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Ebrei e Palestinesi, un conflitto sempre più aspro e asimmetrico

Da un lato uno degli eserciti più armati ed addestrati al mondo. Da un lato aerei, elicotteri, carri armati, tecnologia, satelliti, anche la bomba atomica. Da un lato l’appoggio politico ed economico e militare degli Usa, Paese più potente al mondo. Dall’altro? Un popolo ammassato nella striscia di Gaza, poco meno di due milioni di palestinesi in 360 kmq con quasi 4.900 ab/kmq. Un territorio che non è Stato o Nazione, soggetto a restrizioni economiche, muri, controlli e boicottaggi. Un popolo rinchiuso, povero, con pochi ospedali, poche scuole, senza speranza.

Se non si parte da questa asimmetria non si può capire la tragedia che da decenni si sta consumando in quel fazzoletto di terra. Una asimmetria che si rispecchia anche nella tragica contabilità dei morti. Una asimmetria anche nella comunicazione di gran parte dei media occidentali che prevalentemente dipingono Israele come vittima, costretta a difendersi, e ne ha diritto, ma con scarsi cenni al diritto della Palestina di esistere.

Eppure la Palestina c’è, e ne ha pieno diritto sulla base di decine di risoluzioni dell’ONU, che più volte hanno disposto il ritiro di Israele dai territori occupati e condannato la loro gestione, ma sempre platealmente disattese, spesso con arroganza, nell’indifferenza della comunità internazionale.

I palestinesi sempre più abbandonati anche dai Paesi arabi del Golfo che con i recenti Accordi di Abramo fra Bahrein ed Emirati Arabi Uniti con Israele, firmati il 15 settembre 2020 sotto l’egida dell’allora presidente USA Trump, e ben visti dall’Arabia Saudita, di fatto si avvicinano a Israele con riconoscimenti diplomatici e cooperazioni economiche. Accordi che tuttavia, oltre a dimenticare la questione palestinese, sanno ben poco di pace e molto di strategia politica, prodroma di accesi conflitti con l’Iran (shiita), comune nemico di Israele e dei Paesi arabi sunniti.

Tuttavia c’è un problema nuovo con il quale Israele deve fare i conti: le proteste, anche violente, degli arabi israeliani che per la prima volta stanno impensierendo seriamente Netanyahu. Sono cittadini israeliani arabi che vivono in Cisgiordania, a Gerusalemme est ed altre località della Palestina, che hanno finora goduto di maggiore libertà e benessere rispetto ai palestinesi di Gaza, ma che soffrono comunque di gravi discriminazioni rispetto agli ebrei.

Sembrava una integrazione possibile quella fra arabi ed ebrei in Israele, ma così pare non sia più, inevitabile frutto delle vessazioni cui è sottoposta la popolazione araba con continui controlli, maltrattamenti, angherie. Gerusalemme est è abitata prevalentemente da arabi ed è riconosciuta come loro capitale dai palestinesi, ma in particolare da lì la popolazione araba viene sfrattata, allontanata e divisa, e le case distrutte per far posto a coloni ebrei. Gli arabi israeliani sono il 20% della popolazione e c’è il rischio che la rivolta si trasformi in una vera e propria guerra civile, non più solo al confine con Gaza, ma proprio dentro le città israeliane.

Moni Ovadia, artista, ebreo, italiano, è durissimo contro l’attuale politica israeliana: “segregazionista, razzista, colonialista”, e conclude dicendo “Io sono molto ebreo, ma non sono per niente sionista”.

Claudio Toffalini



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Claudio Toffalini è nato a Verona nel 1954, diplomato al Ferraris e laureato a Padova in Ingegneria elettrotecnica. Sposato, due figli, ha lavorato alcuni anni a Milano e quindi a Verona in una azienda pubblica di servizi. Canta in un coro, amante delle camminate per le contrade della Lessinia, segue e studia tematiche sociali e di politica economica. toffa2006@libero.it

2 Comments

2 Comments

  1. vincenzo

    21/05/2021 at 09:46

    grazie, Claudio, per il tuo commento che condivido. Speriamo che la tregua continui, e che contemporaneamente ci sia un nuovo processo di pace. Non solo devono tacere le armi degli Israeliani e degli arabi, ma anche si rispettino i diritti di tutti i due popoli.
    L’Italia vende armi a questi due popoli?
    Vincenzo

  2. Dino POLI

    27/05/2021 at 23:33

    Complimenti Claudio, non ti sapevo così ferrato in politica estera e in Palestina in particolare. Citare Moni Ovadia è una garanzia, la settimana scorsa l’ho seguito su You Tube per Nigrizia, andrebbe davvero ascoltato di più, pieno di buon senso e di senso storico equilibrato. Il filmato è ancora su YT. Bravo Claudio, ancora concordo con te !

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