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Intervista al presidente di Confartigianato Verona, Roberto Iraci Sareri

Con la zona bianca i settori ricettivo e della ristorazione vivono una carenza di organico, ora vediamo il punto di vista della manifattura.

La carenza di personale è stata la spiacevole sorpresa che i settori della ristorazione e della ricettività si sono trovati a fronteggiare dopo l’agognato avvento della zona bianca. Come se la passa invece il settore manifatturiero? Per saperne di più, e scoprire altri aspetti legati alla ripartenza, abbiamo intervistato il presidente di Confartigianato Verona, Roberto Iraci Sareri.

Roberto Iraci Sareri

Roberto Iraci Sareri

– Iraci Sareri, che cosa rappresenta oggi il mondo dell’artigianato per Verona?
Iraci Sareri. «Un punto di ripartenza fondamentale, visto il considerevole numero di attività da cui è rappresentato: a livello locale l’artigianato comprende 24.557 imprese e un capitale umano di 57.000 addetti. Bisogna dunque creare i presupposti per dare a queste aziende opportunità di crescita e lasciarci le difficoltà alle spalle».

– Come potrebbero essere concretizzati questi presupposti?
Iraci Sareri. «Cambiando prospettiva. Troppo spesso ci si focalizza solo sulle grandi attività, trascurando l’ossatura del nostro paese che è costituita dalle piccole e medie imprese. Occorre attuare delle riforme che riguardino in primis questo tipo di aziende, che vanno agevolate, per esempio, nelle tassazioni e nell’accesso al credito».

– Nelle politiche veronesi viene data sufficiente attenzione alle piccole e medie imprese?
Iraci Sareri. «In realtà l’attenzione che vorremmo dovrebbe esserci concessa a livello nazionale: se si parla di sburocratizzazione, penso a Roma. Verona può certamente fare la sua parte attraverso enti come la Camera di Commercio, ma a monte c’è bisogno di riforme politiche che riguardino tutto il territorio italiano».

– Un ostacolo in questa fase sembra essere la carenza di personale. È un problema che sta patendo anche l’artigianato?
Iraci Sareri. «Noi, più che a licenziare, stiamo pensando a trattenere il nostro personale: in alcuni ambiti, come quello della metalmeccanica, la formazione richiede tempo e trovare lavoratori con competenze specifiche risulta sempre più complicato. La carenza di personale sta subentrando proprio come conseguenza di questa problematica, perché molte aziende incontrano difficoltà a reperire figure qualificate».

– Il sistema scolastico veronese prepara in maniera adeguata i giovani lavoratori che poi dovete selezionare?
Iraci Sareri. «Da questo punto di vista siamo sempre in contatto con gli istituti tecnici per cercare di trasmettere le competenze adeguate agli studenti. È importante dialogare in maniera costante anche con le associazioni di categoria per capire cosa servirà in futuro alle nostre aziende e formulare dei piani formativi consoni».

– Puntare sugli ITS (Istituti Tecnici Superiori) come percorso alternativo all’Università potrebbe rappresentare una svolta significativa per voi?
Iraci Sareri. «Assolutamente sì. Auspichiamo che si vada in questa direzione proprio perché c’è bisogno di personale qualificato».

– L’artigianato veronese è pronto per affrontare le nuove sfide della digitalizzazione e della transizione ecologica?
Iraci Sareri. «Certo. Gli artigiani veronesi hanno dimostrato in questo periodo grande resilienza, formandosi anche nei mesi di lockdown. La voglia di rimettersi in gioco è tanta e ci si sta preparando proprio per essere pronti a raccogliere queste nuove sfide».

– Come Confartigianato offrite qualche proposta formativa su questi temi?
Iraci Sareri. «Abbiamo proposto dei webinar in tal senso e sono stati ben partecipati: anche chi era fermo a causa della pandemia ha sfruttato questa possibilità».

– Emerge il ritratto di una Verona sbilanciata verso il terziario. Questo può penalizzare in qualche modo il vostro settore?
Iraci Sareri. «Non so se questo sbilanciamento esista. Negli ultimi anni il lavoro dell’artigianato veronese si è trasformato, ma la nostra manifattura è riconosciuta in tutta il mondo, perciò non penso che risulti penalizzata».

– In generale, che progetti auspicate per Verona?
Iraci Sareri. «È una città con notevoli potenzialità e per sfruttarle al massimo occorre un piano a lungo termine che la riqualifichi: la politica locale si deve muovere in questa direzione».

Gregorio Maroso

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Gregorio Maroso, veronese, laureato in Filosofia all'Università di Verona e studente in Editoria e Giornalismo nello stesso ateneo. Da sempre si interroga sulla vita e spera che indagare e raccontare i suoi aspetti nascosti possa fornirgli le risposte che cerca. gregoriomaroso@gmail.com

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