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Opinioni

Sfregio all’ambiente, nuovo sbancamento della collina sopra Sezano

Sopra lo storico monastero sono stati costruiti dei capannoni a destinazione produttiva che hanno sostituito il bosco ceduo

Ancora una volta, mi vedo costretto a denunciare l’ennesimo sfregio all’ambiente e al paesaggio. Sopra lo storico monastero di Sezano è stata sbancata una parte della collina e sono stati costruiti dei capannoni a destinazione produttiva, che hanno sostituito il bosco ceduo, rischiando di provocare uno squilibrio idrogeologico, di cui stiamo già pagando pesantemente le conseguenze.

Tutto questo, dopo aver ottenuto le autorizzazioni burocratiche, nonostante le tutele cui è sottoposta la zona, protetta da un vincolo paesaggistico e ambientale. Cito dal testo di legge: “Riconosciuto che si tratta di zone di non comune bellezza sia per la singolarità dell’aspetto vegetazionale e faunistico sia per la presenza di antiche contrade medioevali, di notevoli costruzioni rurali e di bellissime ville cinquecentesche”.

Inoltre, nel Piano di Assetto del Territorio (PAT) del comune di Verona si evince: “… A tal fine vengono fissati nel PAT limiti all’edificazione, corrispondenti ad elementi lineari di carattere naturale, storico-architettonico, infrastrutturale, che determinano un contenimento dello sviluppo insediativo con l’obiettivo di tutelare le invarianti, le fragilità e le caratteristiche paesaggistico-ambientali, tecnico-agronomiche e di integrità fondiaria del territorio comunale”.

Significa che andrebbe attuato il blocco dell’espansione edilizia, determinato un limite tra la città e la campagna e tutelati il suolo agricolo e le eccellenze storico-architettoniche e paesaggistiche.

Sempre nel Piano degli Interventi si legge: “… Ogni intervento di trasformazione deve essere valutato in relazione alle visuali e relativi punti di riferimento. … Inoltre in questo ambito è fondamentale ricostituire i contesti figurativi dei seguenti edifici di particolare valore storico-architettonico (ville, forti, ecc.)…”.

A tale riguardo, Sezano è indicato come uno spazio con forti identità. Cito: “… Anche un corso d’acqua può costituire un limite: il torrente Valpantena, nella parte nord di Quinto, salvaguarda un territorio agricolo piuttosto integro, che consente di mantenere un’equilibrata distanza spaziale tra il centro di Quinto e il centro di Sezano …”. Per questi motivi, evidenzio le gravi responsabilità di chi ci amministra e di chi dovrebbe tutelare il nostro territorio.

Va comunque sottolineato che il ricorso della Soprintendenza al metodo del silenzio assenso dopo 60 giorni dalla richiesta di deroga ai vincoli e di approvazione dei progetti, è anche la conseguenza della mancanza di personale e di strutture tecniche adeguate alla difesa del patrimonio culturale e paesaggistico del nostro paese. Così come andrebbe interrotto il sistema di eleggere nelle commissioni amministrative, deputate al controllo del territorio, esperti spesso lottizzati dai partiti politici. Il suolo è un bene prezioso che andrebbe tutelato e non devastato.

Giorgio Massignan
VeronaPolis

Sul tema l’intervento dell’assessore all’Edilizia privata del Comune di Verona Andrea Bassi.

Written By

Giorgio Massignan è nato a Verona nel 1952. Nel 1977 si è laureato in Architettura e Urbanistica allo IUAV. È stato segretario del Consiglio regionale di Italia Nostra e per molti anni presidente della sezione veronese. A Verona ha svolto gli incarichi di assessore alla Pianificazione e di presidente dell’Ordine degli Architetti. È il responsabile dell’Osservatorio VeronaPolis e autore di studi sulla pianificazione territoriale in Italia e in altri paesi europei ed extraeuropei. Ha scritto quattro romanzi a tema ambientale: "Il Respiro del bosco", "La luna e la memoria", "Anche stanotte torneranno le stelle" e "I fantasmi della memoria". Altri volumi pubblicati: "La gestione del territorio e dell’ambiente a Verona", "La Verona che vorrei", "Verona, il sogno di una città" e "L’Adige racconta Verona". giorgio.massignan@massignan.com

2 Comments

2 Comments

  1. Redazione2

    09/05/2021 at 17:49

    Come presidente della commissione Ambiente ho voluto essere a Sezano non solo per testimoniare, ma per dire che farò quanto possibile nelle mie capacità perché questo non accada ancora e sempre. Emerge da questa vicenda un silenzio assenso della soprintendenza a fronte di un piano di interventi che sulla carta negherebbe la realizzazione di opere così invasive non in equilibrio con le caratteristiche del territorio. Una scelta che riteniamo non accettabile e che prevale su ogni ragione di preservare il territorio e il paesaggio. Non si tratta di motivazioni tecniche ma, ancora più grave, di scelte politiche di chi non vuole vigilare sulla custodia di questo luogo. Sia esso il Comune o la Regione.

    Alessia Rotta
    Presidente della Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati

  2. Redazione2

    09/05/2021 at 17:52

    La vicenda di Sezano è emblematica per capire come le normative urbanistiche della Regione Veneto hanno consentito interventi così devastanti in aree tutelate da un punto di vista paesaggistico. Eppure l’Europa ci richiama alla tutela del patrimonio ambientale e ci chiede di azzerare il consumo di suolo entro il 2050. Un obiettivo che dovrebbe essere preso in seria considerazione in Veneto e a Verona, che sono rispettivamente la prima regione in Italia ed il primo Comune in Regione, per percentuale di suolo consumato. Il limite stabilito appena un paio di anni fa da questi due enti per contenere il consumo di suolo nel nostro territorio è invece secondo noi del tutto inconsistente. Vediamo perché.
    Per cominciare la Regione non considera consumo di suolo molti interventi che di suolo in realtà ne consumeranno eccome. Sono i Piani Urbanistici già approvati ma non ancora realizzati, le opere di interesse pubblico come le strade o gli interventi vicino alle autostrade e svariati altri casi.
    Per gli interventi riconosciuti come consumo di suolo poi, Regione e Comune hanno individuato per Verona una quantità massima di 94,91 ettari di superficie ancora consumabile.
    Altro che “impegno per il consumo zero di suolo” come affermava trionfante qualche anno fa Zaia. Il Veneto, con 785 ettari cementificati nel 2019, è la regione d’Italia che ha consumato più suolo. Il punto politico è dunque presto detto: la Legge regionale sul Consumo di suolo non funziona, mentre il Comune di Verona è andato nella direzione sbagliata con la Variante 23 e continua a camminare lungo la strada sbagliata con la Variante 29. A fare le spese di questa politica, che sacrifica il bene al profitto di pochi, continuando a costruire case e negozi dove non servono, sono i cittadini, sempre più esposti agli effetti disastrosi dei cambiamenti climatici che questa continua e pervasiva impermeabilizzazione del suolo non fa altro che accentuare».
    Avevamo smascherato le previsioni urbanistiche gonfiate del comune di Verona ancora nel 2015 quando avevamo dimostrato carte alla mano come la superficie del territorio comunale è di 198,8 kmq e non 206,6 kmq che era stata utilizzata nel Piano di Assetto del Territorio per “gonfiare”la Superficie Agricola Trasformabile (SAT) del Comune di Verona.
    In questo modo nel 2007 e nel 2011 (col Piano degli Interventi – PI) si era determinata la possibilità di rendere edificabili 1.678.000 mq di suolo agricolo, anziché 791.000 mq, determinando un consumo di suolo immotivato di quasi 900.000 mq che avrebbe dovuto rimanere agricolo. Per questi terreni con diversa destinazione urbanistica (edificabile) abbiamo stimato un valore di mercato di circa 200 milioni di euro».
    Avevamo chiesto, inascoltati, a questa amministrazione che prima di procedere con altre Varianti al PI o con nuove cementificazioni di rettificare le previsioni del PAT, non solo riducendo il valore della superficie agricola trasformabile ai 791.000 mq con il conseguente adeguamento del PI.
    Inoltre, visto che sono passati oltre 10 anni dall’approvazione del PAT, è l’occasione per prendere atto che non si è verificata al 2016 la prevista crescita di 30.000 abitanti nel Comune adeguando conseguentemente le previsioni di espansione edilizia della città.
    La nuova pianificazione comunale deve scegliere di operare per la rigenerazione del patrimonio edilizio esistente e la salvaguardia di quel che resta della rete ecologica cittadina.
    Le nuove Varianti Urbanistiche del comune di Verona dovrebbero prevedere la salvaguardia di tutte le residue aree inedificate del territorio comunale, con ritorno, ove possibile, a destinazione agricola o a verde pubblico.

    Michele Bertucco
    Consigliere comunale Verona e Sinistra in Comune

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