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Opinioni

Il Sistema Verona che sistema non è più dovrebbe fare un po’ di autocritica

La vicenda di Cattolica Assicurazioni assorbita da Generali evidenzia una classe dirigente senza una rotta e travolta dalle mareggiate

Autocritica: solo da qui può ripartire Verona. Uscire dalla fiaba della città “in corsa” e constatare che, negli ultimi anni, un silenzio assordante ha accompagnato i passaggi più importanti legati al nostro patrimonio economico e finanziario e la vicenda Cattolica è l’esempio su cui tutta la città dovrebbe riflettere.

Che il Gruppo Cattolica Assicurazioni, una delle maggiori aziende del nostro territorio, sia stata di fatto acquisita da Generali lo sappiamo tutti, ma le modalità con le quali si è arrivati a questa operazione sono, come spesso accade, circondate dalla totale assenza di dibattito che ci consegna una classe dirigente la quale, più che indicare la rotta, viene trascinata dalle mareggiate.

Come spiegare altrimenti l’atteggiamento di tutti coloro i quali si agitavano a fianco del management nell’invocare la territorialità di Cattolica e il suo assetto corporativistico e che oggi sono gli stessi che si dicono contenti e soddisfatti della trasformazione in Spa?

Come spiegare altrimenti l’assenza di reazioni dopo il rapporto stilato da Ivass, organo di controllo indipendente, nel quale si denunciano “carenze […] circa il sistema di governo societario e di gestione dei rischi” e si dichiara che “il Consiglio di Amministrazione è sostanzialmente venuto meno alle proprie prerogative di indirizzo, gestione e controllo”, che “il Presidente del Consiglio di Amministrazione non ha svolto adeguatamente il proprio compito” e che “l’efficacia del sistema dei controlli interni è risultata condizionata da autonome carenze ascrivibili alle funzioni di controllo”?

Come spiegare altrimenti l’atteggiamento pubblico di elogio verso chi ha portato la nave sugli scogli?

Si ha la sensazione che vada bene tutto e il contrario di tutto, che la città sia concentrata soltanto su come sorpassare l’onda che sta arrivando, senza guardare l’orizzonte. E onda dopo onda perde pezzettini e allo stesso tempo si inorgoglisce per la prova superata. Fuor di metafora, nei cambiamenti a cui stiamo assistendo (sociali, ambientali, economici e finanziari) lo sguardo rivolto alla sopravvivenza non basta più, serve una grande e ampia visione che renda il nostro territorio attrattivo e fertile per investimenti.

Abbiamo visto com’è andata, e in una necessaria autocritica cittadina non possiamo ignorare che aver voluto evitare il dibattito per non toccare tasti dolenti, per non urtare sensibilità e anche per quel campanilismo che ci porta a difendere tutto ciò che “si chiama” Verona, ha condotto alla perdita di tutta la finanza cittadina. Se di quella non c’è più traccia – e dovremo imparare ad andare avanti senza queste preziose cassaforti pronte ad investire sulla città e a finanziarne lo sviluppo – dobbiamo imparare dall’amara lezione per difendere con strategie diverse ciò che resta di forte in città, in primis logistica, Fiera, aziende municipalizzate, Fondazione Arena. Ma se pretenderemo di farlo con le solite ricette, fra qualche anno ci troveremo di fronte l’ennesimo liquidatore che dichiara di andarsene soddisfatto, mentre dietro di lui la casa brucia.

La più grande rivoluzione che deve fare la nostra città è anzitutto fare autocritica. Senza rischiamo di non salvare, lo spesso decantato, “sistema Verona”.

Tommaso Ferrari
Traguardi

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1 Comment

1 Comment

  1. ODC

    19/05/2021 at 23:44

    Caro Tommaso,permettimi di darti del tu perchè sotto questo acronimo batte un cuore e consentimi la franchezza che si usa con i figli ( potrei esserti padre) malandrini che copiano i compiti in classe : raramente ho letto un articolo che non aggiunge una virgola alle note vicende a cui fai riferimento.
    Alcune domande : ma tu e il Movimento di cui fai parte, dove eravate quando la Guardia di Finanza solo qualche anno fa sequestrava il piano della Direzione Generale di Cattolica?
    L’Arena con coerenza riportava la notizia nelle pagine ben occultate che antecedevano i necrologi .
    Era estate eppure neanche in autunno una parola .
    E quando l’Ad Minali veniva scaricato avendo posto delle questioni , giuste o sbagliate, eravate in altre faccende affacendati?
    E quando ben prima del verbale ispettivo di Ivass che ti assicuro è cosa ben diversa da Banca d’Italia, Bedoni annunciava urbi et orbi il passaggio a SPA, che cosa vi impediva di esprimere solenne contrarietà o sostanziale adesione?
    O quando il Vescovo senza fare nomi , ha deciso di convocare Bedoni , sempre tempo addietro, giusto all’ora dell’aperitivo , per avere spiegazioni di un default annunciato?
    Di quando Bedoni giocherellava con Zonin….
    E potrei continuare.
    Cattolica è stato un vanto per la città , e ora un nuovo Vescovo ti dò una notizia , vista la nuova struttura ha cercato con la propria finanziaria di entrare in CDA.
    Cattolica è stata un vanto per il sistema democristiano che come ben saprai a quello fonte si è abbeverato da sempre.
    Quindi caro Tommaso non chiedere agli altri quante pagliuzze hanno negli occhi .
    Ho pacchi di mail a partiti, commenti inutili su questo giornale che unico si è speso per la chiarezza , contestando Paternoster, nomen omen, in questo caso e Valdegamberi che a Spritz e tramezzini si facevano largo al Liston 12 .
    Caro Tommaso questa la dimentichiamo : è stato un errore di gioventù.
    Adesso vi siete dotati di schiere di esperti e so che non accadrà più.
    Caro Tommaso,con affetto alla prossima.

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