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Il Vangelo

Dio è relazione, comunione, fraternità… e anche noi lo siamo

A chi ti chiede chi è Dio o che cosa è la Trinità non cercare di rispondere con un ragionamento, ma con un gesto d’amore.

Dal Vangelo di Matteo
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Matteo 28,16-20

Quante volte ci siamo posti la domanda: ma chi è Dio? Ma esiste veramente Dio? Quante domande… quanti dubbi. Il Vangelo di oggi ci invita a riflettere sul mistero di Dio. Per noi cristiani quel poco che sappiamo di Dio è quello che ci ha rivelato Gesù di Nazaret. E come ci racconta Dio? Gesù non ci dice mai chi è Dio con un ragionamento, ma che cosa fa Dio per noi. Per Gesù Dio è un “Padre” che si prende cura di noi. Non ci punisce, ci perdona. È un “Figlio”, che si fa uno di noi, per insegnarci a vivere. È lo “Spirito”, che è dentro di noi, per aiutarci, darci il coraggio di vivere.

Pensate quante volte nella nostra vita facciamo il segno di croce: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo. È la sintesi della nostra fede. Per Gesù la Trinità non è un concetto da capire o da dimostrare, ma un “dono” da accogliere, un “mistero” da contemplare e da vivere.

E che cosa vuol dire allora vivere, credere in un Dio-Trinità? Per Gesù dire che Dio è Trinità, vuol dire che Dio è relazione, comunione, fraternità. Quindi se Dio è relazione e, come dice la Bibbia nella Genesi, l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, anche noi, anch’io sono relazione. Lo confermano i grandi filosofi del ‘900: Martin Buber: “in principio è la relazione”, Hannah Arendt: “il nostro io è un io plurale”, Raimon Panikkar: “tutta la realtà (creato, uomo, divino) ha una struttura trinitaria”.

Che tutto è in relazione, che tutto è connesso, ce lo ha insegnato anche la pandemia che stiamo vivendo. Se da una parte siamo stati costretti a vivere distanziati, dall’altra sentiamo sempre più il bisogno di ritrovarci, di abbracciarci, di toccarci. E come dice papa Francesco: dobbiamo renderci conto che non ci si salva da soli, ma assieme. Ognuno di noi è un incrocio di relazioni. Nessuno può pensarsi senza l’altro. Tutti dobbiamo dire: “Per essere me stesso, ho bisogno di te”. Divento me stesso soltanto incontrando gli altri. Perciò credere nel Dio-trinità vuol dire che per realizzare noi stessi e diventare veramente quello che siamo, dobbiamo vivere uno stile di vita “trinitario” cioè di comunione, di rispetto e di accettazione di tutte le diversità. Chi non rispetta il diverso, non rispetta Dio.

Se Dio è amore e relazione vuol dire che Dio è là dove ci sono delle persone che si amano. Vuol dire che l’amicizia profonda tra le persone, diventa il luogo privilegiato dove abita Dio, e quindi dove io posso veramente incontrare Dio.

Che cosa ci ha insegnato Gesù? “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati”. Siamo fatti per amare ed essere amati. Perché la solitudine ci fa paura e ci fa cadere in depressione? Perché è contro natura. Allora a chi ti chiede chi è Dio o che cosa è la Trinità, non cercare di rispondere con un ragionamento, ma con un gesto d’amore.
Regalagli un sorriso, una carezza, un abbraccio.
E’ il modo migliore per “parlare” di Dio.

Don Roberto Vinco
Domenica 30 maggio 2021

DUE CHE SI ABBRACCIANO SONO L’IMMAGINE PIÙ BELLA DEL DIO TRINITÀ
«Al termine di una giornata,
puoi anche non aver mai pensato a Dio.
Ma se hai creato legami,
se hai procurato gioia a qualcuno, tu hai fatto
la più bella professione di fede nella Trinità»

Ermes Ronchi
Monaco, teologo e poeta

 

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1 Comment

1 Comment

  1. ODC

    03/06/2021 at 20:28

    I Vangeli sono un monito. La Parola si è fatta carne: ma l’immagine è la croce . L’esempio è quello. C’è una modalità di insegnare che non fa sconti.

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