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Opinioni

La serie delle battaglie perse continua, ora è il turno della Fiera

Ancora una volta il sistema Verona evidenzia di non riuscire a reggere le trasformazioni economiche che attraversano l’Italia e il mondo

Come era facile prevedere anche la Fiera è destinata a entrare nel novero delle partecipate del Comune di Verona che, per assenza di soldi e di strategia, è destinata a finire nelle mani di chi, utilizzando l’attuale momento di crisi, la potrà acquisire  a condizioni del tutto favorevoli.

Veronafiere è stata uno dei soggetti di rilevanza vitale per l’economia veronese, tanto che il valore del suo indotto nei settori direttamente ad essa collegati si stima superiore al miliardo di euro. Le sue rassegne più significative, dal Vinitaly a Marmomacc, dal Samoter alle fiere dell’Agricoltura e dei Cavalli, hanno avuto un effetto determinante nello sviluppo di comparti come il vino, l’agroalimentare, il marmo e hanno influenzato in modo significativo anche i flussi turistici in occasione di alcune rassegne.

Con l’avvento della crisi precedente e della pandemia si è determinata per la Fiera una difficoltà finanziaria e di bilancio che ha richiesto una ricapitalizzazione di emergenza di 30 milioni di euro che ha coinciso con una fase non facile dei suoi soci: Comune di Verona, Fondazione Cariverona, Camera di commercioCattolica assicurazione. In tale occasione la posizione più critica è stata assunta dalla Fondazione Cariverona che ha subordinato la sua partecipazione all’aumento di capitale alle condizioni di un cambiamento del gruppo dirigente e della modifica dello Statuto, in particolare con l’eliminazione della clausola di gradimento per l’ingresso di nuovi soci.

Marmomac 2017, Verona (foto Ennevi)

Marmomac 2017, Verona (foto Ennevi)

Dopo un confronto duro, contrassegnato da non poche polemiche, si è concordato che essendo l’attuale direttore generale Giovanni Mantovani vicino alla pensione il problema si può risolvere da solo, e si è trovato l’accordo sulla eliminazione della clausola di gradimento, quindi con un’apertura a 360 gradi verso nuovi possibili soci e già si individuano altre fiere come quelle di Milano e Bologna, come soggetti più in grado di realizzare l’ingresso.

L’esperienza dimostra che operazioni del genere non si fanno per salvare soggetti terzi e concorrenti ma per allargare l’ambito di attività in settori nei quali raggiungere posizioni di eccellenza, come il vino. E la stessa clausola di mantenere a Verona alcune rassegne di particolare valore potrà subire tutte le variazioni in relazione al grado di controllo acquisito dal nuovo venuto. Tutto ciò significa che Veronafiere è collocata, dagli stessi soci attuali, su un binario che porta inevitabilmente verso l’ingresso di un nuovo socio che punterà al controllo della fiera veronese.

Quindi ancora una volta Verona si avvia a perdere o a subire un significativo ridimensionamento di sovranità su una delle più importanti partecipate. Una ennesima battaglia perduta per assenza di strategia e per errori di gestione che evidenzia come il sistema Verona riesce sempre meno a reggere la trasformazione economica in atto nel Paese e nel mondo.

Con l’occasione, senza indulgere, per contrapposizione, a facili apprezzamenti altrui, dobbiamo constatare che una realtà come la Regione Emilia Romagna, per tanti versi simile al Veneto, sta gestendo il proprio sistema economico con diversa strategia e visione del futuro. Negli ultimi anni è riuscita a trasformare la sua manifattura con significativi processi di riconversione, attenta alle nuove opportunità del mercato, ha difeso e rafforzato il proprio sistema del credito per cui BPER oggi è una banca finanziariamente forte e disposta a fusioni da protagonista, ha sviluppato innovazione, formazione e nuove competenze nel fattore umano, e oggi, pur con i suoi problemi, risulta più preparata per affrontare il futuro.

Una lezione che anche Verona e Veneto devono capire perché solo trasformando l’economia reale sarà possibile risalire la china. La politica della propaganda senza responsabilità porta inevitabilmente al declino e al disastro.

Luigi Viviani

Written By

Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

1 Comment

1 Comment

  1. ODC

    09/06/2021 at 12:22

    Mantovani è uomo , per generazione appartenente alla prima Repubblica.In quel tempo, se non ricordo male, i riferimenti erano dati dai Dorotei.
    Fiera di Verona era esplosa grazie a un genio visionario, che la vita ha fatto fermare a Verona: Angelo Betti (vedi link in basso). In altra parte del giornale una intervista di Cinzia Inguanta ricorda quella figura in un dialogo con la figlia. Chi è venuto dopo di lui si è limitato a gestire un patrimonio.
    Con la Fiera ai titoli di coda e con un D.G. “che tiene famiglia” mi piace ricordare quel brillante e dinamico emiliano. Tutti a Verona gli dobbiamo tutto.

    https://www.verona-in.it/2018/04/13/un-grande-amore-e-unintuizione-cosi-e-nato-vinitaly/

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