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Dopo mesi di sofferenza in Veneto l’economia torna a crescere

Sul calo della disoccupazione pesa il numero degli scoraggiati, cioè quei potenziali lavoratori che hanno rinunciato a cercare un impiego.

In Veneto la ristorazione, il turismo e le attività culturali e di intrattenimento risultano in crescita dopo le restrizioni del primo trimestre 2021 dovute alla pandemia. Secondo il Sestante l’aumento dei posti di lavoro in Veneto nel primo trimestre dell’anno ha interessato prevalentemente gli uomini (+13.900 posizioni lavorative rispetto alle +6.300 delle donne) e i lavoratori di nazionalità italiana (+12.600).

A livello settoriale il saldo è positivo per agricoltura (+4.700), manifatturiero (+3.300), costruzioni (+2.300). Si tratta di settori che incidono maggiormente nei comuni della provincia veronese, specie in Lessinia, Val d’Illasi e Bassa veronese. Tra i pochi settori con saldo negativo si registrano il turismo (–2400), settore trainante dei comuni del Garda, tra cui spiccano Malcesine, Brenzone, Torri del Benaco, Garda, Bardolino e Lazise; il commercio, particolarmente incisivo nel panorama imprenditoriale di Sanguinetto, Nogara, Veronella e Villafranca; il tessile-abbigliamento e l’occhialeria.

Nel complesso Verona chiude con un saldo positivo, anche se inferiore ai livelli del 2019. I segnali di ripresa sono confermati dall’andamento del lavoro somministrato, che registra nel trimestre un saldo positivo per 5.700 posizioni lavorative e vede ridursi la flessione delle assunzioni al -17%, mentre il lavoro intermittente (o a chiamata) denota le difficoltà del settore turistico, in cui è particolarmente diffuso, e mostra un calo delle attivazioni del 42% rispetto al 2019.

I livelli di disoccupazione si mantengono in calo, soprattutto per la diminuzione degli inoccupati, persone per lo più giovani alla ricerca del primo impiego, per i quali la situazione di difficoltà del momento costituisce un fattore di scoraggiamento nell’affacciarsi sul mercato del lavoro. Sul calo della disoccupazione pesa molto il numero degli scoraggiati, ovvero tutti quei potenziali lavoratori che hanno rinunciato a cercare un impiego.

In calo anche i disoccupati veri e propri – persone che hanno perso un lavoro – sintomo che il divieto di licenziamento e l’estensione della cassa integrazione hanno contribuito ad arginarne un possibile aumento.

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