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Il paradosso dell’artigianato, manca manodopera qualificata

Confartigianato rende noto il report sulle assunzioni nel 2021, da cui emerge un’impennata di nuove richieste di operai nel mercato scaligero

Alla luce del dibattito relativo allo sblocco dei licenziamenti previsto dal Decreto Sostegni bis si è espressa anche Confartigianato.
«Nell’artigianato non si pensa a licenziare ma ad assumere. Molti settori sono in piena ripresa, anche se non si è ancora tornati ai livelli del 2019 – spiega Roberto Boschetto, Presidente di Confartigianato Imprese Veneto – penso ad esempio alla metalmeccanica, comparto nel quale le aziende sono costantemente alla ricerca di personale qualificato. E questo non è l’unico settore nel quale prevale l’ottimismo. L’edilizia è alle prese con gli effetti positivi del superbonus, ma per agganciare la ripresa ha bisogno di contare su personale qualificato e costantemente aggiornato»

Nel report sul mercato del lavoro in Veneto di VenetoLavoro è possibile confrontare l’andamento delle assunzioni nei mesi di marzo e aprile nel triennio 2019-2021 da cui emerge – partendo dal 2019 quando si registrarono 107.724 assunzioni – un recupero nel 2021 (66.664 pari a un -38%) rispetto al -61% (42.327 assunzioni) del 2020 in pieno lockdown. Un chiaro segnale di ripresa ancora più evidente se si guarda al manifatturiero (-17% nei primi 4 mesi del 2021 contro il -26% dello stesso periodo 2020) e all’edilizia (-19% invece del -34%), due comparti strategici per l’artigianato veneto.
Per quanto riguarda i numeri del territorio veronese, al 30 marzo 2021 le imprese artigiane erano 24.557 ed impiegavano 57.640 addetti. Le previsioni del Progetto Excelsior di Unioncamere stimavano inoltre un fabbisogno totale di 8.020 figure professionali, di cui solo 1.220 non qualificate.

«Una buona fetta di queste figure sarà assorbita dall’artigianato, che in questi giorni, più che porsi il problema dei licenziamenti, sta cercando di incentivare i giovani a intraprendere studi tecnici che possano permettere loro un lavoro soddisfacente – aggiunge Roberto Iraci Sareri, Presidente di Confartigianato Imprese Verona e Vicepresidente regionale –. È innegabile si sia perso e si stia perdendo troppo tempo attorno al progetto di riforma degli ammortizzatori sociali e all’introduzione di politiche attive. Proprio qui sta il problema: è molto probabile che la crisi dettata dalla pandemia lasci presto il posto ad una ripresa che vedrà alcuni settori che hanno bisogno di lavoratori e che rischiano di vedere compromessa la loro produttività per carenza di personale. Se quindi è stato opportuno il blocco dei licenziamenti il Paese ora deve essere pronto nel gestire gli esuberi di alcuni settori economici, compensandoli con la richiesta di personale sempre più urgente di altri».

E come soluzione parziale al problema Confartigianato propone di ripensare la NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) in chiave produttività.
«Magari togliendo la progressiva riduzione dell’assegno a fronte dell’obbligo di accettare un nuovo impiego – conclude Iraci Sareri –. Potrebbe essere un unico ammortizzatore sia in costanza sia a fine rapporto e dovrebbe, accanto alla garanzia di un reddito, avere tutti gli strumenti per il reimpiego. Ma deve essere rivisto nell’aspetto economico per garantire un vero reddito e in quello dell’obbligo ad accettare il reimpiego».

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