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Dante
Dante a Sant'Anastasia nel quadro di Francesco Saverio Altamura in mostra alla gam

Cultura

L’immagine di Dante in un affresco nella chiesa di Sant’Anastasia

Scoperta nel 2011 dopo cinque secoli è riemersa in tempo per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte del poeta

L’ha raccontato lei, quando le apparve Dante. L’ultima era stata Beatrice, nell’Eden: “Dante, perché…” eppoi, dopo quell’unica volta che se ne fa il nome nell’intera Commedia, mezzo cantico di insolenze al poeta. Quel divino cazziatone andatevelo a rileggere in Purgatorio XXX, 55-145. Ascoltiamo invece il racconto di un innamoramento in effigie del poeta. Ce lo fa Anna Lerario: visione proprio dantesca, a mezz’aria, ma si svolge a Verona, e dove altrimenti? “Lo primo albergo, lo primo tuo refugio…” (Paradiso XVII, 70).

Dante e Beatrice in Paradiso, disegno di Botticelli in mostra alla GAM

Dante e Beatrice in Paradiso, disegno di Botticelli in mostra alla GAM

«Era il quarto anno che lavoravo sui giganteschi ponteggi che fasciavano l’interno di Sant’Anastasia», racconta Anna Lerario, scrittrice, documentarista. «Il mio compito era documentare in video l’enorme lavoro di restauro che interessò tutta la basilica negli anni 2005-2011. Quel giorno le restauratrici lavoravano sulla parete della navata destra», cioè a sinistra, per chi entra in chiesa. «Il mio occhio cadde su un profilo dipinto nel muro. C’era solo il profilo, niente testa, né collo o altro intorno. Chiamai subito la ragazza che stava lavorando due piani più in alto… Sotto l’occhio della mia telecamera, emerse a poco a poco un lacerto di affresco con una figura maschile a mani giunte, di cui non era più visibile il corpo, adorna di un copricapo rosso trecentesco e rivolta verso un bambin Gesù con le braccia protese».

«Dall’altezza della figura rispetto al quadro generale», continua Anna Lerario, «s’intuiva che si trattava di un uomo inginocchiato. Dietro di lui, in atto di presentarlo al bambin Gesù, una figura di santo dai capelli lunghi e la veste di pelliccia; il bambin Gesù doveva essere chiaramente in braccio a una Madonna ormai resa illeggibile dall’intervento di demolizione della parete», cioè i lavori fatti nel 1596 per costruire la cappella del Rosario, buttando giù un tratto del muro perimetrale e coprendo d’intonaco quanto restava dei precedenti dipinti murali: il quadrante di un orologio e il “lacerto di affresco”, appunto. «Intorno alla figura di Gesù e della Madonna scomparsa gironi di faccette di angeli, uno verde, uno giallo e uno rosso. Subito, presa dal piacere di documentare la scoperta di un affresco trecentesco in diretta, non pensai ai possibili significati».

Anna Lerario e l'affresco in Sant'Anastasia a Verona con Dante

Anna Lerario e l’affresco in Sant’Anastasia a Verona con Dante

Ci pensa dopo, Anna Lerario, e se ne fa una ragione: è Dante. Come tre corner fanno un rigore (regola del calcio oratoriale che si giocava al campetto di Sant’Anastasia, dietro la cappella del Dante nascosto) così tre indizi fanno una prova (regola di Agatha Christie, che come Dante non ha bisogno di presentazioni). I tre indizi: 1. Quella figura assomiglia ai ritratti antichi di Dante già noti (Giotto, Signorelli, ma prima ancora i contemporanei fiorentini) 2. Dietro di lui appare san Giovanni Battista, il patrono della Firenze di Dante. 3. La figura era inginocchiata davanti a una Vergine Maria, ispiratrice della Commedia, e in alto ci sono gli angeli in cori concentrici, come nella descrizione del Paradiso dantesco.

Poesia? Ai tempi nostri vince la prosa, lo sappiamo: non si gioca più nel campetto di Sant’Anastasia, è degradato a parcheggio per automobili. Ma proviamo a tornare ad anni in cui c’erano bambini a giocare all’ombra dei campanili, Verona si sognava ricca, potente e anche allegra: no, non il 1960 degli oratori riempiti dal baby boom e del Zanotto I; andiamo più indietro, facciamo al 1320 del Cangrande I. Alla corte del signore che progetta una Verona imperiale c’è Dante, che scrive di credergli: e perché dubitarne, se gli dedica con il Paradiso il capolavoro sommo nella letteratura di tutti i tempi? Cangrande sta costruendo la chiesa più bella e più grande di Verona, Sant’Anastasia. “Se volea fare come el domo de Milan”, scrive un cronista medievale che Pier Paolo Brugnoli, massimo storico della veronesità, cita a memoria, “ma el progeto g’è anda falido”. Già: morto Cangrande, morti i suoi sogni.

Il disegno scoperto sul transetto di Sant'Anastasia nei restauri del 2011

Il disegno scoperto sul transetto di Sant’Anastasia nei restauri del 2011

Però Dante quand’era a Verona ci credeva: ci sarà andato a Sant’Anastasia, a vedere come proseguivano i lavori. Nel 1320 muore Guglielmo di Castelbarco, feudatario di Cangrande in Val d’Adige, grande finanziatore del cantiere: il suo stemma del leone rampante è sulle prime quattro colonne. Fin lì era arrivata la basilica che Dante ha potuto visitare, magari sorridendo a vedere uno scherzo a lui ispirato: proprio sopra lo stemma di Cangrande, a destra in alto sopra l’arcone dell’altar maggiore, un frescante ha dipinto un Barbariccia che “avea del cul fatto trombetta” (Inferno XXI, 139).

Possiamo vederlo, Dante che esce pensoso da Sant’Anastasia, nel dipinto ottocentesco di Francesco Saverio Altamura ora alla Galleria d’arte moderna Achille Forti nel Palazzo della Ragione (“Tra Dante e Shakespeare. Il mito di Verona”, fino al 3 ottobre). A sinistra, nel quadro, non c’è l’arca di Castelbarco (“il più bel monumento funebre al mondo”, John Ruskin): allora siamo nel 1320, ultimo anno di Dante a Verona, e il finanziatore della basilica è appena morto. L’inquadratura scelta dal pittore è molto orizzontale, scelta obbligata perché così della facciata si vede solo il portale, con le veronesi che raccontano ai loro bambini: “Ecco colui che andò all’inferno e tornò” (Boccaccio).

I resti della facciata provvisoria visibili nel sottotetto di Sant'Anastasia

I resti della facciata provvisoria visibili nel sottotetto di Sant’Anastasia

Sopra quel portale, non doveva esserci nulla: il cantiere, come abbiamo detto, si era fermato alle prime quattro colonne e là doveva essere stata tirata su una facciata provvisoria. Se ne vedono i resti sotto il tetto della basilica, sopra le volte a crociera che oggi completano la fabbrica colossale: ci vollero più di cent’anni per completarla fino alla facciata, peraltro rimasta incompiuta. L’ultimo tentativo di finirla “g’è andà falido” nel 1902, resta un disegno del progetto in sacrestia.

Angelo Gottardi (?) Progetto di compimento della facciata, 1902, disegno in sacrestia della basilica

Angelo Gottardi (?) Progetto di compimento della facciata, 1902, disegno in sacrestia della basilica

Ma l’immagine di Dante rivelatasi nel 2011, dopo cinquecento anni che se ne stava nascosta sotto una mano di malta? Il poeta se ne era andato a morire a Ravenna, ma a Verona era rimasto suo figlio Pietro. Prima di comperare terreni in Valpolicella, dove i discendenti Serego Alighieri continuano tuttora a coltivare vigneti, Pietro abitava nella casa proprio di fronte a Sant’Anastasia. Possiamo immaginare che abbia fatto dipingere lui il ricordo del genitore, inginocchiato davanti alla Madonna nella chiesa voluta dal suo benefattore Cangrande, proprio all’estremità della muratura dov’era arrivata a fine Trecento. Le veronesi di oggi possono anche raccontare ai bambini, di fronte all’immagine riapparsa in tempo per i 700 anni di Dante: “Ecco coluì che andò in paradiso, ma ha voluto tornare a Verona, suo primo rifugio”. Manca solo un Boccaccio a narrarlo fuor di queste mura.

Giuseppe Anti

La casa di fronte a Sant'Anastasia che fu di Pietro Alighieri, figlio di Dante

La casa di fronte a Sant’Anastasia che fu di Pietro Alighieri, figlio di Dante

 

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Giuseppe Anti è nato a Verona il 28 agosto 1955. Giornalista, si è occupato di editoria per ragazzi e storia contemporanea; ha curato fino al giugno 2015 gli inserti "Volti veronesi" e le pagine culturali del giornale L'Arena. giuseppe.anti@libero.it

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