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Lettere

Amo la mia città dal profondo del cuore. Immaginate se Verona…

Vorrei un’amministrazione cittadina che non pensasse solo a progetti faraonici ma al benessere dei cittadini nella vita di tutti i giorni

Conosco tutte le vie, i palazzi, le piazze di Verona, e nonostante questo ogni volta che posso e che ho un po’ di tempo libero cammino col naso all’aria per cogliere quei dettagli che finora mi sono sfuggiti, particolari che rendono ogni cosa unica e apprezzabile.

Quello che in assoluto amo di più di Verona però è che sento la storia scorrere in ogni suo sassolino e breccia in un muro; testimone di epoche ormai passate, Verona te le ripropone in ogni suo scorcio. È una città che vive di presente e di passato, e questo mi affascina. Mi attrae questa sua dimensione umana, perché la storia è fatta di uomini e donne che con le loro azioni hanno plasmato il tempo e cercato di definire un futuro migliore.

Dentro una splendida città vivono persone che lavorano, sognano, combattono con i problemi di ogni giorno, si deprimono di fronte alle perenni insolute difficoltà e comunque il giorno dopo ripartono cercando in tasca un’altra briciola di energia per fronteggiare il destino. In ogni epoca e ancora di più in questo periodo di pandemia. Penso che proprio alle persone vadano rivolte le attenzioni e le cure di ogni amministratore, per cercare di migliorare le situazioni che per vari motivi sono in difficoltà ed incentivare uno sviluppo cittadino sostenibile e auspicabile.

Vorrei tanto che per una volta chi amministra Verona, invece di perdersi in faraonici progetti mai portati a termine, spesso mai iniziati, si voltasse verso le persone e si accorgesse delle loro diffuse fatiche.

Cimiteri verticali decorati da improbabili soli delle Alpi , inceneritori, tunnel corti o lunghi, stadi , linee di filobus iniziate e mai finite, palazzetti del ghiaccio…. In questi anni abbiamo visto di tutto e di più, disastrosi tentativi di “stupirci con effetti speciali”…. E vagonate di soldi credo se ne siano andate solo per avviare queste utopie.

Ma per le persone, per quelle che ogni giorno sono alle prese col traffico, con l’inquinamento, con l’insicurezza, con le corse per affidare i figli a nonni e scuole prima di andare sul lavoro, o sempre più spesso con la povertà perché il lavoro si è perso o non si trova, cosa è stato fatto?

E’ venuto il tempo di accantonare i progetti faraonici e voltarsi verso i cittadini, mettendo in essere azioni che li aiutino a vivere dignitosamente questo tempo complicato, che diffondano benessere dove si annida invece l’incertezza, la paura del domani, lo stress per una vita che è diventata una corsa ad ostacoli….

Così, mi capita spesso di fantasticare su quello che si potrebbe fare per le persone, per I cittadini che popolano la mia città, a cominciare dai bambini e dai ragazzi, eterni dimenticati che vengono sbandierati solo quando servono ad alimentare contrasti e raggranellare consensi. Gli spazi dedicati a loro sono più o meno limitati alla scuola, ai parchi giochi, ad alcune palestre che fanno attività sportiva a pagamento.

Perché non ripartire proprio da qui? A settembre torneranno a scuola e c’è da aspettarsi che la situazione si ripresenterà tale e quale a quella degli anni precedenti; le scuole sono ormai luoghi poco vivibili, con classi piene allo stremo, spazi per attività alternative alle lezioni striminziti o inesistenti. Facciamo una cernita di tutti gli spazi, comunali o di altra natura (parrocchiali ad esempio), e prepariamo per settembre un rientro con classi meno affollate, laboratori dove esercitare qualche attività pratica estremamente utile per lo sviluppo dei bambini; organizziamo pomeriggi sportivi gratuiti una o due volte alla settimana, nelle piscine comunali o in altri luoghi adatti, in modo che tutti possano accedervi senza dover sborsare cifre a volte consistenti, aiutando così anche tante famiglie in difficoltà.
L’ambiente in cui si lavora influenza fortemente il proprio senso di benessere o disagio; i giovani hanno bisogno di muoversi, di sperimentare, di toccare materiali diversi dalla carta. Se creassimo per loro ambienti più vivibili questo si ripercuoterebbe anche sul loro umore e sull’approccio alla scuola.

Un’altra cosa che non esiste nei nostri quartieri sono luoghi di aggregazione dedicati ai giovani. Per loro c’è la scuola e, finita questa, niente altro. Si ritrovano per strada o al parco giochi, spesso con grande contrarietà da parte del variegato popolo dei social che dedica a questi “sfaccendati” post infuocati. Perché non organizzare in ogni quartiere spazi, gestiti da educatori, utilizzabili dai ragazzi per attività ludiche, di studio o di progettazione autonoma, anche connessa con altri gruppi locali?

Pensiamo a quante attività si potrebbero concentrare in questi “contenitori”, anche con l’aiuto delle associazioni presenti sul territorio: sale prova per la musica, supporto psicologico ed emotivo per quest’età a volte irrequieta, seminari sull’utilizzo consapevole dei social network, attività culturali…

I ragazzi passano la gran parte del loro tempo libero per strada perché non ci sono strutture pensate per loro e molto spesso si sentono anche bacchettati dagli adulti perché “ciondolano” senza fare nulla. Se non ci sta bene, creiamo spazi che li accolgano.

E per i cittadini disabili e le loro famiglie la vita non è molto migliore: vogliamo dirlo che spesso per strada sono costretti a fare lo slalom fra passaggi strettissimi, macchine parcheggiate malamente e monopattini abbandonati? Cosa ci costa migliorare i percorsi da percorrere per facilitargli un po’ la vita? Dotare i giardini di giochi che possano essere utilizzati anche dai bambini in carrozzina, che spesso non trovano nulla per loro? Tenere presenti le fatiche dei loro caregiver? Sono persone che occupano la loro vita nella cura costante di un parente (di solito) che ha bisogno di assistenza continua. Si dovrebbero attivare per loro compensi e servizi di sostegno visto l’immenso compito che svolgono incessantemente per la società.

Si potrebbe andare avanti all’infinito; tutti abbiamo presenti le carenze cittadine nei confronti di chi è più sfortunato: le persone senza fissa dimora, i migranti, gli anziani ….. una lista interminabile!

Una società civile deve aiutare tutti i suoi membri e non accettare che la loro vita sia sempre più irta di difficoltà.

Perciò, per il futuro di Verona, sogno finalmente un’amministrazione che abbracci i suoi cittadini in una stretta materna; al di là della tanto ripetuta retorica del buon padre di famiglia, c’è bisogno ora di uno sguardo diverso: affettuoso, inclusivo, riparatore; uno sguardo che si distolga dalle grandi e a volte inutili cose e si concentri su quelle piccole ma infinitamente più importanti: le persone che fanno delle fredde mura una città viva.

Paola Lorenzetti

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7 Comments

7 Comments

  1. M.

    20/05/2021 at 21:48

    Gentile Signora Paola Lorenzetti. Lei non mi può vedere, ma mi sto inchinando innanzi alle sue parole. La sua testimonianza è autentica, senza filtri e densa di attenzione alla realtà. Qualche tempo fa ho inviato una lettera presso questo giornale dal titolo “I bambini non votano, per questo non interessano?” Metto in luce, quasi quanto lei, le inadempienze e la superficialità di un’intera società istituzionale.Se le va, dia uno sguardo. Non esagero se le dico che la sua lettera per Verona sia la più bella e toccante che abbia mai letto.
    https://www.verona-in.it/2021/03/21/i-bambini-non-votano-e-per-questo-che-non-interessano/
    La ringrazio di cuore.
    M.

    • Paola Lorenzetti

      21/05/2021 at 19:44

      Avevo già letto ed apprezzato il suo intervento, che in larga parte condivido. I giovani sono il nostro futuro ed una nazione che non cura i suoi giovani non ha futuro. Dovrebbero essere una nostra priorità ma, non si capisce perchè, in Italia sono sempre gli ultimi. Sono insegnante e col tempo ho avuto modo di capire che quello che sarà un giovane dipende molto dagli adulti che ha avuto occasione di trovare sul suo cammino. Seguo una piccola associazione che si occupa di prevenzione del disagio giovanile. Vorrei tanto che l’amministrazione cittadina mettesse in atto delle strategie per aiutare i nostri giovani, ne hanno assoluto bisogno. La ringrazio per le sue parole. Mi farebbe piacere discutere con lei di persona sull’argomento.

      • M.

        21/05/2021 at 22:31

        Gentile signora Lorenzetti, buonasera. Fa piacere il suo intervento. I giovani hanno bisogno di figure importanti, ma devono essere valorizzati da un’intera comunità. Un tempo esistevano i partiti politici che fungevano da catalizzatore e motivatore pedagogico, la Chiesa, il campetto dell’oratorio, i genitori quasi sempre austeri, le lettere che si scrivevano a penna ad un amico o alla propria amata…Queste sembrano cose semplici e banali, ma erano sinonimo di autenticità, cosa ormai offuscata dal culto ossessivo dell’immagine, che fa passare la magia dell’incontro. L’Italia, dagli anni ’90 del secolo scorso, non cresce a livello economico e culturale. Sono stati fatti tagli in molti settori sociali importanti, tra questi la società e la scuola, ma nonostante tutto non siamo cresciuti e non ci siamo arricchiti, anzi…Sono convinto che il disagio giovanile si fermi con l’unione delle varie forze della società. Enrico Letta e Mario Draghi litigano sulla tassa di successione per dare un contentino ai giovani, purtroppo. Certo, i soldi sono importanti e vanno valorizzati, ma il rischio è che non si consolidi l’istituzione scolastica e si pianifichi il mondo del lavoro in modo da non creare precariato. Le giovani donne e le giovani coppie in generale non vanno sussidiate, ma incentivate. Un discorso a parte meriterebbe il fenomeno dei cosiddetti bamboccioni. Ebbene, molti di questi, basandosi sulle statistiche della Fondazione Toniolo e sul senso critico, vorrebbero realizzarsi con una propria famiglia. Al Sud Italia è un problema molto critico, proprio perchè vengono a mancare gli strumenti di dialogo e dibattito culturale all’interno delle famiglie d’origine. Dire che un bambino che nasce è un debito e non il futuro della nazione è demagogia e scarsa lungimiranza.
        M.

        • Paola Lorenzetti

          22/05/2021 at 11:16

          La pensiamo allo stesso modo. Sono convinta che noi possiamo cambiare lo stato delle cose, chiedendo a gran voce quei cambiamenti necessari per dare finalmente ai giovani ciò che si meritano, da tutti i punti di vista. Dobbiamo ribadire la loro centralità, al di sopra di tanti altri argomenti di pura distrazione di massa. Sarà faticoso ma se ci mettiamo insieme in tanti si può fare. Buona giornata.

          • M.

            24/05/2021 at 07:09

            Certamente, soprattutto partendo dalla scuola primaria, dove in maniera subdola vengono messe in atto le prime discriminazioni tra bambini e bambine. La scuola italiana, giustamente annoverata tra le migliori del mondo, ha perso il suo obiettivo a causa di riforme liberali di ispirazione anglosassone, veda Moratti, Fioroni, Gelmini ma anche Buona Scuola e per certi versi Berlinguer. Servirebbe poi un intervento verso le università, riportando le lauree quadriennali, più complete e meno dispersive rispetto ad una 3+2. Il sistema dei crediti è criminale, occorrerebbe invece parlare di debito culturale verso il pensiero e la cultura che le società passate ci hanno trasmesso, e che non possiamo permetterci di distruggere.
            M.

  2. Enrico Marcolini

    21/05/2021 at 10:26

    Grazie per le molto apprezzabili considerazioni, nate dal cuore e condivise come un accorato appello. Speriamo che tutti comprendano. Già perché a volte siamo così condizionati dall’agire politico (quello con la p minuscola) che finiamo per credere che le cose necessarie siano appunto quelle opere che in realtà servono solo alla speculazione. Vedi la cementificazione dell’atteso Parco all’ex scalo merci. Del resto è un male nazionale diffuso visto che c’è ancora chi vorrebbe fare il ponte sullo stretto di Messina, mentre abbiamo i ponti delle autostrade che crollano…
    Speriamo anche che l’appello alla cura dei più deboli e dei giovani cittadini giunga a segno e venga accolto nel modo giusto, giacché, nelle precedenti amministrazioni, vi è stato anche chi ha convintamente proposto per Verona Sud, ad esempio, una cittadella del divertimento con sale giochi e locali notturni, ovviamente per giustificare investimenti speculativi se non di peggio, e mettendo in luce un’assurda considerazione dei reali bisogni dei giovani. Da ultimo, per quanto riguarda la scuola, due cose: la prima è che si sarebbe dovuto diffidare di chi fa riforme dal titolo “la buona scuola” dato che il vero primario obiettivo era risparmiare creando così le cosiddette classi pollaio; la seconda è che parte del problema è l’opposizione ideologica alla libertà educativa. Si dovrebbe dare compimento alla disattesa legge del 2000 (Berlinguer) sulla scuola paritaria oubblica. Vi sono bellissime realtà educative con spazi e servizi educativi di eccellenza che soffrono e chiudono perché la crisi non permette più a molte famiglie di sostenerne i costi.
    Lo stato spende mediamente 6.000 € per ogni studente della scuola statale ma dà solo 600 € alla scuola paritaria pubblica.

    • Paola Lorenzetti

      21/05/2021 at 19:51

      La ringrazio molto per le sue parole. Crescere i giovani dovrebbe essere il compito più delicato non solo dei genitori ma dello stato tutto, perchè rappresentano il futuro della nazione. Dobbiamo capire che giovani poco considerati e cresciuti con poche attenzioni diventeranno adulti problematici e poco equilibrati, quando va bene. Vale la pena prenderli finalmente in considerazione e offrire loro il massimo delle possibilità per una crescita positiva e completa dal punto di vista emotivo, razionale e relazionale.

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