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Cattolica e l’inevitabile declino di una amministrazione incolore

È ora evidente la finalità dell’ingresso di Generali in Cattolica: una presenza intermedia come premessa all’acquisizione completa.

In questi giorni la stampa nazionale e locale hanno presentato tre notizie che sembrano aver posto fine alle vicende dello scontro interno che ha caratterizzato l’ultimo anno e mezzo di Cattolica Assicurazione. Innanzitutto, il pm della Procura di Verona ha archiviato per infondatezza, il procedimento contro i massimi dirigenti aziendali del tempo circa le modalità di svolgimento delle assemblee del 27 giugno e del 31 luglio 2020, nelle quali si decise il passaggio della società da cooperativa a Spa come richiesto dal nuovo socio Generali contestualmente al versamento di 300 milioni di ricapitalizzazione dei 500 chiesti dall’Ivass.

Successivamente, il nuovo cda ha reso noto che, nel primo trimestre di quest’anno, il titolo di Cattolica è volato in Borsa, facendo balzare il valore dell’azione a 6 euro. Da ultimo, il cda di Generali ha deciso di porre fine alla situazione attuale proponendo un’Opera pubblica di acquisto al 100% su Cattolica, con l’obiettivo di integrarla nel gruppo eliminando il suo titolo in Borsa.

È ora evidente la vera finalità dell’ingresso di Generali in Cattolica: una presenza intermedia come premessa all’acquisizione completa. Per questa operazione Generali intende spendere 1,8 miliardi per acquisire il 100% del pacchetto azionario pagando il titolo 6,75 euro. In ogni caso, l’operazione si riterrà positiva se riuscirà a raccogliere almeno il 66,67%. Sull’Opa è necessario il parere dell’attuale cda per chiarire se si tratta di un’Opa ostile o consensuale, ma non ci saranno problemi da parte di un cda eletto recentemente sulla base degli indirizzi di Generali.

Una operazione di acquisto così tempestiva e determinata manifesta   che Cattolica non era nelle condizioni di difficoltà così gravi come era stata presentata dall’ex presidente Bedoni per giustificare la sua consegna a Generali, al punto da accettare le condizioni radicali di quest’ultima, nonostante avesse investito soltanto 300 dei 500 milioni indicati da Ivass.

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Forse anche perché l’unica grave deficienza, denunciata e criticata con inusuale durezza dalla stessa Ivass, è stata quella del consiglio di amministrazione di allora, presidente in testa, più dedito agli scontri interni che a una oculata gestione finanziaria della società. Circa la decisione del pm di considerare valide le suddette assemblee, credo che le stesse siano state convocate nel rispetto formale delle regole possibili in un contesto eccezionale di pandemia, ma ciò non cambia di una virgola la responsabilità di convocare in questo modo una assemblea con all’ordine del giorno, inserito all’ultimo momento, addirittura di cambiare sic et simpliciter la natura dell’impresa frutto di oltre 125 anni di storia.

Certo, non si sarà compiuto alcun reato, ma alle migliaia di soci, che sono stati il corpo e l’anima della società, è stato sottratto, nella sostanza, il diritto di decidere consapevolmente sulle sorti della loro impresa. Ciò che l’art. 54 della nostra Costituzione prescrive per coloro ai quali sono affidate funzioni pubbliche, cioè di adempierle “con disciplina e onore” dovrebbe valere anche per chi esercita rilevanti responsabilità collettive in ambito economico e sociale. Quindi, anche il non aver compiuto reati, mantiene tutta la pervicacia di aver deciso di cambiare, a tamburo battente, proprio quell’identità per la quale Bedoni era stato nominato.

Del resto, per capire il senso di questa operazione di acquisto di Cattolica a prezzo di saldo da parte di Generali, rispetto agli interessi della città di Verona, basta constatare che mentre il necessario, ulteriore investimento di 200 milioni, secondo le indicazioni di Ivass, sarà oggetto di ulteriore negoziato, Cattolica ha deciso, in occasione di una ricapitalizzazione della Fiera, di ridurre della metà la propria partecipazione che finora è stata del 7,05%. Alla luce di tale comportamento la telefonata dell’ad di Generali al sindaco di Verona, per informarlo, a scelta formalmente decisa, manifesta una sostanziale ipocrisia e riduce il primo cittadino ad un ruolo decorativo.

Purtroppo, un ruolo che corrisponde ai silenzi interessati della politica locale in tutta questa vicenda, e che spiega la progressiva perdita o il ridimensionamento di gran parte delle partecipazioni del Comune, dall’aeroporto alle banche, dall’Agsm, fusasi con la vicentina Aim senza risolvere i problemi del nostro territorio, alla medesima sorte della Fiera che rimane in attesa di chi vorrà comprarla. Tutto questo per Verona si chiama declino, come inevitabile esito di una amministrazione incolore che cerca di sopravvivere a spese della città e del suo futuro.

Luigi Viviani

Written By

Luigi Viviani negli anni Ottanta è stato membro della segreteria generale della CISL, durante la segreteria di Pierre Carniti. Dopo aver fondato nel 1993 il movimento dei Cristiano Sociali insieme a Ermanno Gorrieri, Pierre Carniti ed altri esponenti politici, diviene senatore della Repubblica per due legislature. Nel corso della legislatura 1996-2001 è stato sottosegretario al Lavoro con il ministro Cesare Salvi; nella successiva, vicepresidente del gruppo dei Democratici di Sinistra al Senato. viviani.luigi@gmail.com

1 Comment

1 Comment

  1. ODC

    02/06/2021 at 13:45

    Chi sappia leggere ,scrivere e far di conto non poteva non capire che l’arrivo di Generali in Cattolica era la cronaca di una morte annunciata.
    A memoria , ma mi posso tranquillamente sbagliare, mi ricordo di una partecipazione importante di Generali in AXA che pareva strategica : poi Generali provò una OPA ostile che scatenò l’intervento di un cavaliere bianco come Allianz , primo player a livello europeo, consentendo a AXA , secondo player europeo, di rimanere indipendente.
    Faccio due considerazioni :
    -La prima a livello economico: Cattolica era un boccone saporito e a quei prezzi( Buffet l’ha pagata di più) diventa un affare privilegiato . Generali , che sa far di conto, ha messo a disposizione metà del suo tesoretto per l’acquisto.
    E Generali non chiede mai i soldi di altri al mercato per fare acquisti.Paga di tasca propria.
    -La seconda a livello politico:
    L’Ingegner Sesana , A.D. Di Generali chiama il Sindaco e come in una gentile excusatio non petita , spiega all’inconsapevole Sindaco cosa è successo.
    Sboarina sarà un cane da guardia della veronesità.Ipse dixit:Generali sarà ora serena .
    Sboarina e Paternoster( intervista ieri a una tv locale) paladini di un localismo da nani ( prima gli italiani , anzi no prima i veneti anzi meglio prima i veronesi) all’arrivo di un barbaro triestino si lanciano contro la classe politica e imprenditoriale rea di non aver capito il pericolo.
    L’anno scorso Paternoster e Valdegamberi erano stati protagonisti di una conferenza stampa a base di spritz e tramezzini sul Liston dove non si era capito e definito nulla.
    Sboarina è il figlioccio scapestrato di quella classe imprenditoriale e politica che ora contesta.
    A vero dire , un appunto , non di più , vorrei farlo anche alla opposizione. Lo scorso anno in piena campagna elettorale inizia questa telenovela : uno , dico uno che abbia portato in discussione questo tema : Lorenzoni, ahinoi , si era schierato addirittura contro l’arrivo di Generali.
    Certamente a Padova dovevano liberarsi di un vicesindaco per giochi interni , ma dal PD veronese qualche genio incompreso deve aver suggerito la posizione da prendere.
    E così a Verona mentre migliaia di vecchi soci di Cattolica erano stati spogliati di tutto , mentre un patrimonio della città era sottratto alla città stessa , il centro sinistra si faceva forte di argomenti inconsistenti visto il risultato finale : cioè mentre Zaia aveva preso il centro mediatico di tutto loro partecipavano a dibattiti truccati.
    Concludo : tutto ciò è la premessa per le prossime comunali . Ultima chiamata per il centro sinistra .
    Con tutto rispetto pe la intelligenza e l’umanità di Tommasi il candidato doveva essere Minali ex A. D. di Cattolica , cacciato con ignominia da Bedoni nel silenzio complice di tutti.

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