ogni giorno attraverso la tenerezza di tante mani. Pensiamo al dramma dei tanti nostri anziani colpiti dal virus che sono morti senza poter avere accanto una persona amata che li tenesse per mano. In certi momenti le parole sono inutili. Basta una carezza, una stretta di mano per ridare un po’ di serenità, di speranza. Ma per “guarire”, sottolineano questi due racconti, occorre “fede-fiducia”. Gesù guarisce chi lo tocca con fede. Che cos’è infatti che fa commuovere Gesù? Il coraggio di quella donna. «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».

Ma di “quale fede” parla Gesù? Per Gesù il “credere” può essere anche un gesto di “trasgressione”. La donna infatti “toccando” Gesù trasgredisce un precetto religioso. La perdita di sangue rendeva la donna impura. Quello che agli occhi della religione è un sacrilegio, per Gesù è un gesto di fede. Certe volte bisogna avere il coraggio di uscire dagli schemi, di aprire i propri piccoli orizzonti, di rischiare di essere giudicati male. Una sana “disobbedienza”, direbbe don Milani, può essere salutare.

C’è anche un altro aspetto importante che sottolinea questo racconto. Gesù chiama “fede” il semplice toccare il lembo del suo mantello. Quello che noi di solito definiamo “devozionismo”, fede popolare ingenua, per Gesù è un gesto profondo di fede. Il miracolo avviene là dove c’è una grande sofferenza ed una grande fiducia. La fede è il miracolo che ti “cambia la vita”. Gesù restituisce alla donna quella fiducia in se stessa che aveva perso. Toccandola con una carezza la contagia e la fa rivivere.

È quello che avviene anche per quella ragazza di 12 anni. La ragazza, dice Gesù, non è morta, ma “dorme”. Cosa voleva dire? È una adolescente che ha paura di affrontare la vita. Non vuole crescere. Non vuole cambiare. Gesù la “prende per mano”. La aiuta a rimettersi in piedi. Quella ragazza rappresenta ognuno di noi. Tutti abbiamo dentro di noi qualcosa di “morto”. È difficile cambiare. Talvolta è faticoso crescere.

«Talità Kum!», alzati! Ripete Gesù anche a noi. Dio ti dà una mano, ma solo tu puoi decidere di rialzarti e di riprendere a camminare.

Don Roberto Vinco
Domenica 27 Giugno 2021

Gesù, un maestro che tocca e che si lascia toccare
«Dopo tanti mesi di “digiuno”, torniamo a darci la mano e ad abbracciarci. Riscopriamo l’ineffabile arte della carezza. Torniamo ad usare le mani e il corpo per vivere la comunicazione come un’opera d’arte».

Enzo Bianchi, Monaco e scrittore

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Don Roberto Vinco, docente di filosofia allo Studio Teologico San Zeno e all'Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona, è collaboratore nella parrocchia di Novaglie. roberto.vinco@tin.it

1 Comment

1 Comment

  1. ODC

    30/06/2021 at 11:07

    Mi vorrei soffermare sulla frase “cacciati tutti fuori” .
    Espressione diretta e severa. Gesù non fa performance che hanno bisogno di pubblico.
    ” Dopo il fuoco, una brezza leggera” Dal libro dei Re . Elia trova Dio nel silenzio di un vento leggero.
    Dio è nel silenzio di una quotidianità orante.

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