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Il Laboratorio Autogestito Paratodos il 31 maggio in Piazza Dante a Verona
Il Laboratorio Autogestito Paratodos il 31 maggio in Piazza Dante a Verona

Interviste

Migranti ed emergenza abitativa, si mobilitano le associazioni scaligere

INTERVISTA – Lorenzo Rocca (Paratodos): «Il Comune deve semplificare e facilitare la concessione della residenza a chi non ha fissa dimora»

Lunedì 31 maggio il Laboratorio Autogestito Paratodos  ha organizzato in Piazza Dante a Verona l’agorà pubblica I diritti non sono un’emergenza per dialogare e confrontarsi sulla tematica dell’accoglienza nei confronti dei migranti. «Noi pensiamo che il diritto alla casa, ad un’abitazione degna di questo nome sia un diritto inalienabile di cui tutti devono poter godere». Lorenzo Rocca, membro di Paratodos, fa il punto della situazione, in particolare sui temi di emergenza abitativa e diritti umani.

– Innanzitutto, cos’è il Laboratorio Autogestito Paratodos?

Rocca. «Difficile definire cosa sia il Laboratorio. Abbiamo uno spazio aperto in Corso Venezia 51, politico, di accoglienza, di interazione con il quartiere e con la città. Ovviamente abbiamo una visione radicalmente alternativa rispetto alla società in cui ci troviamo oggi e da questo spazio cerchiamo di fare un’azione politica che sia concreta e di interazione, di lotte dal basso, contro varie forme di ingiustizia che sono lampanti in questa società. C’è poi anche il versante dell’attività culturale, con presentazioni di libri, concerti, film, teatro. All’interno del Paratodos convivono anche altre realtà, altri collettivi, come il Laboratorio del Teatro Popolare, la Palestra Popolare, la Scuola di Italiano e il Sindacato Adl Cobas»

– Il nome dell’evento, “I diritti non sono un’emergenza”, com’è nato?

Rocca. «I diritti non sono un’emergenza si riferisce soprattutto al discorso della casa. Questa manifestazione è l’ennesimo passo di una lotta che è partita a fine aprile quando, grazie alla Scuola di Italiano, abbiamo intercettato i ragazzi nei dormitori comunali che dopo l’emergenza freddo il 31 marzo sarebbero stati buttati in strada. Poi il Comune ha prorogato di un altro mese, ma al 30 aprile erano già per strada. Ci siamo battuti e abbiamo cercato di strappare un altro prolungamento che subito non siamo riusciti a ottenere, perciò li abbiamo ospitati presso la nostra sede, dopodiché è stato concesso un altro mese di permanenza. Ma alla fine di maggio siamo punto e a capo».

– Sostenete che mancano provvedimenti che assicurano sistemazioni abitative dignitose. È ancora una tematica così scottante il diritto al tetto?

Rocca. «Direi proprio di sì. Sono moltissime le persone, e non solo stranieri, ma anche italiani che hanno il problema della casa. I prezzi sul mercato sono altissimi e agli stranieri spesso le case non vengono date in affitto. Noi abbiamo fatto un po’ di ricerche e abbiamo scoperto che la stessa abitazione era disponibile per gli italiani ma non per gli stranieri. Adesso c’è anche il blocco degli sfratti che non appena scadrà lascerà parecchie centinaia di persone nuovamente con il problema della casa. Inoltre, c’è anche la questione della sanatoria ai richiedenti asilo. Molti che hanno chiesto il permesso di soggiorno per lavoro hanno perso il diritto all’accoglienza nei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) e sono stati cacciati perché non hanno più diritto a stare lì. Adesso pare che il Comune una soluzione – sempre all’ultimo momento – l’abbia trovata».

Lorenzo Rocca

– Avete incontrato l’assessora ai Servizi Sociali Daniela Maellare, cosa avete proposto?

Rocca. «Sicuramente per quanto riguarda i soggetti più vulnerabili, fondamentalmente quelli che hanno bisogno dei dormitori, chiediamo che si superi questa distinzione tra accoglienza ordinaria e accoglienza straordinaria. I dormitori devono avere più posti a disposizione, non solo per l’inverno ma per ogni necessità. Inoltre, abbiamo chiesto basta sgomberi, perché il fatto che il Comune da un lato butta fuori la gente e dall’altro sgombera le case in degrado occupate dagli stessi sfollati ha scatenato la nostra indignazione. Ma vorremmo andare oltre. Il diritto alla casa deve essere stabile e per tutti, altrimenti non è un diritto. E quindi vogliamo fare pressione sul Comune in primis, affinché avvii delle politiche per superare l’emergenza».

– Le politiche della casa sono una delle deleghe dell’assessore Arnaldo Toffali— 

Rocca. «Agec e Ater hanno tantissimi appartamenti sfitti, bisogna investire nell’edilizia popolare. Siamo andati anche a parlarne con l’assessore Toffali e la risposta è stata che per le associazioni soldi non ce ne sono. I soldi probabilmente ci sono, basta guardare cosa sta arrivando dall’Europa, si tratta di decidere come e dove spenderli. C’è questo problema che molti non vogliono affittare a chi è migrante e senza contratto stabile, perché pensano di correre un rischio. Il Comune dovrebbe istituire un fondo a tutela dei proprietari di case disponibili ad affittare i loro immobili a lavoratori migranti, che interverrebbe in caso di difficoltà a pagare qualche mese d’affitto».

– Altro snodo cruciale è la questione dei documenti che non è sempre facile ottenere.

Rocca. «È passato un anno da quando è scaduto il termine per fare domanda e solo adesso hanno cominciato a convocare le persone per rilasciare i permessi di soggiorno. Il diritto ai documenti è un tema su cui bisogna insistere. Senza quelli non puoi avere un contratto di lavoro, non ti affittano la casa. Il Comune deve semplificare e facilitare la concessione della residenza a chi non ha fissa dimora, ma che vive sul territorio veronese. Sarebbe un passo importantissimo per cominciare a riconoscere dei diritti. Il problema è quello, avere diritti, uscire dalla precarietà. Perché questa massa di gente che si trova in uno stato di incertezza diventa ricattabile. Per esempio, i ragazzi che abbiamo intercettato noi lavorano, ma sono sfruttati, sottopagati. E allora viene da pensare che a qualcuno faccia comodo questa fascia di marginalità».

Francesca Colia

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