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Opinioni

Tassa di successione: sguardo al futuro o errore logico dal passato?

Letta ha sollevato un problema vero ed ha piantato la sua bandierina, ma quello che conta è la riforma generale del sistema fiscale.

Tassare il patrimonio delle persone più ricche per dare una dote ai diciottenni più poveri e permettere loro di costruirsi un futuro migliore. È questa la proposta del neo segretario del PD Enrico Letta, e sembra una cosa di sinistra, senza aggravio del debito pubblico, con l’obiettivo di ridistribuire ricchezza e riavviare il cosiddetto ascensore sociale.

Il Presidente del Consiglio Draghi, l’ha abilmente svicolata, prima con una critica da sinistra: “è il momento di dare e non di prendere”, e subito dopo, con una stoccata da economista: “va vista all’interno di una complessiva riforma della fiscalità”.

In realtà il problema posto da Letta è serio e merita attenzione e riflessione, occorre infatti che siano poste maggiori risorse sui giovani e sulla loro formazione nella scuola e nell’approccio al mondo del lavoro. Le risorse si prendono dove ci sono, ripete spesso anche il sindacato, e chi ha patrimoni oltre i 5 milioni di euro può pure contribuire con una tassa di successione del 20% simile a quella presente in altri Paesi europei.

Bisognerebbe tuttavia uscire dalla logica che per finanziare una nuova spesa sia necessario individuare una nuova tassa. Questo metodo ha già portato in passato a complicare il sistema fiscale e la sua gestione, mentre è più corretto parlare di fiscalità generale per finanziare l’insieme di tutte le spese correnti. Questa logica di cercare sempre un introito per ogni spesa, rischia solo di mettere gli uni contro gli altri, e nel caso specifico anche fomentare uno scontro generazionale.

L’Italia soffre di mancanza di crescita economica e di forte disuguaglianza sociale, che poi le due cose sono tra loro correlate, perché le crisi da sempre le pagano i più poveri con il peggioramento delle loro condizioni di vita e l’aumento delle disparità, mentre le stesse disparità sociali sono di freno alla crescita economica. Come uscirne? Solo la crescita economica può aiutare a spezzare questo circolo vizioso.

Nella proposta di Letta sulla tassa di successione, però, non c’è crescita economica, perché quando si prende da una parte per dare la stessa quota ad altri, la somma è pari a zero, ed anzi spesso la manovra rischia di creare l’effetto contrario. Non contribuisce granché nemmeno a ridurre le disuguaglianze dato che sarebbero messi in gioco meno di 3 miliardi di euro l’anno, meno di 0,2 punti PIL. Troppo poco.

L’aumento della tassa di successione servirebbe a dare una dote di 10.000 euro al compimento del diciottesimo anno di età, con vincoli di spesa controllati, a 280.000 giovani meno abbienti che sono circa la metà dei neo diciottenni annuali. Ma cosa vuol dire esattamente una dote in questo contesto? Sembrano tanti 10.000 euro, e lo possono essere in qualche caso, ma sono in realtà poca cosa se devono servire per pagare un percorso universitario o avviare una attività o una start-up.

La Costituzione italiana all’art. 3 afferma che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto l’eguaglianza dei cittadini“, ma davvero si pensa che 10.000 euro una tantum siano sufficienti per pareggiare il conto delle disuguaglianze socio economiche e dare a tutti i giovani le stesse opportunità?

Monetizzare la disuguaglianza sociale assomiglia molto alla logica del Jobs Act con il denaro dato al lavoratore in cambio del licenziamento, dentro una logica neo liberista che non dovrebbe appartenere per nulla ai valori storici del PD. Occorre invece ripartire dai redditi da lavoro, salari e stipendi, che soprattutto nei giovani sono del tutto insufficienti oltreché precari, ed aumentare il livello dei servizi offerti con maggiori finanziamenti alla scuola, l’università, la ricerca e borse di studio.

Letta, con la tassa di successione ha sollevato un problema vero ed ha piantato la sua bandierina, ma quello che conta è la riforma generale del sistema fiscale, che arriverà prima di quanto si immagini, ed è lì che dovrà tenere gli occhi ben aperti.

Claudio Toffalini

Written By

Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

2 Comments

2 Comments

  1. M.

    05/06/2021 at 11:52

    Sottoscrivo le sue riflessioni, sig. Toffalini. In Italia serve l’applicazione di qualcosa che in Costituzione già c’è, ovvero l’art 53.che afferma l’utilità ed il diritto dovere di un sistema basato sulla progressività. Poi occorre incentivare lavoro ed assunzioni, sottraendo reddito di cittadinanza ed altri interventi che da soli non bastano, perchè non hanno un termine e nemmeno una progettualità. Occorre che lo Stato intervenga nel privato e che questo tenda una mano al pubblico, altrimenti ci ritroveremo situazioni drammatiche, come gli eventi della Val Seriana e della sanità lombarda.
    Un caro saluto.
    M.

  2. ODC

    07/06/2021 at 16:41

    D’accordo su tutto ma la tassa di successione quando c’è , è da paradiso fiscale.

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