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Cultura

Verona sotto San Marco, storia di un matrimonio mal digerito

ASSOGUIDE – Dalla Dedizione del 1405 alla costruzione della Dogana Fluviale. Un itinerario per rivivere i luoghi del dominio veneziano

Piazza Dante, Verona
Piazza Dante, Verona

Il 12 maggio 1797, il Doge Ludovico Manin, sotto pressione delle truppe napoleoniche occupanti, scioglieva la millenaria Repubblica di Venezia. Qualche anno prima, quando questo nobile di terraferma aveva ottenuto la carica dogale a suon di regalìe, l’aristocrazia lagunare aveva commentato con un’inconsapevole profezia: El doxe xe furlàn, la republica xe morta!.

Pochi sanno che Manin in gioventù era stato Capitano di Verona, carica più alta nelle città venete insieme al Podestà, paragonabile a quella degli odierni prefetto e questore. Durante il suo mandato Manin si trovò ad affrontare la terribile inondazione del 1757, proprio negli anni in cui la città scaligera cercava di darsi una maggiore autonomia nell’ambito del trasporto fluviale con la costruzione della neoclassica Dogana Fluviale nel quartiere Filippini: osteggiatissima da Venezia, che finì per realizzarla controvoglia pur di non riconoscerne a Verona il diritto di autogestione. È questa l’ultima opera edificatoria della Serenissima nella nostra città.

Dogana di fiume, Verona

Dogana di fiume, Verona

La discordia che generò la sua erezione è molto significativa. Il nostro Scipione Maffei aveva già messo in guardia Venezia, in anni non sospetti, dal tirare troppo la corda con le città di terraferma sul tema delle autonomie e della rappresentanza. Noi posteri sappiamo come Verona verrà lasciata a sè stessa durante l’occupazione francese, e sappiamo del disinteresse con cui l’altro Manin, Daniele, verrà ricambiato dalla terraferma durante il suo disperato tentativo di restaurare la Serenissima. Maffei fu lungimirante, ma d’altro canto conosceva la storia e la qualità delle relazioni tra la città scaligera e la capitale lagunare, durante i quattro secoli del loro matrimonio.

Visti gli esiti di questa separazione, viene da chiedersi se fu un matrimonio d’amore o d’interesse. Di matrimoni tra le città ve ne furono due. Il primo, la cosiddetta Dedizione di Verona a Venezia del 1405, fu dettato da mancanza di alternative migliori dopo la successione degli ultimi litigiosi Scaligeri, Carraresi e Visconti; Verona si adeguò all’opzione veneta come le altre città di terraferma, diede in dote a Venezia la romanità che a essa mancava, e ricevette in cambio un’elaborazione rinascimentale che senza le nostre “antichità” avrebbe preso una piega diversa.

Nemmeno il tempo di consumare questo primo matrimonio, che Verona fu tentata dall’antico ammaliatore, quell’Imperatore che pareva appartenere ormai solo agli affreschi gotici, e che si incarnò nella figura di Massimiliano d’Asburgo: nell’ottobre del 1509, dopo aver chiuso le porte alle truppe di Venezia in rotta, Verona accoglieva l’imperatore condottiero alla Porta del Vescovo.

I Rettori Veneti in Piazza dei Signori, Verona

Venezia tornerà, dopo ben otto anni, e si riprenderà tutto. E allora si farà la conta degli amanti fedeli e di coloro che avevano amoreggiato col nemico. Venezia, magnanima, non punisce, ma rifonda il patto matrimoniale, offrendo all’aristocrazia locale una cristallizzazione dei privilegi, rendendola praticamente intoccabile, anche davanti alla giustizia. Un agiato “quieto vivere” che diventa noia, capriccio ribelle, e che sfocia in una litigiosità cittadina che durerà per decenni, tanto che i letterati vi ricameranno sopra una nota storia di sfortunati amanti appartenenti ad antiche casate nemiche…

Sarà la Grande Pestilenza del 1630 a spazzare via umori e bollori di una città che non digerisce di essere divenuta provincia, e che per tutto il Cinquecento aveva giocato la carta delle romanità per rifarsi un primato, ormai soffiato da Venezia, insieme ai Sanmicheli e ai Veronese. La “purga” demografica sarà, paradossalmente, il volano della rinascita economica e culturale del Settecento, che non basterà tuttavia a spostare il baricentro delle decisioni politiche su una terraferma tanto indispensabile quanto sottostimata dai Veneziani.

La storia e l’arte di Verona sotto San Marco saranno approfondite in un percorso, di cui la Dogana Fluviale è una tappa fondamentale, organizzato dalle guide professioniste di Assoguide Verona. L’appuntamento per la visita è domenica 6 giugno, in via Armando Diaz 7/A.

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Daniele Bressan

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2 Comments

2 Comments

  1. Ludovico

    16/05/2021 at 14:25

    Ma per cortesia. Ci manca solo che scriviate che le Pasque Veronesi furono un gioioso comitato di accoglienza per Bonaparte… vergognatevi.

  2. Michele

    16/05/2021 at 14:16

    Complimenti, penso sia la sintesi più faziosa, storicamente inesatta e in assoluto più discutibile mai scritta sui quattro secoli di Verona nella Serenissima. Impresa non facile.

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