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Le verità sul consumo di suolo, la sinistra lamenta poca chiarezza

Il Piano di Assetto del Territorio non viene ben digerito dall’opposizione, che accusa l’Amministrazione di confusione e scarsa trasparenza

Nemmeno il tempo di approvare il Piano di Assetto del Territorio che nascono subito polemiche da parte delle opposizioni. Incentrato sul contenimento del consumo di nuovo suolo, il piano dovrebbe rappresentare un cambio di rotta rispetto alla politica urbanistica del passato. L’Amministrazione ha infatti deciso di non pianificare la destinazione d’uso delle risorse, con l’obiettivo di ridurre il consumo di terreno non ancora urbanizzato, pur specificando che si tratterebbe eventualmente di opere di grande interesse pubblico.
Ma Partito Democratico e Verona e Sinistra in Comune non sono d’accordo.

Il PD accusa l’Amministrazione del mancato impegno per l’aggiornamento del PAT, ritenuto vecchio di dieci anni e non più rispondente ai bisogni della città, puntando sul rilancio della piantumazione di alberi. «Non comprendiamo di che cosa dovremmo essere grati all’assessore all’urbanistica Segala, se di aver ottenuto dalla Regione 100 ettari di suolo da consumare oppure di aver detto che non li cementificherà. Visto che si tratta di superfici più che rilevanti – proseguono dal gruppo consiliare comunale – vorremmo sapere da lei e dal Sindaco Sboarina se questa massa di suolo potenzialmente edificabile serve oppure no allo sviluppo della città»

Per Michele Bertucco «la riserva di cemento sulla quale il Comune può contare è già sterminata, e ciò rende ancora più riprovevole che l’amministrazione non abbia chiesto alla Regione Veneto di ricalcolare i parametri della Legge sul consumo di suolo, ben sapendo che il Comune aveva trasmesso dati gonfiati». Attacca poi la legge regionale «mentre sostiene di voler frenare la cementificazione, consente di costruire in deroga alla pianificazione vigente in tutte le aree appresso ai caselli autostradali e ogni volta che definisca come “strategico” un intervento urbanistico. Non c’è nessuna inversione di tendenza e questo è bene che emerga nelle sedi competenti. Il PAT va rivisto non solo perché gonfiato ma è anche sovradimensionato».

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