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Palazzo Barbieri, Verona
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Editoriale

Coalizione di sinistra, per il PD «o le carte le diamo noi oppure niente»

Per le comunali 2022 il senatore D’Arienzo vuole le forze progressiste di Verona unite ma con perno il PD. Lo scrive pure in rosso.

Il Partito Democratico scaligero si prepara ad affrontare una difficile campagna elettorale in vista delle Amministrative 2022 e lo sta facendo corteggiando un possibile candidato sindaco galantuomo, uno estraneo alla politica come il calciatore Damiano Tommasi, senza escludere per un eventuale ballottaggio accordi con l’ex leghista Flavio Tosi. Il dibattito per ora è quindi più a livello di “bassa” strategia che di contenuti.

Anche sul piano dell’unità a sinistra non si registrano grandi progressi. Il senatore PD Vincenzo D’Arienzo nella sua newsletter ribadisce che «il Partito Democratico è perno di una qualsiasi composizione alternativa a qualsiasi altro schieramento politico avversario» e che «solo l’unità della nostra coalizione può consentirci di competere alla carica di sindaco». E per essere chiaro lo ha scritto addirittura in rosso.

Vincenzo D'Arienzo

Vincenzo D’Arienzo

Ma rivendicare con tanta forza un ruolo egemone vuol dire abortire qualsiasi intesa con i possibili alleati, e uno navigato come D’Arienzo questo lo sa. Se il PD insiste su questi toni in realtà sta dicendo che è disposto ad accettare un governo di centrodestra piuttosto che sedersi alla pari attorno a un tavolo per il bene della città.

A D’Arienzo andrebbe anche ricordato che i ruoli che pesano sono quelli che vengono riconosciuti; se invece  bisogna continuamente ribadirli è segno che qualcosa non funziona. Quindi il Partito Democratico si sieda al tavolo con i possibili alleati e mostri lì, sul campo, quanto effettivamente vale e qual è il peso dei suoi numeri.

In realtà il PD scaligero da anni ha rinunciato a un ruolo guida, non riesce a proporre una politica che entusiasmi, si comporta in modo elitario, come un muro di gomma è refrattario ad ogni critica e adesso c’è anche il pensiero per le Politiche 2023, con il ridotto numero dei parlamentari per effetto del Referendum costituzionale 2020.

Così i laboratori politici si sono spostati in terreni forse meno frequentati ma sicuramente più fertili, come Traguardi, movimento civico postideologico, che ha già presentato la sua idea di città per le Amministrative 2022; e poi Verona e Sinistra in Comune, di cui venerdì 18 giugno al Parco ‘800 di Boscomantico si svolge l’assemblea “per la costruzione della Verona di domani”. 

Tommaso Ferrari

È come se il PD avesse ceduto ai civici il proprio futuro rinunciando a preziose energie rigeneratrici messe a frutto altrove, con una politica attenta ai cambiamenti e poco disposta ai compromessi. Ma invece di mettere a disposizione l’esperienza di un partito strutturato in cambio di un po’ di linfa cosa dice D’Arienzo? «O le carte le diamo noi o non se ne fa niente» è la sintesi del suo ragionamento, o almeno così abbiamo capito. Cioè altri 5 anni con Tosi o Sboarina?

Ma chi comanda nel PD a Verona?
Tutte le volte che si fa questa domanda si finisce per passare oltre i vari segretari per fare il nome di Gian Pietro (Gianni) Dal Moro, ex democristiano, descritto come uomo di grandi capacità, pupillo dell’ex sindaco Renato Gozzi che però, diversamente dall’illustre mentore, pare non dedicare troppo tempo alla sua città. Adesso che alla guida del PD nazionale c’è l’amico Gianni Letta, che ha promesso grandi riforme e aperture nel partito, perché non provare a fare qualcosa per questa Verona bistrattata? E come farlo se non unendosi a nuove energie per dare vita a una grande coalizione di area progressista?

Gianni Dal Moro

Gianni Dal Moro

I motivi per cui è urgente agire insieme li ha spiegati bene questo giornale, più volte. Verona negli ultimi 20 anni ha perso due importanti Istituti di Credito: la Cassa di Risparmio (1998) e la Banca Popolare (2017); ha bruciato l’ipotesi di un Parco scientifico e tecnologico (2010); ha perso il controllo sull’Aeroporto Valerio Catullo (2014) e anche la Fiera sta diventando oggetto di compravendita; ha ceduto a Generali la Società Cattolica di assicurazioni (2020); fatica a dotarsi di una mobilità sostenibile e di un sistema del verde. Infine ha perso pezzi importanti della propria identità (urbanistica, palazzi, cultura), con l’esodo dalla città per far posto alle attività commerciali. Per non parlare dei quartieri assai poco considerati (Verona Sud ma non solo).

Giorgio Montolli

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5 Comments

5 Comments

  1. Marcello Toffalini

    16/06/2021 at 18:41

    Con la sua prosopopea il senatore D’Arienzo ripropone solo una nuova sconfitta delle classi popolari e degli interessi dei lavoratori. La cosa più grave è che non riesce nemmeno a difendere gli interessi della città se non delle categorie più ricche e degli industriali di comodo. Fare terra bruciata intorno a D’Arienzo e ai suoi sostenitori e far partire una vera coalizione di forze progressiste e di sinistra è divenuta ormai una necessità. Avanti allora con Tommasi o Trevisi o con altri candidati, ma senza l’egemonia pidina (o di altri): solo così ha senso arrivare al ballottaggio. Tentare di arrivarci con l’appoggio (anche mascherato) di Tosi è solo stupidità o suicidio per gli interessi, anche culturali, delle classi popolari.

  2. Giorgio Massignan

    16/06/2021 at 20:15

    Non conosco la situazione del PD locale, non so chi realmente ne abbia la gestione e proponga la linea politica. I parlamentari? Il segretario provinciale? Altri? Non lo so. So però che da troppo tempo, le scelte sbagliate del PD, così come degli altri gruppi della sinistra, hanno condannato Verona ad essere governata dalla destra. Una destra pessima. Spero che ne 2022, alle elezioni amministrative, non vengano riproposti gli stessi schemi e meccanismi che, quattro anni fa, hanno portato al ballottaggio per il sindaco due formazioni di destra. Se il PD, che dispone della proporzione maggiore di voti del centro sinistra, vuole fare da perno per l’unità del centro sinistra alle prossime elezioni, lo faccia, ma non con l’arroganza e la presunzione di chi si crede il più forte, ma organizzando un tavolo dove invitare tutte le forze interessate ad un progetto unitario, garantendo pari dignità a tutti. La base dovrà essere un piano programmatico, definito per contenuti, fasi e tempi di realizzazione.

  3. ODC

    17/06/2021 at 12:00

    Immagino che l’uscita muscolare del Senatore D’Arienzo sia un messaggio inviato più per l’interno che per gli eventuali futuri alleati.
    L’invito insomma a un PD che sia protagonista nelle trattative.
    Devo dire però che le prime reazioni non tanto a D’Arienzo ma piuttosto alle “convocazioni” di Faccincani, non proprie di uno stile colloquiale, fanno meditare.
    Traguardi viaggia a una velocità da Pendolino, spesso così veloce da perdersi la bellezza di una parte del viaggio.
    Il PD sembra fermo in stazione intento a mangiare un panino.
    Viaggiano su binari diversi.
    Chissà se le stazioni di arrivo saranno le stesse.
    Michele Bertucco oltre a una solitaria e ferrea opposizione in Comune venerdì con Possibile e Articolo 1 affronterà il tema del programma.
    Penso che tutti siano in buona fede.
    Penso però a una delle prime commedie proposte dalla Barcaccia di Roberto Puliero:Notte all’italiana, di Odon Von Orvath.
    Mentre molti sono intenti a preparare la festa, altri muovono i preparativi della prossima dittatura.

  4. mario allegri

    17/06/2021 at 21:16

    Mi meraviglio della meraviglia di fronte a questa uscita di D’Arienzo. Chi tiene strette le leve di comando di questo PD fallimentare, che ha condotto due destre estreme al ballottaggio nelle ultime amministrative, ha un unico interesse: non permettere a nessuno di mettere il naso nelle stanze soffocate di via Valverde. Lo scopo è chiarissimo.

  5. Francesco Premi

    18/06/2021 at 12:20

    Chi desidera e lavora per costruire una coalizione progressista, che intenda mettersi in gioco per poter veramente pensare di fare l’impresa nel 2022, non può prescindere da considerare il PD un elemento importante e da includere senz’altro in tale prospettiva. Come importanti saranno tutti gli altri soggetti, politici e civici, che ne vorranno fare parte, siano oggi o meno rappresentati in Consiglio. Da qui a dire che il PD è perno di qualunque coalizione alternativa mette in evidenza però almeno due questioni (e altre sono state già chiarite nei commenti qui sopra): 1) sopravvalutare (volutamente, e pro domo propria probabilmente) il vero peso che in questi anni il PD ha dimostrato di avere in città: un peso relativo, e in calo; 2) non risolvere la questione posta da altri “volenterosi” che questa coalizione fino a prova contraria sembrano volere (Verona in Comune e Traguardi, ad esempio): non esiste “qualsiasi coalizione”, ma qualsiasi coalizione “alternativa a chi ha amministrato negli ultimi 15 anni”. E siccome D’Arienzo non scrive a caso, temo che l’omissione non sia casuale. Per concludere: per dare a Verona una chance diversa servono tutti quelli che vogliono una Verona diversa, con i contributi che potranno portare. Servono condivisione e integrazione di visione, progetto, programma, e candidati. Ma nessuno credo, oggi, sia nelle condizioni di autoeleggersi a perno di alcunché.

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