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Territorio

Il restauro dell’Arsenale parte dal tetto, per il resto ci vorrà tempo

Il progetto prevede che si metta subito mano a coperture e sicurezza antisismica, interventi il cui studio di fattibilità è datato fine 2017

L'Arsenale di Verona visto dall'alto
L'Arsenale di Verona visto dall'alto

La prima cosa che salta agli occhi è che l’amministrazione comunale ha fatto partire nientemeno che il conto alla rovescia: fra 542 giorni, dicono da palazzo Barbieri, l’Arsenale avrà i tetti nuovi e sarà al sicuro dal punto di vista sismico.

Una certezza, quella di sindaco e giunta, che deriva dall’aver aggiudicato l’appalto dei lavori per la prima fase di sistemazione del complesso militare austriaco: il cantiere partirà a giorni e si concluderà solo a intervento ultimato, tra circa un anno e mezzo. A vincere la gara del valore di 7 milioni di euro è stata un’associazione temporanea di impresa di Padova, composta dalle ditte Ruffato Mario srl, Vivere il legno srl e Rws srl, che hanno battuto le altre 21 ditte partecipanti “grazie alla qualità tecnica degli interventi proposti”.

Sotto con le ruspe, quindi. Anzi, a dire il vero le ruspe c’erano già state lo scorso gennaio, per abbattere le “casematte” e le palazzine considerate non storiche, e di conseguenza non previste nel piano di recupero. Recupero per il quale l’attesa sembrerebbe finita, anche se questo non è certo il primo annuncio di “riqualificazione imminente” per quel che riguarda l’Arsenale. Si comincia dai tetti. Il progetto prevede infatti che per prima cosa si metta mano alle coperture e ai parametri antisismici, intervento il cui studio di fattibilità è datato fine 2017. Verranno quindi rifatti tutti i tetti delle palazzine, ad eccezione della palazzina Comando. Si parte dalla Corte Ovest, quella destinata ad ospitare l’Accademia delle Belle Arti, “per accelerare l’iter legato al trasferimento della scuola”: piano da finanziare, in teoria, con la vendita di Palazzo Verità Montanari, attuale sede dell’Accademia, valutato intorno ai 10 milioni di euro.

Quanto al progetto finale, per la palazzina Comando, distribuita su due piani, è stata definita una destinazione museale, collegata direttamente con il Museo di Castelvecchio. Avrà anche spazi a disposizione dei Musei civici, oltre ad aule e locali riservati ad attività, conferenze e laboratori. Ci saranno anche caffetteria, sale dedicate alla lettura, bookshop, aule didattiche con postazioni informatiche, oltre naturalmente ai locali di servizio, come guardaroba e bagni. La Corte Est invece è destinata ad ospitare un mercato alimentare coperto. L’area centrale, tra le Corti Est e Ovest, diventerà invece un polmone verde a disposizione dei cittadini. Tutto questo, a grandi linee, nei piani a lungo termine di questa amministrazione.

“Gli interventi effettuati fino ad ora, come l’abbattimento degli edifici non vincolati, la messa in sicurezza di alcune coperture troppo ammalorate e i lavori preparatori per la realizzazione della prima parte del parco, hanno di fatto anticipato il cantiere per eccellenza, quello atteso ormai da decenni e per il quale l’amministrazione ha premuto sull’acceleratore senza mai mollarlo”, recita una nota di palazzo Barbieri. Insomma, si comincia. Ma quando si finirà? E qui comincia l’inevitabile gioco delle parti.

“Se Sboarina nel 2017 non avesse cancellato il project della mia amministrazione – interviene l’ex sindaco Flavio Tosi – oggi i veronesi avrebbero l’Arsenale già totalmente riqualificato. Questo è un dato di fatto. Senza contare che nel pseudo-progetto Sboarina non si parla di bonifica dell’Arsenale. È il tema centrale: la riqualificazione dell’Arsenale dovrebbe partire dalle fondamenta, le aree verdi che sono da bonificare completamente da materiali tossici, poi si dovrebbe passare agli spazi interni e infine ai tetti. Invece Sboarina parte dalla fine e non prevede l’inizio”.

“Siamo a metà del 2021 e per l’Arsenale parte soltanto la fase conclusiva dei lavori per la messa in sicurezza che il sottoscritto chiedeva fin dal 2015. Al tempo buona parte della maggioranza del sindaco Sboarina era impegnata ad osannare il project financing di Tosi – dice invece il capogruppo di Sinistra in Comune Michele Bertucco –. Bene dunque che dopo sei anni qualcosa si sblocchi ma ancora oggi non c’è certezza sui fondi necessari a portare a termine la riqualificazione che allo stato è sicura soltanto per una piccola parte. Ci saranno i tetti nuovi ma non è certo se e a quale prezzo si riuscirà a vendere palazzo Verità-Montanari”.

Un tema, quello della vendita di palazzo Montanari, ripreso anche dai consiglieri dem a palazzo Barbieri: “Resta ancora incerta la solidità del piano ideato dall’amministrazione per trasferire all’Arsenale l’Accademia delle Belle Arti. La vendita di palazzo Montanari, che dovrebbe finanziare le operazioni, si sta rivelando più ostica del previsto, mentre ci si è accorti che nella nuova sede gli spazi per gli studenti saranno insufficienti – scrivono in una nota Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani –. La riqualificazione è partita a singhiozzo fin dal 2017, ma la vera domanda è se e quando il compendio tornerà a vivere a favore della cittadinanza”.

Fin qui, il botta e risposta della politica. Ma nel capitolo Arsenale recita un ruolo anche il Comitato Arsenale di Verona, che invece sembra aver accolto positivamente la svolta arrivata con l’aggiudicazione dei lavori: “Se tutto va bene entro il 2023 la corte Ovest e la corte centrale saranno staticamente risanate, e quindi utilizzabili sia pure con attività provvisorie, ma soprattutto pronte e disponibili per i successivi necessari lavori per l’insediamento delle attività definitive”, è l’opinione del Comitato. Che però d’ora in avanti chiede anche qualcosa in più: condivisione dei progetti, garanzie sulla gestione della struttura nel suo complesso, tempistiche degli interventi di riqualificazione, certezza dei finanziamenti, partecipazione alle scelte future. Fra 542 giorni l’Arsenale avrà i tetti nuovi. Ma la strada sembra ancora lunghissima.

Carlo Garzotti

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Giornalista professionista, collabora con giornali, riviste e testate web di Verona e nazionali. In città ha coordinato la redazione del settimanale L'Adige di Verona, ed è tra i fondatori della testata all news VeronaSera, della quale è stato anche direttore responsabile. Scrive di politica, attualità, economia, sport, e di tanto altro ancora. carlo.garzotti@gmail.com

1 Comment

1 Comment

  1. ODC

    18/05/2021 at 17:40

    Poche idee ma confuse .
    Intanto con l’avvicinarsi delle elezioni sono iniziati i tradizionali lavori di riasfaltatura come da compendio.
    Nell’articolo il bue dice cornuto all’asino : devo capire meglio : potrebbe trattarsi solo di evoluzione della specie.

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