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Verona, Palazzo Barbieri

Opinioni

Verona, partiti e liste civiche, tra interessi elettorali e limiti politici

Traguardi, per dare un contributo al rinnovamento della politica a Verona, dovrebbe uscire dal suo isolamento. Il sonno del PD.

In questi giorni ha lambito il dibattito politico nazionale la notizia del passaggio del Sindaco di Verona, Federico Sboarina, da una lista civica a Fratelli d’Italia, come ennesimo risultato dell’incessante ascesa del partito di Giorgia Meloni. In realtà il sindaco di Verona è sempre stato di destra, al punto che fin dal suo nascere il segno politico della sua amministrazione è sempre stato il fascioleghismo. Del resto, il Sindaco stesso ha motivato la sua scelta con un preciso giudizio: “È la mia storia”, come ovvia conseguenza della sua ultradecennale militanza nella destra politica. Una scelta compiuta all’indomani della sua conferma come candidato per il secondo mandato di sindaco da parte dei due leader nazionali Meloni e Salvini. Il fatto che formalmente nel 2018 egli si sia presentato alle elezioni comunali alla testa di una lista civica denominata Battiti consente alcune riflessioni sui rapporti tra liste civiche e partiti nel sistema politico veronese, e i loro effetti nella qualità della politica locale.

Risulta ormai un fatto consolidato che la politica veronese sia caratterizzata da un pullulare di liste e aggregazioni civiche che, soprattutto in occasione delle elezioni locali, si presentano sul mercato politico come possibile fonte di voti e di partecipazione alla gestione del potere locale, salvo poi rientrare nei partiti di riferimento in occasione del voto ai livelli superiori.

Questo fenomeno è presente innanzitutto nel centrodestra dove le liste e i relativi gruppi civici sono sorti numerosi per due obiettivi precisi: acquistare una visibilità diretta più evidente della presenza in una lista di partito e, in relazione ai voti conquistati, partecipare alla distribuzione delle nomine che rappresenta una delle aree di maggior interesse e di conflitto dell’odierno centrodestra locale.

Maurizio Facincani

Maurizio Facincani

Più o meno con questa logica è sorta nell’area di centrodestra una serie di gruppi, con relativa lista elettorale, oltre a Battiti, Verona Domani, Verona Pulita poi trasformatasi in Prima Verona, vicina all’ex sindaco Flavio Tosi, e Vale Verona del consigliere regionale Stefano Valdegamberi, vicina alla Lega. Tutte aggregazioni che obbediscono alla suddetta logica di conciliare un pluralismo di microleader e di racimolare voti per il partito di riferimento, con l’effetto complessivo di abbassare l’orizzonte della classe dirigente ai minuti problemi locali, con una forte attenzione alla distribuzione dei posti di potere disponibili.

Situazione diversa nel centrosinistra dove le liste civiche presenti in Consiglio comunale sono due: Verona in Comune e Traguardi, caratterizzate da una netta autonomia dal Pd, potenziale partito di riferimento. Verona in Comune, guidata dal consigliere comunale Michele Bertucco, rappresenta l’area a sinistra del Pd e si caratterizza per una intensa attività dello stesso Bertucco che in molte questioni lo rende la voce di opposizione più presente nel dibattito sui problemi del territorio. Il suo ruolo e la sua diffusa presenza sulla stampa locale, hanno spinto nuovamente Bertucco a candidarsi direttamente come sindaco, ma l’esiguità dell’area rappresentata riduce la sua scelta a livello di testimonianza non competitiva sull’esito della consultazione.

Tommaso Ferrari

Più complesso il ruolo di Traguardi che nel corso di questa amministrazione si è caratterizzato con proposte e iniziative di preciso profilo di centrosinistra, pur mantenendo una rigorosa e quasi alternativa posizione nei confronti del Pd. Per le prossime elezioni si sta preparando con forte impegno fino ad arrivare a indicare un candidato sindaco da prospettare all’intero centro sinistra.

A parte le difficoltà che permangono per arrivare a questo ambizioso traguardo, resta il problema che una lista civica, per sua natura, mantiene una dimensione locale. Può essere utile e decisiva per utilizzare il suo rapporto, scevro da schieramenti politici nazionali, per individuare e convincere un candidato sindaco di valore, ma dopo il livello del consenso da conquistare, e la qualità dei problemi da affrontare, sono tali che un rapporto di profonda condivisione programmatica con il partito o i partiti del medesimo, potenziale schieramento diventa essenziale. Tanto più che i problemi di Verona mantengono anche una dimensione europea e internazionale, oggi largamente trascurata da chi governa la città, ma sempre più decisiva in futuro.

Credo perciò che Traguardi, se vuole dare un contributo al rinnovamento della politica a Verona, all’altezza delle sue aspirazioni, debba uscire dal suo isolamento e ricercare, pur con la consapevolezza della difficoltà, un rapporto chiaro e franco con il Pd veronese, attraverso i suoi poteri reali.

Le considerazioni fin qui svolte mettono in evidenza una sostanziale marginalità di quello che rimane un incomprensibile convitato di pietra, cioè lo stesso Pd. Finora, a parte un qualche interesse per nomi di candidati formulati da altri, il problema delle prossime elezioni non ha sortito alcuna iniziativa significativa da parte di questo partito. Evidentemente sono altri i problemi che interessano i maggiorenti locali dislocati a Roma, anche se appare del tutto evidente l’estrema difficoltà di questo partito, dopo le sconfitte precedenti e il suo stato di salute attuale, di risalire la china.

Eppure, gran parte dei problemi del centrosinistra che emergono anche dal fronte del rapporto con i soggetti civici, richiedono uno sforzo per uscire da suo stato di colpevole insignificanza. In fondo dove si lavora con impegno le cose vanno diversamente come dimostrano le primarie e Roma e Bologna. Il Paese e Verona sono oggi chiamati a realizzare l’obiettivo storico di una rinascita culturale, economica e sociale che li rimettano in sintonia con le tendenze più avanzate d’Europa e del mondo, La nostra città, nonostante l’interessato ottimismo di chi si camuffa dietro l’attuale declino, soffre di una intollerabile distanza tra le sue ormai in parte consumate opportunità e lo stato di dipendenza e di sostanziale povertà nel quale viene tenuta per l’incapacità di chi la governa. Per il Pd, lo voglia o no, la posta in gioco di questa fase è o ritornare a esserci o sparire.

Luigi Viviani

Written By

Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

4 Comments

4 Comments

  1. ODC

    24/06/2021 at 20:42

    Mi vorrei soffermare sull’ultima parte dell’articolo: là dove cioè si parla dei quattro onorevoli quattro che sono stati eletti, anche in altre sedi ma che hanno un sicuro legame con la città. Io credo che il punto sia questo: la totale mancanza di partecipazione reale, cioè nei quartieri, nelle associazioni, negli enti, nella vita quotidiana di questi quattro onorevoli quattro. Un silenzio assordante che fa pensare. Sicuramente il loro impegno sarà rivolto a Roma, sarà un impegno totale che li coinvolge da mane a sera. Mi chiedo se abbia senso. Con le Amministrative prossime ci sarà per qualcuno un’ultima chiamata. Sono una persona dotata di media intelligenza e media cultura ma questa “cura del fine settimana” è veramente fuori luogo di questi tempi.

  2. Francesco Premi

    25/06/2021 at 16:49

    Credo di dover approfondire il tema relativo alla posizione di Verona in Comune, che rappresento in 2^ Circoscrizione.
    A me, che Michele Bertucco frequento per ovvie ragioni, non risulta che spinto da una popolarità da icona del rock cittadino si sia già candidato “direttamente” come sindaco.
    Vorrei anzi capire da dove esce questa illazione, che non ha riscontro in nessuna dichiarazione ufficiale di Bertucco né tantomeno di Verona in Comune, ma solo – per quanto ne so – in un articolo uscito qualche settimana fa sul Corriere di Verona, non corroborato – mi risulta – da alcunchè di ufficiale.
    Con Bertucco stiamo lavorando al progetto Verona 2022 Si Cambia!, un percorso che, dal positivo e concreto lavoro dei rappresentanti di Verona in Comune svolto in Consiglio comunale e nelle circoscrizioni, si propone un salto di qualità in termini di contenuti e di proposte organizzative. Un percorso – a cui hanno finora aderito anche soggetti politici come Sinistra Italiana, Possibile, Articolo1 – che si muova con le altre forze che non sono state al governo della città negli ultimi 15 anni per costruire una coalizione solida ed esprimere un sindaco da sostenere in maniera unitaria.
    La nostra assemblea pubblica dello scorso 18 giugno questo ha sottolineato.
    Quindi posso rassicurare – per quanto ne so, che è quello che le dichiarazioni pubbliche e i documenti ufficiali finora emessi confermano – i commentatori politici locali: nessuna voglia di fare testimonianza all’infinito, e l’esito della consultazione sarà generato dalla volontà di tutti di lavorare su un programma condiviso di coalizione, con un candidato sindaco su cui tutti possano convergere, escludendo pastrocchi con chi ha per 15 anni s-governato Verona. Non ci saranno queste condizioni? Ognuno farà le sue scelte, allora. Bertucco, come Tommasi, come Ferrari, come il PD.
    Ma adesso, giugno 2021, diffondere l’idea di un Bertucco che si è già “direttamente” candidato sindaco per correre una corsa non competitiva, beh: è semplicemente irreale.

  3. Marcello Toffalini

    26/06/2021 at 23:12

    Ma questo PD veronese, servo dei soliti maggiorenti locali, come può proporre per Verona “una rinascita culturale, economica e sociale”, senza un programma ed una visione contrapposta agli interessi economici dominanti? Da trasmettere: casa per casa, quartiere per quartiere, in assemblee pubbliche (con mascherine e distanziamenti) e pubblici cortei di protesta. Non aiuta certo il clima nazionale di aridità (soprattutto in tema di diritti civili e di difesa e rilancio occupazionale), in cui sembra essere precipitato il PD, malgrado l’impegno di Letta. Mancano i 5stelle? Sì, ma a Verona ci sono e non solo nei Comitati. Diamoci da fare e facciamoci sentire, anche sui media locali, e senza frapporre ricatti di cortile; le forze non mancano per una Coalizione vincente. Verona merita di più dell’attuale Amministrazione.

  4. ODC

    28/06/2021 at 19:33

    Io non credo,sinceramente , che per queste forze politiche di centro sinistra , ci sia un futuro.
    Non vedo coraggio , non vedo creatività , impegno, personalità, capacita di tessere rapporti .
    Io credo siano così distanti dai cittadini da essere inopportuni nei loro silenzi.
    Hanno sopportato di tutto, si sono nutriti dell’assenza .
    Ma potrà andare peggio : dopo le Amministrative ci saranno le Politiche.

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