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Palazzo Barbieri
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Opinioni

La misera contesa tra nani e una borghesia ricca e inadempiente

Accorato appello a imprenditori e professionisti perché dedichino le loro migliori energie alla città dove hanno costruito la loro fortuna

In tempo di Covid non c’è campo per le certezze, ma lasciatecele almeno una: le amministrative 2022 per il Comune di Verona si profilano sin d’ora come le più squallide mai viste prima, precedute dal più vorticoso cambio di casacche nella storia di Palazzo Barbieri. A tutt’oggi, le permute sono già 12 (Carlo Garzotti, Verona In, 10 marzo 2021), un terzo degli eletti in giunta, senza il minimo rispetto del voto pur implorato con solenni attestazioni alla “combatterò, procomberò sol io”. Ma i mesi che ci separano dalla votazione ne promettono parecchi altri: un occhio all’ultimo sondaggio carbonaro e in un baleno il balzo di sella. Come al Palio di Siena, se non fosse che qui i fantini (nessuno escluso) sono più brocchi dei brocchi che montano, ovvero le liste dai nomi più strambi e insignificanti che nemmeno l’Immaginifico avrebbe scovato.

Come nell’incubo peggiore, lo scontro si profila tra Federico Sboarina (il cognome bisdrucciolo già assicurava l’esito del suo mandato amministrativo) e Flavio Tosi. Vale a dire, tra il sindaco attuale che, stando ai rilievi demoscopici, ha scontentato la metà almeno dei suoi amministrati, e il peggior sindaco degli utlimi 15 anni, che, rinfoderate le sproporzionate pretese di una ribalta nazionale, torna al conforto e alla cura del suo orticello paesano. Nel mezzo, una nomadland di irriducibili del proprio particulare dove spiccano il nome e l’attivismo dell’ondivago Michele Croce (ultimo giapponese di se stesso), e la solita nebbia a sinistra, dove il PD non ha mai avuto il coraggio e l’accortezza di promuovere un dibattito pubblico sui suoi ripetuti fallimenti elettorali, tantomeno un ricambio, e dove l’unico esponente di rilievo rimane Michele Bertucco, che però dovrebbe aver preso atto ormai che sul suo nome convergono forze soltanto esigue e più che marginali in città.

I 100 mila e più elettori che nel 2017 non hanno votato si rassegnino a questo deprimente déjà vu, che, comunque vada, mortificherà Verona. A meno di credere che una tappa del Giro d’Italia o un concerto (?) dei Volo possa risollevare il prestigio di una città da tempo marginale nel Veneto che conta e inesistente a livello rappresentativo nazionale. Se ne faranno una ragione.

È un mistero, invece, che a questa irrilevanza si siano da tempo rassegnate le migliori forze economiche e culturali di città e provincia. Parlo degli imprenditori, dei professionisti, degli operatori culturali e del turismo, che assistono passivi a questa misera contesa tra nani politici con brame ciclopiche, e non avvertono la necessità (direi meglio, l’urgenza) di esprimere o di appoggiare altri progetti, altre candidature alla guida della comunità produttiva e pensante.

Imprenditori (intraprenditori, li definirei meglio, per come hanno pensato e diffuso i loro marchi nel mondo) del tessile, dell’agro-alimentare, dei dolci e della pasta, delle carni e del vino, dei marmi e dell’acciaio, della finanza (non servono i nomi) che con straordinaria energia hanno prodotto e diffuso ricchezza a Verona, ma in deplorevole catalessi rispetto all’attuale processo politico. Stentiamo a credere che la loro esperienza di uomini e del mondo concreto gli impedisca di cogliere l’inadeguatezza degli attuali amministratori cittadini, e soprattutto la mancanza assoluta di un progetto di sviluppo della città (quel che dovrebbe stargli maggiormente a cuore) che non sia la solita provinciale stravaganza confezionata in simil english. facciano sentire, dunque, e finalmente! la loro voce.

A meno di pensare che l’unica vera loro preoccupazione, anche in un momento di estrema emergenza come questo, sia il costo del lavoro. Da abbattere, ovviamente…

Mario Allegri

Written By

Mario Allegri ha insegnato letteratura italiana contemporanea alla Facoltà di Lettere di Verona. Ha pubblicato vari saggi letterari in riviste, giornali e presso editori nazionali (Utet, Einaudi, La nuova Italia, Il Mulino). Ha partecipato come indipendente alle primarie 2011 per l'elezione del sindaco a Verona. marioallegri9@gmail.com

5 Comments

5 Comments

  1. Marcello Toffalini

    14/05/2021 at 16:29

    E se per tentare di diradare la solita nebbia a sinistra uomini come Michele Bertucco o l’avvocato Luciano Butti si prestassero a rappresentare a Verona un nuovo modo di amministrare la città? Con l’appoggio di una Coalizione di forze contenente il PD, Verona in Comune, Traguardi e di varie Associazioni ambientalistiche? Magari a seguito di un’Assemblea pubblica sui temi della Mobilità e della riconversione verde della Città? Non potrebbe qui trovare un buon ingaggio anche la componente “smart” del mondo imprenditoriale? e consentire di arrivare ad un promettente ballottaggio?

    • Redazione2

      14/05/2021 at 17:42

      Non basta il nome giusto, ci vogliono anche il popolo e un giornale. (g.m.)

      • Marcello Toffalini

        14/05/2021 at 18:11

        Ovvio. Ma il popolo va aiutato a riconoscere i suoi migliori rappresentanti. A questo servono le assemblee-conferenze su temi popolari e i Comitati di quartiere. E certo un giornale farebbe il resto … ma qui a VR su chi possiamo contare? E, comunque, possiamo provarci?

  2. Redazione2

    15/05/2021 at 11:38

    Quelli che “con straordinaria energia hanno prodotto e diffuso ricchezza a Verona” non ci sono più. Ci sono i figli, ma per loro non parlerei di inadempienza, bensì di incapacità. Se non fanno non è perché non vogliono ma perché non ne sono appunto capaci.

  3. ODC

    16/05/2021 at 23:33

    Analisi profonda e accurata. I temi sono più d’uno: da una parte bottegai missini e sensali neo moderati si spartiscono quel poco di potere che è rimasto; dall’altra l’opposizione catatonica che rischia di rincorrere un gruppo di giovanotti che non si sono resi conto di essere l’ultima elite comparsa a teatro (come si fa, benedetti ragazzi a un anno dalle elezioni cercare di capire con dei questionari cosa non va?). Ancora: i cattolici che con le parrocchie e le messe vuote strizzano gli occhi al passato glorioso. Ultima ma non ultima, una classe imprenditoriale che non ci capisce più molto e gigioneggiando si affida a tentazioni di assoluta chiusura (vedi la stampa). Si, con queste premesse nel 2022 si eleggerà una nuova / vecchia classe politica superando ancora un primato: sarà peggiore di questa.

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