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Emissioni CO2, il Comune ne fissi la riduzione del 55% entro il 2030

Ferrari, Traguardi: «La sostenibilità è driver per la crescita economica, ma Pums e Paesc sono incoerenti tra loro e con la linea europea»

mobilità - verona - traffico

Giovedì 10 giugno. Il Comune di Verona ponga alla base dei piani di sviluppo della città l’obiettivo di raggiungere una riduzione delle emissioni cittadine di CO2 del 55% entro il 2030. Lo chiede una mozione protocollata dal consigliere comunale Tommaso Ferrari, del movimento civico Traguardi, che impegna il Sindaco Federico Sboarina e la Giunta anche a riformulare il Pums (Piano urbano della mobilità sostenibile) e il Paesc  (Piano di azione per l’energia sostenibile e il clima) affinché siano coerenti con gli obiettivi fissati dall’Unione Europea.

Se n’è parlato questa mattina durante una conferenza stampa a cui hanno partecipato anche Antonio Bottega e Valter Macchi, componenti del gruppo Ambiente di Traguardi. «La lotta al cambiamento climatico e la transizione ecologica non riguardano soltanto il miglioramento della qualità della vita, ma costituiscono anche un’ottima occasione di rilancio economico della città – spiega Ferrari –. Eppure nelle politiche ambientali del Comune regna il disordine. A quasi tre anni dalla delibera di inizio progettazione, il Paesc non è ancora stato discusso e approvato dal Consiglio comunale e deve già essere aggiornato, poiché si basa su un obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 al 40% che è ormai superato. Lo stesso vale per il Pums, che, fra l’altro, è incoerente con gli obiettivi di diminuzione di CO2 previsti dal Paesc: indica una riduzione di 49mila tonnellate l’anno, di tre volte inferiore rispetto alle 155mila tonnellate annue indicate dal Paesc».

Il tema, sottolinea il consigliere comunale, riguarda la competitività di Verona sul piano nazionale e internazionale, dal momento che la sostenibilità, com’è stato ormai assodato, è un driver per la crescita e l’attrattività di un territorio. «La mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico rappresentano un’opportunità economica enorme, stimata in trilioni di dollari e in milioni di posti di lavoro a livello globale – sottolinea Valter Macchi, imprenditore nel ramo dell’efficientamento energetico –. L’economia e la finanza stanno sempre più integrando la sostenibilità nelle loro decisioni e strategie. A Verona, invece, i piani rimangono solo sulla carta e sono incongruenti, a dimostrazione della mancanza di visione e dell’approssimazione con cui si trattano certe questioni».

«È urgente che il Comune affronti la questione – aggiunge Antonio Bottega, già professore di Sistemi energetici al Politecnico di Torino – e in funzione di ciò, predisponga un piano degli interventi con finalità, cronoprogramma, costi e modalità di governance, coinvolgendo gli operatori del settore. Altrimenti sarà impossibile anche solo pensare di accedere ai finanziamenti che arriveranno dall’Europa attraverso il PNRR, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il mondo intero si sta muovendo verso questa direzione, ma gli obiettivi, per essere raggiunti, richiedono sforzo e la volontà da parte di tutti».

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