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Lettere

Quando l’idea di città si confonde con quella del supermercato

Tra un negozio in centro storico e un centro commerciale in tangenziale passa una bella differenza, che però non tutti colgono

Centro Commerciale
Centro Commerciale

Provo anch’io a riflettere sulle proposte delle forze politiche di utilizzo degli spazi all’aperto per le ristorazioni che si sono affacciate in occasione dell’agognata riapertura. Un plateatico per tutti, si era detto, ma passare dalle promesse ai fatti è sempre più complicato. E questo soprattutto quando si prende coscienza che la loro realizzazione implica l’esigenza di trasformare la città in una gran tavolata all’aperto.

E qui comincia la guerra degli spazi: quanto ai tavoli, quanto alle auto, quanto alle moto, ai monopattini ed ai pedoni. Ci sarebbero anche i cani, in effetti, ma soprassediamo. Tre sono le “filosofie” che si fronteggiano, si fa per dire, e quindi mi scusino i filosofi. Quella di Confcommercio che con la voce di Bepino Olivieri è per mantenere aperte anche le ZTL, unica concessione la vacanza estiva (forse), allo scopo di evitare discriminazioni tra gli avventori che intendano avvalersi di un esercizio commerciale fuori o dentro la ZTL. In quest’ultimo caso, sarebbero proprio penalizzati, si dice, perché verrebbero costretti a non poter arrivate in auto sulla soglia della bottega.

È lo spassionato punto di vista di chi non coglie alcuna differenza, in termini di dinamica di vendita, tra un negozio in centro storico ed un centro commerciale sulla tangenziale. La barriera della ZTL è vista come le Colonne di Ercole che lancia una sfida all’avventore il quale però potrebbe non essere come il prode Ulisse. Quindi via tutto, niente Colonne di Ercole o di altri nemici delle libertà.

Poi arriva Flavio Tosi, non quello che tanto ha fatto discutere di sé, in materia di discriminazioni, trasparenza e reti clientelari, ma quello con cui una parte non marginale della sinistra storica vorrebbe allearsi per la prossima corsa a sindaco. Non subito, perché par brutto, ma al ballottaggio, sperando che il proprio candidato non arrivi secondo, altrimenti sarebbe un bel guaio. Lui sì che se ne intende e quindi ben comprende che i residenti non saprebbero più come muoversi in questo guazzabuglio. D’altra parte, se bisogna far recuperare due anni di perdite alla propria base elettorale non si può scherzare con il fuoco. E allora che fare? Quello che normalmente si fa quando accadono le calamità naturali: inondazioni, terremoti e similari. Si indennizzano i sinistrati, non direttamente con i ristori, ché anche questo par brutto, ma non facendo pagare ai residenti l’abbonamento per il parcheggio. Certo che chi ultimo arriva mal alloggia. Pazienza.

Ed infine, largo ai giovani con Tommaso Ferrari. Anch’egli, animato da sincero spirito democratico, cerca una soluzione che non scontenti nessuno. Non possiamo separare la città in zone chiuse ed in zone aperte, sarebbe proprio una divisione ingiusta, quasi come il muro di Berlino. E allora arriva l’intuizione geniale, facciamo a rotazione, magari con un bel calendario con date e orari precisi, ora per gli uni ora per gli altri, così c’è n’è per tutti. Nell’evidenza di essere un popolo dotato di civismo teutonico, ordinato come gli anglosassoni, spontaneamente rispettoso di regole ed orari, che fa la fila quando si è in due, che non parcheggia mai in divieto, che non si permetterebbe mai di mettere neppure una bici sul marciapiede, la soluzione appare proprio concreta e di buon senso. Non ci sarebbe neppure bisogno dei vigili. Viva l’autodeterminazione dei popoli.

E dove si discuterebbe della rotazione? Non certo in Circoscrizione, un organismo decentrato vetero-democratico, manco fossimo ancora ai tempi dei Soviet, che tanto, salvo errori, non viene mai interpellato su questioni rilevanti, non avendone titolo di fatto, ma solo su problemi di piccole dimensioni, meglio se piccolissime, della cui valutazione comunque per fortuna non dobbiamo preoccuparci. Infatti non se ne tiene conto, come per la svendita della servitù di passaggio pubblico davanti al Coin bocciata reiteratamente in Circoscrizione.

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E allora si faccia un bel tavolo, così anche per rimanere in tema, con tutte le categorie economiche; si aggiungano anche i residenti q.b., si vedrà poi come rappresentarli e da chi. Qualcuno di giusto lo si troverà. Insomma, niente di caduto dall’alto, come fieramente asserito.

Difficile stabilire quali di queste 3 posizioni sia più lontana dall’idea di città e quanto più vicina a quella di supermercato.

Paolo Ricci

Written By

Paolo Ricci, nato e residente a Verona, è un medico epidemiologo già direttore dell’Osservatorio Epidemiologico dell’Agenzia di Tutela della Salute delle province di Mantova e Cremona e già professore a contratto presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia in materie di sanità pubblica. Suo interesse particolare lo studio dei rischi ambientali per la salute negli ambienti di vita e di lavoro, con specifico riferimento alle patologie oncologiche, croniche ed agli eventi avversi della riproduzione. E’ autore/coautore di numerose pubblicazioni scientifiche anche su autorevoli riviste internazionali. Attualmente continua a collaborare con l’Istituto Superiore di Sanità per il Progetto pluriennale Sentieri che monitora lo stato di salute dei siti contaminati d’interesse nazionale (SIN) e, in qualità di consulente tecnico, con alcune Procure Generali della Repubblica in tema di amianto e tumori. corinna.paolo@gmail.com

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