Connect with us

Hi, what are you looking for?

Palazzo Barbieri
Palazzo Barbieri

Opinioni

Urbanistica, per essere credibili bisognava impuntarsi o dimettersi

L’assessore Segala ha iniziato il suo mandato annullando alcune delle peggiori delibere della Giunta Tosi ma poi i compromessi hanno prevalso

Le prime scelte nel settore della pianificazione urbanistica fatte dalla giunta Sboarina ci avevano illuso che decretassero la fine della non pianificazione delle due amministrazioni precedenti e l’inizio di un metodo corretto di concepire i piani territoriali, basati non sulle richieste degli investitori privati, ma sui reali bisogni della città e dei suoi cittadini.

La nuova assessore alla pianificazione, l’ingegnere Ilaria Segala, persona onesta e competente, aveva iniziato il suo mandato annullando alcune delle peggiori delibere della Giunta Tosi. Il giro di vite riguardava sei progetti di centri commerciali, quello a San Michele in località Cercola di 24.550 mq, contenuto nella variante urbanistica n.22 e approvato alla fine della giunta Tosi per lasciarlo in eredità alla nuova Amministrazione, era il più importante.

Ilaria Segala

Ilaria Segala

Variante 23. La stessa verifica della Variante 23 e della delibera comunale del 3 febbraio 2015, che adeguava il Piano degli Interventi alla nuova legge regionale sul commercio e che ridefiniva la perimetrazione del centro urbano, con la definizione delle aree dismesse da riqualificare come le ex Cartiere, l’ex Biasi, l’ex Tiberghien e lo Scalo Merci in vista della dismissione, oltre ad altre 15, facevano sperare in un radicale cambiamento rispetto alle scelte d’uso territoriali del passato.

Ma, più trascorreva il tempo, maggiori erano le pressioni che l’assessore riceveva dai partiti che avrebbero dovuto appoggiarla. Del resto, la maggioranza del sindaco Sboarina era pressoché la stessa della prima giunta Tosi e di gran parte della seconda. Gli stessi politici che avevano approvato e votato le scelte tosiane, come avrebbero potuto bloccarle, scontentando i loro grandi elettori.

Comunque, la delusione maggiore è stato lo constatare come, tra dimettersi con dignità e l’ingoiare rospi indigesti, ma con conseguente mantenimento del posto di potere, anche i migliori hanno scelto la seconda soluzione.

Sono stati emblematici i tantissimi emendamenti presentati dai consiglieri della maggioranza, che stralciavano e inserivano schede norma alla Variante 23, di matrice tosiana. I tagli e le modifiche fatte dall’assessore Segala non erano piaciute a coloro che sostengono la Giunta e desideravano riportare la Variante 23 alla stesura originale.

Variante 29. Ma anche la Variante 29, interamente elaborata da questa Giunta, non si differenzia molto dalle precedenti. Si sono seguite le indicazioni presentate nelle manifestazioni di interesse dei privati e il risultato, come spesso è accaduto anche nel passato, è una sorta di abito di Arlecchino, dove ogni pezza colorata rappresenta l’interesse specifico di un operatore privato. Di un piano organico sull’uso del territorio non se ne vede traccia.

16 gennaio 2021, parte il tour per conoscere la Variante 29

16 gennaio 2021, parte il tour per conoscere la Variante 29

Un serio piano urbanistico dovrebbe contenere il sistema della mobilità, quello del verde, quello dei servizi, quello produttivo e commerciale, quello direzionale e ricettivo e quello abitativo. Ovviamente, le giuste proporzioni dovrebbero essere dettate da studi e analisi serie e obiettive. Sarebbe corretto ascoltare le richieste degli operatori privati, solo dopo l’approvazione di un tale piano. A Verona, da decenni si fa il contrario, prima si recepiscono le richieste dei privati e poi si definisce la pianificazione urbanistica. Del resto, lo stesso modo di interpretare lo strumento dello Sblocca Italia da parte del nostro sindaco, che lo ha inteso come un’alternativa più efficiente e veloce del PAT, dimostra la idiosincrasia dei nostri amministratori per la corretta pianificazione del territorio.

È vero che la Variante 29 cerca di evitare nuovo consumo di suolo e di concentrare le attività edilizie nel recupero degli ambiti degradati all’interno del cosiddetto tessuto urbano consolidato; ma i risultati non sono così positivi come i nostri amministratori ci vorrebbero far credere.

Nassar. Una delle zone paesaggisticamente più interessanti, quella del Nassar a Parona, sulla riva dell’Adige, rischia di essere cementificata. La proprietaria dell’area, la società Adige Jewels, ha presentato una nuova proposta di edificazione, con volumi più ridotti, chiedendo di inserirla nella Variante 29. Se così fosse e se non venisse bloccata dagli organi di controllo e di tutela del paesaggio, come la Soprintendenza, quella zona sarebbe edificata, con tutte le relative conseguenze. Attualmente, con la denominazione “Le Porte della Città al Nassar di Parona”, è inserita nel PAQE (Piano d’Area Quadrante Europa) regionale. Il solo modo per l’Amministrazione Comunale di evitare una lottizzazione, più o meno grande, in una zona a pochi metri dall’Adige e di possibile esondazione, è quello di chiederne l’esclusione di costruire in quell’area dalle previsioni del PAQE. Ma sinora non si è fatto nulla.

Località Nassar a Parona, Verona

Magazzini della Cultura. Con la giustificazione di riqualificare gli ambiti degradati, nella Variante 29 sono proposti progetti assurdi, come quello dei Magazzini della Cultura nell’area del Forte Santa Caterina al Pestrino, su un’area di 126.000 mq. L’idea di costruire una struttura, dove poter esporre, a rotazione, il patrimonio artistico chiuso nei depositi dei musei cittadini, e le imponenti scenografie di Fondazione Arena, ora conservate in altri magazzini, è molto buona, ma lo è molto meno la zona scelta per realizzarla.

Il progetto prevede una serie di edifici a forma di L, proprio di fronte al forte, di cui uno alto 9 metri, su una superficie di 16.000 mq, recuperati dalle demolizione delle palazzine militari dismesse e fatiscenti. La struttura avrà un grosso impatto paesaggistico, che impedirà il recupero naturalistico e storico del contesto ambientale in cui si vuole inserirla. L’area interessata è paesaggisticamente fragile e naturalisticamente molto importante. Andrebbe bonificata di tutti i residui edilizi recenti e rinaturalizzata. I Magazzini della Cultura, possono trovare gli spazi adeguati ad ospitarli in altre zone, urbanisticamente e paesaggisticamente più idonee, come L’Arsenale, in collegamento con il Museo di Castelvecchio.

Forte Santa Caterina, rendering dei magazzini della cultura

Forte Santa Caterina, rendering dei magazzini della cultura

Scalo Merci della Ferrovia. Sempre nella Variante 29 è previsto il finto parco urbano nello Scalo Merci della Ferrovia. È forse questo il caso più rappresentativo di trasformismo tra le promesse elettorali e la realtà. La promessa di un parco urbano alberato si è trasformata in un’operazione immobiliare, dove i nostri amministratori pubblici non hanno voluto/potuto trattare con le Ferrovie dello Stato per dotare la città di un vero parco. Su circa 500.000 mq, circa 250.000 sono destinati per sfruttamento edilizio a vantaggio delle Ferrovie. Ricordo che il Comune di Verona nel 1987, aveva regalato alle Ferrovie 180.000 mq di terreno del Consorzio ZAI per la realizzazione della scalo nell’area del Quadrante Europa.

Masterplan Central park, Verona

Masterplan Central park, Verona

Polo Culturale ai Magazzini Generali. Questa interpretazione dell’urbanistica ha fatto fallire il progetto di Polo Culturale ai Magazzini Generali, ridotto a centro commerciale e direzionale.

Piano Folin. Tutto questo ha consentito a Cariverona di liberare gli edifici ex Unicredit nel centro storico. Operazione che ha portato al cosiddetto Piano Folin che, se realizzato, determinerà la fine del nostro centro storico come contesto abitativo, per trasformarlo in una zona di consumo turistico e commerciale.

Variante Verde. La stessa Variante Verde, che l’assessore Segala ha presentato come “Un nuovo provvedimento che punta al contenimento del consumo del suolo…” in realtà risponde a logiche diverse: la Variante Verde non può incidere sul PAT e quindi se cancella la possibilità edificatoria su una determinata area gli stessi volumi possono essere spostati in un’altra zona del Comune.

Federico Sboarina, Alessandro Mazzucco, Marino Folin

Federico Sboarina, Alessandro Mazzucco, Marino Folin

Consumo del suolo. Il rapporto Ispra del 2020 dice che il Veneto rimane in testa alla classifica per consumo di suolo a livello regionale; mentre il Comune di Verona, con 5.651 ettari consumati nel 2019, è secondo nella nostra regione, dopo Venezia. Il PAT di  Verona prevedeva un aumento di 25.000 abitanti e conseguenti nuove cubature per circa 4,8 milioni di mc. L’aumento della popolazione non c’è stato, ma i mc sono rimasti e la Variante Verde non li può cancellare.

Parco della Collina. Rammento che nel 2007 si è formalmente costituito il Parco della Collina, ma da allora non sono seguite le norme necessarie alla reale tutela dell’area. Questa mancanza la dice lunga sulla volontà di conservare il nostro paesaggio.

Borgo degli Ulivi, Quinzano, Verona

Borgo degli Ulivi, Quinzano, Verona

Piano Casa. Per effetto del Piano Casa, messo a regime dalla Legge Regionale 14/19, sono concessi significativi aumenti volumetrici che interessano gli spazi vuoti quali cortili e giardini. Sono permessi raddoppi delle costruzioni in zone paesaggisticamente fragili come quelle collinari. Un esempio sono i tre invadenti e impattanti cantieri edilizi ai piedi del Santuario della Madonna di Lourdes. In questi casi ci si chiede a cosa serva la Soprintendenza. Ma la nostra Amministrazione avrebbe dovuto provvedere alla conservazione degli immobili e degli ambiti paesaggisticamente, storicamente e culturalmente pregiati, individuandoli e schedandoli, fornendo indicazioni chiare sul tipo di interventi concessi e sul loro grado di tutela. Non si è fatto nulla.

Va infine detto che il TAR veneto non aiuta di certo la nostra Amministrazione a bloccare progetti edilizi in zone paesaggisticamente fragili e da tutelare. Due esempi sono la lottizzazione di San Rocchetto a Quinzano e quella Ai Tigli a Montorio, dove il TAR Veneto ha dato torto al Comune e, per il momento, concesso alla società di Leardini di costruire.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

Written By

Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

2 Comments

2 Comments

  1. Flavio Andreis

    06/06/2021 at 16:05

    E lo sbandierato parco a Veronetta ex-caserma? E i marciapiedi a pezzi di Interrato Acqua Morta da Ponte Navi a Via Carducci? E le buche di ogni tipo nelle vie anche centrali?

  2. Gianni Falcone

    07/06/2021 at 11:05

    Ma non è tutto. Quell’assessorato ha anche la delega alla “Programmazione degli interventi per abbattimento barriere architettoniche”.
    Nulla è stato fatto, salvo l’approvazione del PEBA (Piano eliminazione barriere architettoniche) uno studio abbondantemente pubblicizzato ma destinato al solo centro storico e che a distanza di quasi tre anni dall’adozione non ha generato alcun effetto pratico benché supportato da una dotazione di oltre sei milioni di euro.
    La mobilità pedonale per i disabili, gli anziani e le persone con difficoltà motorie è molto compromessa e spesso pericolosa a causa di passaggi pedonali non segnalati, mancanza di rampe, buche e ostacoli vari.
    I soli disabili gravi in Italia sono il 5% della popolazione, quindi a Verona 12500 in cifra tonda e ognuno di essi è affiancato da una persona che presta assistenza.
    25000 cittadini – un decimo della popolazione veronese, ma non solo questi – che non possono godere del diritto alla mobilità riconosciuto a tutti.
    Questo, alla luce del rispetto della dignità delle persone e dei loro diritti, trovo che sia molto più grave dei pur disastrosi episodi urbanistici.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Firma la petizione

Meno agitazione più informazione. Abbonati a Verona In

Campagna abbonamenti Verona In

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement

Facebook

Altri articoli

Politica

A destra il problema è trovare la coalizione vincente mentre a sinistra un PD egemone pretende di dettare le regole ai possibili alleati

Cultura

Tra giugno e ottobre 2021 Verona celebra il Sommo Poeta con una mostra diffusa in collaborazione con Ravenna e Firenze.

Ambiente

Ferrari, Traguardi: «La sostenibilità è driver per la crescita economica, ma Pums e Paesc sono incoerenti tra loro e con la linea europea».

Advertisement